martedì 13 giugno 2017

Bolivia
Al via in Bolivia la Conferenza Mondiali dei Popoli. La presenza vaticana
(a cura redazione "Il sismografo")
(Francesco Gagliano - ©copyright) Il Presidente boliviano Evo Morales ha annunciato in una breve conferenza stampa che il prossimo 20 e 21 giugno si terrà nel suo paese, a Tiquipaya, Cochabamba, la Conferenza Mondiale dei Popoli, con l'obiettivo di discutere la creazione di una cittadinanza universale in una prospettiva di un mondo semza muri e barriere. Fra gli ospiti di diversi continenti, Paesi e organizzazioni internazionali, è stata confermata la presenza, in rappresentanza della Santa Sede, del segretario per le questioni migratorie padre Michael Czerny.
A cinque mesi esatti dall'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca quella di Morales sembra una risposta a quello che è stato uno dei punti forti della campagna elettorale del miliardario newyorchese: la costruzione di una barriera al confine tra USA e Messico a spese di quest'ultimo. «Di fronte all'attuale congiuntura politica - ha dichiarato il presidente boliviano - abbiamo deciso come governo e assieme ai movimenti sociali di convocare questa riunione a livello mondiale».
Sono considerati intollerabili progetti di costruzioni di muri e barriere per arginare fenomeni quali i movimenti migratori mentre invece mancano proposte serie per contrastare lo sfruttamento delle risorse naturali operato dai paesi più sviluppati a scapito di quelli dell'emisfero sud del mondo. «Per questo - ha concluso Morales - in questo siamo stati ispirati dalle lotte portate avanti dai movimenti sociali che hanno presentato le loro istanze al governo, per stimolare un dibattito che affronti il tema delle migrazioni in tutta la sua attualità».
L'organizzazione di questa conferenza sarà di competenza del Ministero degli Esteri che si coordinerà con i movimenti sociali; è prevista la partecipazione di delegati provenienti da tutto il mondo, di personalità in  prima linea nella difesa dei diritti dei migranti e dei rifugiati, giuristi e rappresentanti di governi progressisti.
I macro temi di discussione e confronto saranno due: uno dedicato alla cittadinanza universale, l'altro contro l'interventismo militare, tra le prime cause di destabilizzazione per quei paesi che registrano il più alto numero di emigrazioni.