venerdì 30 giugno 2017

Bulgaria
Primo giorno della visita in Bulgaria del Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali
Cong. Chiese Orientali
Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, dopo la Santa Messa presso la Cappella della Rappresentanza Pontificia a Sofia, si è recato presso il Palazzo del Consiglio dei Ministri, accompagnato dal Nunzio Apostolico S.E. Mons. Anselmo Pecorari, dove sono stati ricevuti, in rappresentanza del Primo Ministro, dal Vice-Primo Ministro e incaricato della Sicurezza e della Difesa, Dr. Krasimir Karakachanov, con il quale si sono intrattenuti in un colloquio inteso a ringraziare per l'importante ruolo internazionale della Santa Sede, ed insieme dell'importanza del contributo che le religioni possono offrire alla pace e alla riconciliaizione tra i popoli e le nazioni. Nel colloquio si è parimenti auspicato che anche la Chiesa Cattolica possa presto ricevere il pieno riconoscimento da parte delle Autorità dello Stato.
Sua Eminenza si è poi spostato nella residenza patriarcale, ove è stato accolto da Sua Santità Neofit, Patriarca ortodosso di Bulgaria, con il quale c'è stata la possibilità di un lungo colloquio. Il Patriarca ha ricordato la visita di Sua Santità Giovanni Paolo II, durante la quale era egli incaricato dal Santo Sinodo di far parte del comitato di preparazione e accoglienza. E' stata espressa la grande riconoscenza della Chiesa Ortodossa di Bulgaria alla Chiesa Cattolica, per le possibilità offerte ai loro sacerdoti e fedeli in molte nazioni dell'Occidente, in modo da garantire l'assistenza spirituale a più di un milione di bulgari ortodossi fuoriusciti dal Paese in cerca di lavoro. Si sono ricordate in particolare le Chiese di San Paolo alla Regola, a Roma - ove l'apostolo fu tenuto prigioniero prima del martirio - quelle di Barcellona, Segovia, Berlino e molte altre. In questo modo i fedeli non solo possono ricevere il nutrimento spirituale dell'Eucarestia, ma avendo momenti di comunità possono preservare la loro fede messa a rischio dalle sfide sempre più imponenti della secolarizzazione. Il Cardinale Sandri ha espresso la propria condivisione, ricordando il fenomeno di massa dell'emigrazione cui sono sottoposti tanti cristiani del Medio Oriente seguiti dalla Congregazione, per i quali sempre si cerca di organizzare la necessaria assistenza pastorale secondo la tradizione ecclesiale loro propria. Il Prefetto ha confermato la piena disponibilità a collaborare in tutti i campi si rendessero necessari "siamo disposti a darvi il nostro stesso cuore", pur di continuare a intraprendere passi verso la piena unità visibile. Sono stati ricordati i tanti incontri del Santo Padre Francesco con i Patriarchi Ortodossi ed Ortodossi Orientali: Bartolomeo di Costantinopoli, Kirill di Mosca, Ilia di Georgia, Teodoro II di Alessandria, Youhanna X di Antiochia, Tawadros di Alessandria dei copti.. alla lista manca Neofit di Bulgaria, e si spera che possa giungere presto il giorno di questo abbraccio, con la venerazione profonda che il Papa di Roma conserva per i suoi fratelli patriarchi delle antiche e nuove sedi. Tutti questi incontri esprimono la certezza che se ancora facciamo fatica a riconoscerci parte di un'unica Chiesa, tuttavia non possiamo negare di essere già fratelli in Cristo. Il Patriarca ha ricordato la sua presenza alla consacrazione della concattedrale latina di San Giuseppe a Sofia, presieduta dal Cardinale Angelo Sodano. Grande sorpresa e commozione si è ripetuta poi al termine della giornata, quando Sua Santità si è recato al ricevimento organizzato dalla Nunziatura in occasione della tradizionale "Festa del Papa", intrattenendosi con il Cardinale Prefetto e col Nunzio in un altro grande ed intenso colloquio, molto cordiale e fraterno.
