mercoledì 21 giugno 2017

L'Osservatore Romano
Una conferenza sull’emergenza migranti è stata convocata per oggi a Bruxelles alla vigilia del vertice europeo. Lo scopo è quello di «far sentire la voce dell’europarlamento» ed esercitare pressioni sui governi dei paesi dell’Unione europea affinché «decidano presto e bene» gli interventi per gestire i flussi, in primo luogo con la riforma del sistema d’asilo e i ricollocamenti. Lo ha detto ieri il presidente del parlamento europeo, Antonio Tajani, definendo gli obiettivi dell’iniziativa che nell’emiciclo di Bruxelles vedrà intervenire sulla questione molti parlamentari, oltre al premier libico Fayez Al Sarraj e a esponenti della commissione europea, a partire dal presidente Jean-Claude Juncker.Intanto, non si arresta la strage di migranti nel Mediterraneo. Secondo le stime dell’Organizzazione internazionale delle migrazioni, sono circa 2000 i morti dall’inizio anno, mentre continuano gli arrivi. Le persone sbarcate sulle coste europee sono 81.292 l’85 per cento di queste in Italia.
Col sopraggiungere dell’estate i numeri degli arrivi «potrebbero salire» avverte il commissario Ue alla migrazione, Dimitris Avramopoulos, secondo il quale l’Europa «è meglio preparata» rispetto al passato. Il commissario sollecita ad andare avanti con le politiche messe in campo in questi mesi: dai rimpatri ai ricollocamenti, al rafforzamento delle frontiere esterne, in un mix equilibrato di responsabilità e solidarietà.
E sempre ieri l’alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, ha detto che occorre insistere sulla dimensione esterna, affrontando le cause alla radice delle migrazioni dall’Africa, destinando più risorse agli investimenti. Mogherini ha sottolineato che servono maggiori sforzi finanziari dagli stati per migliorare le condizioni dei migranti nei campi in Libia, per far funzionare i programmi di ritorno assistito e per proseguire col programma di formazione della Guardia costiera libica.
Tutte questioni, assieme alla riforma del regolamento di Dublino e alle resistenze sui ricollocamenti, che torneranno in discussione al vertice dei leader dell’Unione europea previsto per domani e venerdì, perché, come si legge nella bozza di conclusioni, la rotta migratoria del Mediterraneo centrale è una «sfida strutturale», che desta «seria preoccupazione».
In questo quadro anche alla corte europea si esaminano casi che riguardano l’asilo. Secondo le conclusioni dell’avvocato generale della corte di giustizia, un richiedente protezione internazionale arrivato in un paese e che presenta la sua domanda di asilo in un altro stato dell’Ue può impugnare la decisione di quest’ultimo di trasferirlo nel paese di arrivo, se questa richiesta non è presentata nei termini previsti dal meccanismo di Dublino, ossia entro tre mesi.
La conclusione riguarda una causa intentata da un cittadino eritreo sbarcato in Italia e poi passato in Germania, dove ha chiesto asilo. Secondo le autorità tedesche, la domanda di asilo avrebbe dovuto essere presentata in Italia. Il cittadino eritreo, partito dalla Libia, ha però impugnato la decisione. A suo parere, sarebbe la Germania competente a esaminare la sua domanda, poiché la richiesta era stata presentata dopo la scadenza del termine trimestrale fissato nel regolamento di Dublino.
L'Osservatore Romano, 21-22 giugno 2017.