domenica 4 giugno 2017

Brasile
Si moltiplicano le iniziative di Caritas Brasile. In soccorso degli immigrati venezuelani
L'Osservatore Romano
Ogni giorno circa duecento immigrati venezuelani, a causa dei gravi conflitti interni e della carestia che colpisce il loro paese, attraversano la frontiera per cercare rifugio in Brasile. L’allarmante dato è stato diffuso da Caritas Brasile, che al riguardo ha presentato una relazione al Consiglio pastorale episcopale riunito nei giorni scorsi presso la sede della Conferenza episcopale brasiliana.
Il quadro che emerge è particolarmente serio. La Caritas ha riferito che le richieste di asilo nei primi mesi del 2017, stando ai dati ufficiali forniti dal ministero della giustizia brasiliano, hanno già superato il dato complessivo dei precedenti sei anni. Fino al maggio 2017 sono state registrate 8231 richieste contro le 3375 di tutto il 2016. Attualmente risultano presenti in Brasile circa trentamila immigrati venezuelani; duemila di essi, secondo il Consiglio indigenista missionario, sono indigeni appartenenti al popolo warao. Le maggiori preoccupazioni riguardano appunto questa particolare etnia, conosciuta come «la gente delle canoe», in quanto i warao usano appunto le canoe come forma di trasporto principale. Il sito in rete dell’episcopato brasiliano ha riferito che la prefettura di Manaus, capoluogo dello stato di Amazonas, ha decretato la situazione di emergenza sociale per il grande flusso di migranti warao. E a Boa Vista, capoluogo dello stato di Roraima, al confine con il Venezuela, è stato allestito in una palestra un centro di prima accoglienza che ospita quattrocento persone. Ma le richieste sono di gran lunga maggiori.
La situazione è seguita con particolare attenzione da Caritas Brasile. Secondo Luiz Cláudio Mandela, direttore esecutivo dell’organizzazione, i tanti venezuelani che si sono riversati in Brasile sono spesso vittime di pregiudizio ed emarginazione, costretti a vivere da mendicanti o a improvvisarsi spazzini in diverse città come Manaus, Boa Vista e Pacaraima (sempre nello stato di Roraima).
I venezuelani chiedono soprattutto di regolarizzare la loro situazione, ma si trovano spesso ad affrontare le lentezze burocratiche dell’amministrazione brasiliana nel ricevere e vagliare le richieste di asilo. Basti pensare che negli uffici pubblici di Pacaraima, la cittadina di confine divenuta la porta di accesso dal Venezuela, non è possibile accedere alla rete internet per avviare l’iter burocratico relativo alle richieste di asilo.
In questa prospettiva, i rappresentanti della Chiesa cattolica brasiliana hanno già partecipato a diversi incontri con le autorità di governo, nazionali e locali, nell’intento di trovare una soluzione adeguata alle esigenze degli immigrati. Caritas Brasile ha già dato il proprio contributo per la sistemazione dei rifugiati. Suor Claudina Scapini, segretario del settore mobilità umana della Chiesa brasiliana, ha ricordato che molte piccole iniziative di solidarietà sono state effettuate dalle varie diocesi e comunità ecclesiali per ridurre al minimo le sofferenze dei migranti venezuelani. E il Consiglio pastorale episcopale ha sollecitato la stessa Caritas a produrre quanto prima materiale informativo (video, brochure, volantini) da distribuire nelle varie diocesi in modo da mettere in moto una vera e propria campagna di solidarietà.
La questione, è stato annunciato, verrà affrontata anche nella prossima riunione del Consiglio permanente dell’episcopato, che diffonderà in tal senso anche un messaggio di sostegno e solidarietà alla Conferenza episcopale venezuelana.

L'Osservatore Romano, 3-4 giugno 2017