Riprendendo il racconto della mattinata, il Cardinale Prefetto si è trasferito nella sede del Grande Muftì di Bulgaria, Dr. Mustafa Hazdid, leader spirituale dei musulmani locali, che sono circa il 14% della popolazione bulgara. Egli ha ringraziato per l'importante visita, e ha sottolineato più volte come siano necessari incontri come quelli odierni, perchè intendono ribadire pubblicamente che le religioni concorrono al bene della società e alla costruzione di ponti di pace e riconciliazione, e non possono essere strumentalizzate per usare violenza, o indottrinare i giovani in visioni ideologiche che li spingano al terrorismo. Il Muftì ha ricordato il rapporto di stima e collaborazione con il Nunzio Apostolico, che in più di una occasione ha partecipato agli Iftar di fine Ramadan.
Il Prefetto ha ringraziato per le parole di accoglienza, ha spiegato le aree di competenza della Congregazione, con una particolare sottolineatura per la realtà del Medio Oriente, rendendo omaggio ai tanti martiri cristiani contemporanei vittime della violenza cieca e del terrorismo, ma anche le migliaia di civili musulmani pure vittime degli scontri, con tanti innocenti, donne e bambini, che pure soffrono. Sua Eminenza ha ricordato le analoghe visite vissute alle comunità musulmane in Siria, prima dello scoppio della Guerra, in Libano, in Iraq, in Kazakhstan, e Azerbajan, e riprendendo i contenuti emersi nel viaggio apostolico in Egitto di Papa Francesco ha evidenziato come i cristiani vogliano essere considerati come cittadini nativi dell'area del Medio Oriente, e come tali rispettati e accolti per costruire insieme il bene comune delle Nazioni ove abitano da secoli.
Sia il Muftì come il Cardinale Sandri hanno sottolineato l'importanza di una educazione autentica delle giovani generazioni, che offra loro le coordinate per interpretare il presente, e un profondo radicamento nei valori umani e religiosi che troppo spesso vengono banalizzati o cancellati per scelte ideologiche dai mezzi di comunicazione o dal pensiero comune da essi condizionato. La religione deve essere accolta come motore di sviluppo della società e non emarginata o fraintesa. Il Cardinale ha ricordato l'espressione "una società senza Dio e che ha paura di Dio è il suicidio dell'uomo", e lo si vede in tanti dibattiti contemporanei sulla vita, la famiglia, la sofferenza e il morire, anche purtroppo in questi giorni in Europa. Sia al Muftì come al Patriarca, tra le altre cose, il Cardinale ha fatto omaggio in anteprima del volume edito dalla Libreria Editrice Vaticana per celebrare i venticinque anni della ripresa delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Bulgaria, caratterizzato dalla visita in Bulgaria nel 2016 del Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.
Per pranzo, il Prefetto si è recato presso la Sede dell'Esarcato per i fedeli bizantini, accolto da S.E. Mons. Proykov, Esarca e Presidente della Conferenza Episcopale Interrituale; dalla Macedonia è giunto il Vescovo ed Esarca S.E. Mons. Kiro Stojanov, e dopo una preghiera c'è stato il pranzo insieme ad alcuni sacerdoti, religiosi e laiche consacrate che lavorano a Sofia. Un gruppo più numeroso di loro, con i Padri Cappuccini, gli Assunzionisti, i Resurrezionisti, i Carmelitani, le Religiose di diversi Istituti - tra le quali le Suore della Carità fondate da Santa Teresa di Calcutta - è venuto nel pomeriggio nella Concattedrale Latina di San Giuseppe, ove il Cardinale Prefetto ha iniziato rivolgendo loro un discorso di saluto e incoraggiamento, e fermandosi a riflettere con loro entro un dialogo che ne è seguito, con particolare riferimento alle attività "in uscita" della Chiesa di Bulgaria, l'attenzione a preservare l'unità nella diversità delle espressioni rituali, e infine la grande importanza da dare alle attività ordinarie e straordinarie di pastorale giovanile.
In serata, il ricevimento per la tradizionale "Festa del Papa", al quale, oltre al Patriarca Neofit già citato, hanno preso parte rappresentanti della Chiesa Russo-Ortodossa, Armeno Apostolica, Rappresentanti della Chiesa e della Società Civile Bulgara, oltre ad un nutrito gruppo di Ambasciatori e Diplomatici delle Ambasciate a Sofia.

