domenica 4 giugno 2017

Argentina
L’8 giugno l’iniziativa promossa anche dalla Chiesa argentina. Un minuto per la pace
L'Osservatore Romano
«Dove ti trovi, alle 13.00, fermati, china il capo e prega per la pace; ciascuno secondo la propria tradizione». In un comunicato, la Conferenza episcopale argentina ricorda l’iniziativa «Un minuto per la pace», promossa assieme al Forum internazionale di Azione cattolica e all’Unione mondiale delle organizzazioni femminili cattoliche. L’appuntamento è per giovedì 8 giugno. Non una data scelta a caso. L’8 giugno di tre anni fa infatti, nei Giardini vaticani, Papa Francesco, il patriarca ecumenico Bartolomeo, l’allora presidente israeliano Shimon Peres e il presidente palestinese Mahmoud Abbas piantarono simbolicamente un ulivo al termine di una storica invocazione per la pace.
L’invito, per le ore 13 di giovedì prossimo, in tutto il mondo, è a interrompere le proprie attività quotidiane e a dedicare un minuto alla riflessione, alla preghiera e all’impegno per la pace, «nel luogo in cui ti trovi, da solo o in compagnia, in strada o in un tempio, a casa, in famiglia, a scuola, al lavoro, in fabbrica, in campagna, nel quartiere, all’università».
In Argentina hanno promosso l’iniziativa la Commissione nazionale di giustizia e pace, l’Azione cattolica, il Dipartimento dei laici e la Commissione episcopale per l’ecumenismo, le relazioni con l’ebraismo, l’islam e le religioni. «Un minuto per la pace — si sottolinea — è una proposta semplice, di massa, di testimonianza, per offrire la propria preghiera e farci promotori di pace», nel terzo anniversario dello storico incontro in Vaticano, quando si pregò «per invocare il dono della pace e abbattere i muri dell’inimicizia». L’opportunità, un segno, afferma ancora l’episcopato argentino, «per incoraggiare la preghiera continua e l’impegno per la pace che, come un lavoro artigianale, richiede passione, pazienza, esperienza, tenacia, per seminarla con azioni quotidiane, con atteggiamenti e gesti di servizio, fraternità, dialogo, misericordia». Parole riprese dall’omelia pronunciata dal Papa il 6 giugno 2015 allo stadio Koševo di Sarajevo. Nel suo recente viaggio in Egitto, Francesco — si ricorda inoltre citando il discorso ai partecipanti alla Conferenza internazionale per la pace tenutasi all’Al-Azhar — «ha insistito sul fatto che “il nostro compito è quello di pregare gli uni per gli altri domandando a Dio il dono della pace, incontrarci, dialogare e promuovere la concordia in spirito di collaborazione e amicizia”». Ed è appunto attraverso il dialogo che si costruisce la pace, «prendendoci cura di tutti e dialogando con tutti», come sempre Francesco ha detto un mese fa all’Azione cattolica italiana.
Nei giorni scorsi la Conferenza episcopale argentina, in un messaggio, ha espresso l’unione dei vescovi con il Pontefice e tutta la Chiesa in riferimento ai «nostri fratelli copti egiziani che sono stati uccisi il 26 maggio per non rinnegare la loro fede». Ha poi manifestato la vicinanza al patriarca Teodoro II e a tutta la nazione egiziana «per questo atto di feroce violenza», compiuto mentre le vittime, dei fedeli, si stavano recando in un santuario a pregare.

L'Osservatore Romano, 3-4 giugno 2017