martedì 6 giugno 2017

Colombia
In Colombia il vescovo di Jerico contro lo sfruttamento minerario indiscriminato. Nessun metallo vale una vita
L'Osservatore Romano
Forte preoccupazione è stata espressa dal vescovo di Jericó (Colombia), monsignor Noel Antonio Londoño Buitrago, per il prossimo avvio delle attività estrattive da parte di una nota multinazionale che ha già ottenuto dalle autorità le licenze necessarie. La voce del presule si unisce a quelle di agricoltori, allevatori e leader civili dei comuni di Pueblorrico, Tarso, Fredonia, secondo i quali si tratta di un selvaggio sfruttamento del territorio che comprende un’area di 7595 ettari in questa regione del dipartimento di Antioquia.
La dichiarazione di monsignor Londoño viene dopo la storica decisione del consiglio comunale di Tamesis, che con il voto favorevole di undici consiglieri ha approvato lo scorso 28 maggio un progetto di accordo per vietare l’estrazione dei metalli nel suo territorio. Una analoga votazione sullo stesso argomento si svolgerà al consiglio comunale di Jerico nella giornata di domani. Con la loro decisione i consiglieri comunali di Tamesis hanno così accolto le richieste della comunità, che si era espressa attraverso diverse iniziative volte a sensibilizzare sulle conseguenze che le progettate attività estrattive avrebbero sull’ambiente, in primo luogo riguardo alle risorse idriche. Tamesis è così diventato il primo comune nel dipartimento di Antioquia a prendere posizione ufficialmente per proteggere le fonti d’acqua, la biodiversità e la vocazione agricola e turistica della zona. Altri comuni della Colombia hanno già fatto lo stesso attraverso provvedimenti istituzionali o referendum: tra questi Cajamarca (Tolima), Pitalito, Timana, El Agrado, Oporapa, Tarqui ed Elias (Huila). Il vescovo Londoño Buitrago ha espresso la sua posizione parlando alla stampa locale: «Attività mineraria sì, ma non così, e non qui. Non possiamo — ha spiegato il presule — rimanere senza sabbia, senza cemento, senza ferro. L’attività mineraria è sempre esistita, ma non con queste perforazioni, così, a cielo aperto, o grandi scavi e non qui, in una terra che ha alti rischi geologici, con grandi fonti di acque sotterranee. Sarebbe come giocare in modo troppo pesante con la natura». In questa area della Colombia, la Chiesa cattolica e le comunità rurali da tempo denunciano la forte deforestazione, condotta per far posto a miniere a cielo aperto, e il danno provocato all’ambiente e alle persone dalla contaminazione da mercurio, usato nell’estrazione di oro e argento. Al riguardo, in più occasioni, i presuli colombiani hanno chiesto al governo, alle imprese nazionali ed internazionali e alla società civile, di «agire con decisione per impedire l’estrazione meccanizzata, che con draghe e ruspe, continua a distruggere l’ambiente e la salute delle persone nel nostro paese». Secondo l’episcopato, «si dovrebbero attuare misure efficaci per fermare l’attuale disastro ambientale e le sue ricadute sociali».