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Indirizzo di saluto del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nell’incontro con i Consacrati e le Consacrate operanti nella città di Sofia - Concattedrale latina di San Giuseppe, venerdì 30 giugno 2017 A.D.
Eccellenza Reverendissima, Mons. Anselmo Pecorari, Nunzio Apostolico,
Eccellenza Reverendissima, Mons. ,, Vescovo di Sofia-Plovdiv,
Eccellenza Reverendissima, Mons. Hristo Proychov, Esarca e Presidente della Conferenza Episcopale Interrituale di Bulgaria,
Sorelle e fratelli nel Signore!
1. Sono lieto di compiere la mia seconda visita, dopo quella del 2010, come Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali in Bulgaria, incontrando tutti voi, che spendete la vostra vita nel servizio pastorale nella capitale di questa grande e antica Nazione. La visitai in qualità di Sostituto della Segreteria di Stato per preparare il viaggio di San Giovanni Paolo II, e accompagnai il Pontefice nella sua visita di quindici anni fa. Affido alla sua intercessione il nostro radunarci qui oggi, insieme a quella di San Giovanni XXIII che iniziò il suo servizio episcopale proprio qui in Bulgaria, nel 1925, in qualità di Delegato Apostolico. Sono due figure grandi nella storia contemporanea, ed entrambi possono illuminare la particolare vocazione ecclesiale della Chiesa di Bulgaria. Essa infatti respira realmente “a due polmoni”, anzitutto perchè la stessa Conferenza Episcopale è interrituale, composta dalle due diocesi latine, Sofia-Plovdiv e Nicopoli, e dall’Esarcato per i fedeli bizantini, e quindi ciascuno di voi deve poter attingere alle risorse del patrimonio spirituale, liturgico e teologico di entrambe le comunità. Non potrebbe essere così del resto, anche perchè in Bulgaria i cattolici sono un piccolo gregge, che vive fianco a fianco ai fratelli e le sorelle della Chiesa Ortodossa, e siamo pertanto chiamati a conoscere la ricchezza e la profondità della tradizione orientale, per continuare ad amare chi vive accanto a noi e insieme a noi testimonia l'unico nome di Cristo.
2. Le radici della fede in questa Nazione sono antiche, ed è giusto che tutti i Bulgari ne siano fieri; in particolare voglio ricordare la presenza e l’opera dei santi fratelli di Tessalonica, Cirillo e Metodio. Erano i tempi della Chiesa che sapeva vivere le differenze nell’armonia dell’unità, e si cercava di avere a cuore sempre l’annuncio del nome di Gesù. Venendo più vicino a noi, il secolo scorso ha visto l’affermarsi di forme di potere politico che hanno imposto una visione materialista ed atea della vita, mentre oggi la mentalità secolarizzata non è meno insidiosa, segnata dalla crisi del rispetto della dignità umana, il decadimento della famiglia, la mancanza di speranza in tanti delle giovani generazioni, la fatica ad accogliere ed integrare l’altro bisognoso. I campi in cui essere missionari sono dunque molteplici: desidero ringraziarvi per le opere che sostenete come sacerdoti diocesani, religiosi e religiose. Vi chiedo di non chiudervi ciascuno nella propria dimensione, ma a sentirvi sempre Chiesa: la mia comunità, il mio ordine religioso, la mia attività di apostolato non sono soltanto mie o della mia congregazione di appartenenza, ma rendono presente il volto di Cristo e della Chiesa che è madre. Questo respiro ecclesiale, cattolico, cioè universale, non può che aiutarci e aiutare le nostre comunità.
3. Dobbiamo interrogarci sul bene che stiamo compiendo, che è tanto, ed è una testimonianza e una provocazione per la società, ma anche su quello che possiamo compiere ancora di più. Le sfide sono tante, ma dobbiamo sempre partire dall’annuncio del Vangelo ai poveri, come criterio prioritario. Mi riferisco anzitutto alla grande povertà interiore, a cui possiamo accostarci con la tenerezza stessa di Gesù: sono le diverse forme di solitudine esistenziale, che può attraversare la vita dei giovani come degli adulti, quando sono privi della luce della speranza. Questo sarà tanto più urgente in un grande città come è la capitale in cui ci troviamo, con alcune presenze cosmopolite, alle quali dovremmo sempre garantire almeno una celebrazione nella loro lingua, o far sì che le realtà educative ed assistenziali, come le scuole, le Università o gli Ospedali possano sempre vedere una presenza ed una testimonianza cristiana.
