mercoledì 28 giugno 2017

L'Osservatore Romano
(Riccado Burigana) «Imparare l’ecumenismo nel dialogo quotidiano»: questa è stata l’idea centrale del corso di formazione ecumenica promosso dal Prairie Centre for Ecumenism (Pce) a Saskatoon, in Canada. Con questo evento il Pce ha voluto proseguire una tradizione che lo accompagna fin dalla sua fondazione negli anni ottanta, quando, alla luce dell’esperienza del concilio Vaticano II, la diocesi di Saskatoon decise di creare un luogo nel quale chiamare tutti i cristiani «a camminare insieme per vivere il rinnovamento, la riconciliazione e l’unità in uno spirito di abbandono e di obbedienza al Vangelo». Nel giro di pochi anni il Pce è diventato un luogo ecumenico per la partecipazione delle Chiese cristiane della regione, proponendosi come uno dei punti di riferimento del dialogo ecumenico in Canada. Tra le diverse iniziative, alle quali negli ultimi anni se ne sono aggiunte anche alcune di carattere interreligioso, in uno spirito di riconciliazione che aiuta il vivere insieme di religioni diverse, il corso di formazione costituisce il momento nel quale il Pce manifesta il proprio impegno nella costruzione di un dialogo ecumenico nella quotidianità. Il corso vuole proporre, anche per coloro che non sono in prima fila nel cammino ecumenico, itinerari di formazione all’ecumenismo a partire dalla conoscenza dell’altro in una dimensione pastorale che favorisca il superamento dei pregiudizi nella scoperta di cosa già unisce i cristiani per una missione condivisa dell’annuncio dell’evangelo.
I lavori sono stati aperti da una sessione introduttiva nella quale è stato presentato lo stato del dialogo ecumenico e i principi della formazione ecumenica nella Chiesa, alla luce del cammino ecumenico che, come è stato ricordato, anche in Canada vive una stagione feconda, grazie alla commemorazione comune del cinquecentesimo anniversario della Riforma che ha suscitato nuovi interessi e ha posto nuove domande nelle comunità locali. La «mappatura» dello stato del dialogo ecumenico in Canada ha aiutato i partecipanti a comprendere le principali questioni teologiche ed etiche che rappresentano un ostacolo alla piena comunione dei cristiani; tale mappatura è stata particolarmente utile perché si era deciso di dedicare il corso di quest’anno all’approfondimento di battesimo ed eucaristia. I due teologi — il paolino statunitense Thomas Ryan e l’anglicana canadese Natasha Klukach — invitati ad animare i lavori, non hanno semplicemente introdotto lo stato del dialogo ecumenico su battesimo ed eucaristia, ripercorrendo le principali tappe del dialogo negli ultimi anni, ma hanno offerto elementi utili per aiutare a comprendere come proprio il dialogo teologico su questi due aspetti tanto centrali per la vita della Chiesa, deve essere alimentato dall’esperienza quotidiana delle comunità. Entrambi i religiosi hanno insistito sull’importanza che i cristiani siano consapevoli di cosa le Chiese hanno fatto e stanno facendo per la migliore compresione delle diverse posizioni su battesimo ed eucaristia proprio grazie al dialogo ecumenico, che ha prodotto documenti condivisi su questi due aspetti. Questa conoscenza è importante ma non può esaurire la testimonianza ecumenica che, per entrambi i teologi, deve essere una caratteristica fondamentale e irrinunciabile dell’esperienza della fede in Cristo da parte di tutti i cristiani.
Accanto alle lezioni frontali e ai momenti assembleari di confronto, i tempi dedicati all’ascolto della Parola di Dio hanno così ricordato ai partecipanti che per il Pce il cammino alla formazione ecumenica è necessario per conoscere i tanti passi compiuti dalle Chiese, ma deve essere accompagnato dalla preghiera per vivere l’unità nella quotidianità.
L'Osservatore Romano, 27-28 giugno 2017.