martedì 27 giugno 2017

Europa
Lo strabismo sui migranti
La Repubblica
(Massimo Riva) L'ultimo vertice dell' Unione è stato come un' esibizione di "paso doble": con un gran bel passo in avanti in tema di difesa e sicurezza, ma anche con uno meno riuscito a lato sul nodo dei migranti, che dice quanto sia ancora lunga la strada per superare gli egoismi nazionali. Il merito principale della novità positiva va al neopresidente francese che ha ottenuto di arrivare in breve termine all' avvio, fra i Paesi che vorranno aderirvi, di una struttura permanente di cooperazione nella politica militare e di intelligence. Tanto che in parallelo si è deciso di costituire un Fondo specifico per aiutare lo sviluppo dell' industria europea della difesa.
Si tratta di un importante salto di qualità nella strategia continentale che costituisce la migliore risposta ai nuovi scenari geopolitici innescati dall' ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca. Insomma, l' Europa c' è ed è pronta a raccogliere la sfida di badare alla sicurezza dei suoi confini con risorse proprie. Se si pensa che nel primo dopoguerra fu proprio la Francia a far fallire il progetto di una Comunità europea della difesa, la novità potrebbe acquistare il significato di una svolta storica. Anche perché, dopo l' addio di Londra, il governo di Parigi è l' unico a poter portare in dote alla politica europea nel mondo due atout fondamentali: il diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell' Onu e l' arma nucleare. È chiaro che Emmanuel Macron terrà gelosamente nelle sue mani questi poteri, ma è un fatto che avere l' Eliseo dalla propria parte sarà utile per tutti gli europei. 
A Berlino lo hanno afferrato al volo e, infatti, Angela Merkel ha affiancato con entusiasmo l' iniziativa francese. Effetto collaterale di questa scelta sarà così anche un consolidamento della diarchia franco-tedesca sul destino dell' Unione. Passaggio ineluttabile perché - piaccia o no - l' Europa si farà o si disferà sulle rive del Reno. Dove, invece, l' esito del vertice di Bruxelles è risultato evasivo è su un altro dossier oggi di grande peso, soprattutto per il nostro Paese: le migrazioni di massa. 
Qui si è realizzata una versione stravagante dell' Europa a due velocità: lungimirante nella prospettiva a lungo termine, ma del tutto miope nel breve. Da un lato, infatti, è stata pienamente condivisa la visione proposta dall' Italia secondo cui il fenomeno va aggredito alle radici con robusti piani d' investimento in Africa per crearvi le condizioni economiche utili a contenere la spinta disperata all' esodo di milioni di persone. Ma dall' altro lato - quello dell' emergenza pressante - il ritrovato spirito europeo si è come dissolto. Pacche sulle spalle al nostro premier Gentiloni da parte di Jean-Claude Juncker, enfatiche ammissioni di non aver fatto nulla per aiutare l' Italia da parte di Macron e Merkel, ma niente più che bei gesti e belle parole. Sarà che da Bruxelles è partita (finalmente!) la messa in mora dei Paesi del Quartetto di Visegrad renitenti ad accogliere anche un solo rifugiato, ma si sa che queste procedure d' infrazione richiedono anni per concludersi e che Berlino ha più di un occhio di riguardo per i riottosi dell' Est. Simile strabismo alimenta il dubbio fastidioso che al riguardo il tandem Parigi-Berlino stia nascondendo dietro vasti progetti per il futuro la propria incapacità ad affrontare i nodi spinosi del presente.