sabato 17 giugno 2017

Europa
Gli organismi ecumenici europei alla vigilia della giornata mondiale. In preghiera per i rifugiati
L'Osservatore Romano
Una giornata di preghiera in memoria di chi ha perso la vita in mare, nei tir, o alle frontiere di filo spinato si svolge domenica in tutte le chiese d’Europa. Al riguardo, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, che sarà celebrata il 20 giugno, la Conferenza delle chiese europee (Kek) e la commissione delle Chiese per i migranti in Europa (Ccme) con un comunicato congiunto hanno infatti invitato tutte le Chiese del continente a dedicare una domenica di preghiera a chi ha perso la vita migrando in cerca di sicurezza.
«Relativamente a queste tribolazioni senza fine — ha dichiarato al sito riforma.it Heikki Huttunen, segretario generale della Kek — non possiamo nasconderci dal fatto che l’Europa ha le sue colpe. Come Chiese e come cristiani la nostra chiamata divina è quella di essere testimoni e servitori della risurrezione e di nuova vita nella giustizia e nella pace per tutti, a prescindere dall’etnia, dalla nazionalità o dalla religione».
Particolare preoccupazione è stata espressa da Doris Peschke, segretaria generale della Ccme, per quanto riguarda la situazione nel Mediterraneo: «Sono già 1808 i morti o dispersi nel mare. Fare memoria di queste persone ci pone di fronte alla sfida di dare risposte umanitarie, di sostenere operazioni di salvataggio e di assicurare vie legali e sicure a chi fugge». La commissione delle Chiese per i migranti in Europa, rinnovando il proprio impegno a favore della promozione di “passaggi sicuri” verso l’Europa (“Safe Passage” è la denominazione di un progetto ad hoc), sottolinea come le Chiese in tutta Europa si stiano dando da fare, anche ai confini europei, in uno spirito di intensa solidarietà e umanità.
Al riguardo, da oltre due anni, la Federazione delle Chiese evangeliche in Italia (Fcei) ha dato concreta attuazione alla politica dei “passaggi sicuri” invocata dalla Ccme, lanciando e realizzando, insieme alla Comunità di Sant’Egidio, il progetto dei “corridoi umanitari”, grazie al quale sono già arrivati in Italia, legalmente e in sicurezza, circa ottocento profughi. «È una proposta concreta e sostenibile — ha spiegato Paolo Naso, coordinatore del programma rifugiati e migranti “Mediterranean Hope” della Fcei — che le Chiese protestanti italiane propongono ai paesi dell’area Schengen. I corridoi umanitari, oltre che in Italia, stanno trovando applicazione in Francia, e sono allo studio di vari partner ecumenici europei. La speranza è che il Ccme individui strumenti e strategie concreti per offrire sostegno alle iniziative che varie Chiese europee hanno già adottato per tutelare i profughi e i richiedenti asilo che cercano rifugio in Europa. Come Federazione di Chiese che opera a Lampedusa dal 2014 — ha concluso Naso — siamo già impegnati nell’organizzazione di una conferenza internazionale che si svolgerà intorno al 3 ottobre prossimo, anniversario della morte di 368 migranti a poche miglia dalle coste dell’isola siciliana».

L'Osservatore Romano, 17-18 giugno 2017