giovedì 15 giugno 2017

Europa
Sono oltre 60mila i piccoli migranti non accompagnati sbarcati in Italia tra il 2011 e il 2016, una cifra cresciuta di sei volte nell’arco del tempo. Tra loro gli under 14 sono triplicati e il numero delle ragazze è quadruplicato. E’ quanto evidenzia il primo Atlante dei minori stranieri non accompagnati in Italia diffuso oggi da Save the Children in vista della Giornata mondiale del Rifugiato del 20 giugno. La situazione rende ancora più urgente l’applicazione della nuova legge in materia, approvata dal Parlamento e scritta proprio dalle Ong. Il servizio di Gabriella Ceraso:Attraversano il Mediterraneo partendo per lo più da Eritrea, Egitto, Gambia, Somalia, Nigeria e Siria: le loro storie con dati, mappe e soprattutto sogni, sono racchiusi nell’Atlante, disponibile anche on line, per rendere più comprensibile un fenomeno ormai strutturale e non più emergenziale. Le tendenze che emergono e che non possono essere più ignorate, riguardano la loro sempre più giovane età e la loro maggiore vulnerabilità. Un minore su sei che arriva in Italia, ha meno di 14 anni. Da 698 nel 2012 sono 2050 nel 2016, e sono poco più che bambini. Inoltre tra loro il numero delle ragazze e' quadruplicato con diverse problematiche come spiega Raffaela Milano direttore Programmi Italia Save the Children:
“La gran parte dei minori stranieri non accompagnati sono maschi, sono ragazzi ma c’è una componente, che si è ampliata, di minorenni, di ragazze adolescenti che provengono in questo momento, in particolare, soprattutto dall’Eritrea e dalla Nigeria e che vivono un percorso migratorio ancora più duro, con numerosi casi di violenze e per quanto riguarda in particolare le minorenni nigeriane, spesso, anche con trafficanti che sin dalla partenza rendono queste ragazze vittime di tratta"
Le situazioni da cui scappano questi minori sono varie: malnutrizione, obbligo della leva e mancanza di libertà civili nel corno d’Africa; crisi economica in Egitto; povertà ed epidemie in Guinea e in Nigeria. I piccoli lasciano spesso aree rurali povere o lavori mai trovati in città. Rischiano rapimenti, arruolamenti forzati, torture, percosse e poi, per restituire il denaro del viaggio, non hanno scampo:
“Spesso questo debito di viaggio poi si è accresciuto durante il viaggio, nelle tappe in Libia, dove i ragazzi sono stati sequestrati, sono stati chiesti dei riscatti alle famiglie per liberarli… Quindi di fatto questo debito è un vero fardello sulle loro spalle ed è facilissimo fare in modo che accettino delle proposte anche di assoluto sfruttamento, con paghe irrisorie, senza nessuna sicurezza sul lavoro, e talvolta finiscono anche con l'alimentare circuiti di microcriminalità”.
In Italia i ragazzi eritrei, siriani e afghani, per lo più non voglio restare, mirano all’Europa e per questo rischiano ancora di più: oltre 6000 sono del tutto scomparsi, nel solo 2016. Ancora Raffaela Milano:
“Con le regole europee è molto difficile e la stessa relocation, della quale si è parlato tanto, purtroppo per i minori stranieri si è attivata in pochissimi casi: si contano sulle dita di una mano. Quindi la gran parte di questi ragazzi di fatto si rende invisibile alle istituzioni per cercare di attraversare il confine e spesso viene respinta al confine, e deve in ogni caso affidarsi a nuove reti di trafficanti”.
Quelli che invece in Italia vogliono restare, come i minori egiziani per esempio, afferma ancora Raffaela Milano, incontrano un sistema di accoglienza, scolarizzazione e inserimento lavorativo, pieno di falle e di problemi. Per questo sempre più necessaria è l’entrata in vigore della legge già approvata dal Parlamento e prima in Europa nel suo genere, prevede un sistema nazionale strutturato ed efficace con garanzie precise su identificazione e ricongiungimenti familiari innanzitutto, come sottolinea Antonella Inverno responsabile area legale Save the Children:
“Tutto l’impianto della legge tende a evitare le fughe. Ci siamo resi conto, infatti, che mancava tra il ragazzo e il sistema di protezione la fiducia per tutti per problemi che l’Atlante delinea: un’accoglienza troppo prolungata nei centri che sono dedicati solo all’identificazione, la mancanza di un tutore certo e che segua individualmente il minore… Per cui pensiamo che garantire delle procedure uniformi su tutto il territorio nazionale con tempi certi e soprattutto riattivare una cittadinanza attiva, potrà riattivare un rapporto di fiducia tra chi arriva in Italia da minorenne da solo e le istituzioni che se ne devono occupare”
Tra le buone pratiche di cui questa legge fa tesoro è il ruolo dei tutori: non servono qualità particolari, ma solo buona volontà:
“Quello che ci ha colpito molto nel passato è stato scoprire che le persone italiane che conoscevano erano tutti operatori sociali. Ecco, quello che noi abbiamo voluto favorire, con questa legge, è un’integrazione reale, che passa attraverso un contatto e una relazione non professionale”.