4. Il Medio Oriente, che vive pagine di storia drammatica per la violenza del terrorismo e la guerra - penso in particolare alla Siria e all’Iraq, ma anche all’Egitto - sta vivendo pagine di martirio che Papa Francesco ha più volte definito come ecumenismo del sangue. Ad esso hanno fatto spesso riferimento il Patriarca Copto-Ortodosso, Sua Santità Tawadros II, come di recente anche Sua Santità Bartolomeo di Costantinopoli nel suo messaggio per la festa dei Santi Pietro e Paolo. La Chiesa Ortodossa di Mosca, con il Patriarca Sua Santità Kirill, è pure impegnata per la difesa dei nostri fratelli cristiani del Medio Oriente. La Bulgaria ha avuto pure i suoi martiri, nel secolo scorso, e penso al Beato Eugenio Bossilkov, Vescovo, e ai tre sacerdoti assunzionisti, ma anche tra i fratelli della Chiesa Ortodossa ci sono stati autentici testimoni che hanno effuso il loro sangue. Sulla comune testimonianza offerta dai martiri di ieri e di oggi, vi chiedo di continuare a sperare nei cammini verso l’unità visibile di tutti i fratelli in Cristo, e vi esorto a valorizzare i tanti gesti piccoli, quotidiani e nascosti che possono consolidare questi passi anche qui in Bulgaria: ogni contesto è particolare, può avere sensibilità più vicine o più lontane, ma non dobbiamo temere che la strada rimanga quella segnata dalla preghiera di Gesù nell’Ultima Cena: Ut unum sint! Che siano una cosa sola, come tu Padre, ed io, siamo una cosa sola!.
5. Altra realtà particolare che ci deve stare a cuore è quella dei giovani, anche in sintonia con quanto il Santo Padre ha chiesto alla Chiesa in preparazione al Sinodo dei Vescovi dedicato proprio a questo tema. Sentano la nostra sollecitudine nei loro confronti, la nostra disponibilità ad ascoltarli, ma anche doniamo loro delle parole coraggiose che li sappiano spronare a mete alte per il loro cammino. Camminiamo al loro fianco, nelle scuole, nelle Università, in altri contesti culturali e sociali, ed educhiamoli a sentirsi pellegrini dell’Assoluto. In modo speciale curiamo ed accompagniamo la preparazione al matrimonio e stiamo vicini alle giovani famiglie, vere piccole chiese domestiche.
6. Per sostenere la presenza e la testimonianza in tutti questi ambiti però, abbiate anzitutto cura di custodire la vostra vocazione e consacrazione: anche ciascuno di noi è tentato dal rischio dell’abitudine, a volte della desolazione rispetto ai risultati della propria opera, o può attraversare un momento di debolezza o stanchezza. Il profeta Isaia invita Israele a “ricordarsi della roccia da cui sei stato tagliato”. Rinnoviamo anche qui, questa sera, la memoria grata per la nostra chiamata, per quel SI che abbiamo pronunciato in risposta al SI di Dio alla nostra vita che ci donava di metterci alla sua sequela. Ogni tempo della vita e della vocazione ha una sua grazia particolare, che si manifesta a volte nella luce e nella gioia profonda interiore, a volte traspare attraverso qualche prova o fatica. Non dimentichiamoci del Signore che ha detto anzitutto ai discepoli: “Io sono con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.
7.E per far questo, al di là dei differenti carismi a cui siamo legati per l’appartenenza a diverse Congregazioni o Istituti Religiosi, oppure nel servizio diocesano, invochiamo la presenza di Maria, che è Madre di Dio e Madre nostra. Ella ci aiuti ad essere padri e madri nello Spirito, a non sentirci sterili ma a custodire la fecondità della nostra scelta di vita. Così, anche attraverso i nostri volti e il nostro servizio, il popolo santo di Dio potrà rallegrarsi della maternità della Chiesa che non cessa di prendersi cura di lui e di introdurlo ai pascoli della vita eterna. Grazie