mercoledì 7 giugno 2017

Argentina
Il cammino sinodale a Buenos Aires. Fuori a evangelizzare
L'Osservatore Romano
Impulso evangelizzatore, dialogo costruttivo, arricchimento dalla diversità, opzione per i poveri, e poi preghiera, ascolto, umiltà, chiarezza in modo da scegliere il cammino migliore per la missione, «spiritualità della comunione» come principio educativo, come atteggiamento del cuore: sono solo alcune delle parole-chiave utilizzate dal cardinale arcivescovo di Buenos Aires, Mario Aurelio Poli, nella lettera pastorale diffusa in occasione dell’inizio, avvenuto nella solennità di Pentecoste, del sinodo diocesano che si svilupperà nel triennio 2017-2019, fino cioè alla vigilia del giubileo per i quattrocento anni dell’erezione dell’arcidiocesi (1620-2020).
Nel lungo documento — intitolato Una Iglesia sinodal está mejor preparada para salir a evangelizar — il porporato ricorda innanzitutto la missione dello Spirito santo, «dono, protagonista insostituibile», al quale «ci affidiamo fiduciosi poiché lo consideriamo come il migliore amico e compagno nel cammino che intraprendono tutti i battezzati di questa Chiesa pellegrina in Buenos Aires».
La parola sinodo significa «fare la strada insieme», la strada di Cristo, che conduce a Dio. Un sinodo alla luce del magistero di Papa Francesco, con l’auspicio contenuto nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione» (27). Nell’ambito di questo impulso evangelizzatore, il Pontefice — scrive ancora Poli — propone che tutti i battezzati vengano consultati sulle azioni pastorali. Il cammino del sinodo prosegue poi ascoltando sacerdoti, diaconi, consacrati, i pastori, in grado di conoscere le necessità e le inquietudini dei fedeli.
Per quanto concerne l’attualità nella diocesi, l’arcivescovo sottolinea i «contrasti dolorosi» che esistono nella città: «L’emarginazione colpisce specialmente i bambini e i giovani» e comporta che «la mancanza di equità in molti settori generi violenza, molte volte causata dall’assenza del minimo indispensabile per sopravvivere in un ambiente tanto avverso e inumano». In tale ambito il riscatto si ottiene anche attraverso la fede cristiana, capace di creare vincoli tra le famiglie, grazie ai valori trasmessi di generazione in generazione. L’invito è a «portare con sé la forza redentrice del Vangelo che sempre tende ponti di solidarietà che superano ogni ideologia. Voglio una Chiesa povera per i poveri», afferma Poli, assicurando che «essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare al senso della fede, nei dolori personali conoscono Cristo sofferente. È necessario che tutti noi ci lasciamo evangelizzare da loro». E mette in evidenza la dimensione dell’ascolto, della Chiesa servitrice che avanza nel cammino sinodale prendendo in considerazione tutti i battezzati, che fa riferimento all’«obbedienza della fede», alla traduzione della Parola in opere. «Per ascoltare con attenzione i fratelli — ribadisce il cardinale — bisogna capire che l’unica strada consiste nell’imparare a incontrarsi con gli altri, avvicinarsi alle loro vite, alle loro cose, con atteggiamento adeguato, senza pregiudizi e con un linguaggio chiaro e cordiale». Il cammino del sinodo porteño, dunque, «ha una sola direzione: quella dell’eucaristia nelle periferie per incontrarci con i più lontani. In questo modo potremo considerarci una Chiesa “in uscita”».
Il sinodo di Buenos Aires si concluderà nel 2019, nel periodo dell’avvento, in coincidenza, come detto, con l’inizio delle celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario dell’erezione ad arcidiocesi. La prima tappa del triennio sarà dedicata allo Spirito santo e alla consultazione di tutti i battezzati, all’ascolto delle loro inquietudini e critiche. Nel 2018 il sinodo si concentrerà su come riconoscere e contemplare il volto di Gesù nel prossimo: si sceglieranno e metteranno in ordine le priorità emerse dalla consultazione e si lavorerà in gruppi secondo le aree pastorali già esistenti e quelle che invece dovranno essere create per canalizzare le nuove proposte. All’inizio del 2019 si rifletterà su come conoscere la volontà di Dio padre nella vita e nella missione dell’arcidiocesi.
L'Osservatore Romano, 7-8 giugno 2017