lunedì 5 giugno 2017

L'Osservatore Romano
(Lucetta Scaraffia) In Danimarca è stato cancellato dal codice il delitto di blasfemia: fino a oggi chiunque «pubblicamente insultava o derideva la dottrina o il culto di una comunità religiosa legalmente riconosciuta» era punibile con quattro mesi di prigione. Non si tratta solo di una questione danese: le direttive delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa invitano infatti tutti i paesi a compiere questo passo, considerando le leggi contro la blasfemia come un ostacolo alla libertà di espressione. Ma forse bisogna domandarsi se lo sono veramente.Questo provvedimento — insieme a quelli simili presi o che stanno per essere presi su pressione internazionale in altri paesi — non cadono infatti in società che si vanno sempre più secolarizzando, come probabilmente immaginano le organizzazioni internazionali ed europee, ma in una fase di difficoltà nei rapporti fra le religioni e di rinascita di fondamentalismi. Vengono a cozzare, quindi, con una realtà turbata e tesa, come accade proprio in Danimarca, dove se, nel 2006, le caricature di Maometto su un giornale umoristico hanno suscitato lo sdegno dei musulmani ma non sono state sanzionate legalmente, l’ultima applicazione della legge contro la blasfemia è stata di indirizzo ben diverso. Nel febbraio di quest’anno, infatti, è stato condannato un uomo che aveva postato un video che lo mostrava nell’atto di dare alle fiamme una copia del Corano.
Nel dibattito che ha seguito l’abrogazione della legge, infatti, a chi festeggiava la fine di una limitazione alla libertà di espressione, ha risposto chi, come i social-democratici, ha votato contro, lamentando che una democrazia più forte non si ottiene certo con l’autorizzazione a bruciare i libri sacri.
Ma, se usciamo dal contesto dei paesi ricchi e secolarizzati, tutto cambia. Un esempio è dato dal Pakistan, dove la legge contro la blasfemia viene manipolata per essere usata come arma di persecuzione contro i cristiani, accusati così di crimini che non hanno mai neppure avuto intenzione di commettere. Qui lottare contro questa legge significa veramente garantire la libertà religiosa!
Una riflessione per concludere: le leggi sulla blasfemia vanno tenute d’occhio, interpretate nel contesto in cui vengono emanate, e non giudicate in base a criteri ideologici astratti. (lucetta scaraffia)
L'Osservatore Romano, 5-6 giugno 2017.