venerdì 23 giugno 2017

Europa
Kek e Comece approfondiscono la discussione. Strategie per l’Europa
L'Osservatore Romano
Un appello a sostenere l’Europa come comunità è stato lanciato dal consiglio della Conferenza delle Chiese europee (Kek) riunito nei giorni scorsi a Belgrado in preparazione della prossima assemblea generale che si terrà dal 30 maggio al 6 giugno 2018 a Novi Sad, in Serbia. In quell’occasione si riuniranno centinaia di rappresentanti di Chiese e organismi ecumenici per discutere sul tema «Voi mi sarete testimoni». Nei giorni scorsi una delegazione dei membri del consiglio della Kek, guidata dal presidente, reverendo Christopher Hill, è stata ricevuta dal presidente del governo della provincia autonoma della Voivodina, Igor Mirović, che ha espresso il proprio sostegno all’assemblea.
Nella relazione sulle attività svolte e sui programmi per il prossimo anno è stato incluso l’aggiornamento sul processo sviluppatosi intorno alla lettera aperta Quale futuro per l’Europa. Il documento, approvato nel 2016 dal consiglio della Kek, è indirizzato ai propri membri e alle Chiese partner, sollecitandole a una discussione sul futuro dell’Europa e sul ruolo delle Chiese in tale processo. Per vincere il crescente numero di sfide e approdare a una maggiore unità e cooperazione, valori messi sempre più in discussione, la Kek si appella al contributo dato dalle Chiese alla formazione del progetto europeo.
Nella lettera, l’organismo ecumenico invita a un percorso di consultazioni tra la Kek e i suoi membri in vista della prossima assemblea generale, e già diverse Chiese e organizzazioni hanno cominciato a partecipare, alcune con risposte scritte, altre organizzando conferenze ecumeniche, altre ancora con gruppi di discussione.
Dall’inizio dell’anno, la Conferenza delle Chiese europee sta promuovendo una serie di consultazioni regionali per portare avanti questo processo e sviluppare una vera risposta europea alle sfide comuni. Al riguardo, anche la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), in vista del consiglio del 22-23 giugno, che esaminerà i progressi compiuti nel rafforzamento della cooperazione nell’Unione europea in materia di sicurezza esterna e di difesa, ha pubblicato un «Contributo al processo di riflessione sul futuro della sicurezza e della difesa europea» intitolato Chi rendere sicuri? Chi difendere? «Una definizione ristretta della sicurezza — si legge nel testo — non può fornire che risposte parziali alla varietà di minacce con le quali si confrontano le persone oggi». Secondo la Comece, nel concetto di sicurezza dovranno rientrare «il rafforzamento dei diritti umani e dello stato di diritto», pena il rischio che «misure meramente tecniche lascino aperta la possibilità o addirittura portino a nuovi conflitti».
Per i vescovi, «occorre che le strategie Ue per la sicurezza e la difesa siano basate su obiettivi strategici chiari», che guardano alle cause delle crisi e dei conflitti e non siano «misure tattiche di reazione alle crisi».
Inoltre, è necessario che queste strategie «siano orientate verso la sicurezza umana e la pace duratura, garantiscano una protezione efficace e adeguata delle persone e siano intese come un concetto globale integrato in una vera e propria politica europea di pace». La Comece chiede anche «regole più efficaci e coerenti per il controllo dell’esportazione di armi e una strategia di lungo periodo per il disarmo» per arrivare a «sviluppare modelli economici alternativi».

L'Osservatore Romano, 22-23 giugno 2017