mercoledì 17 maggio 2017

L'Osservatore Romano
Più di 40 giorni di proteste di piazza hanno provocato 48 morti in Venezuela, tra i quali due uomini e un diciassettenne uccisi in distinti scontri con la polizia nelle ultime ventiquattro ore. Centinaia i feriti e gli arresti, mentre la crisi politica è ancora senza una via d’uscita. La comunità internazionale teme che sul paese si allunghi l’ombra della guerra civile. Per fare il punto della situazione, oggi si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Le manifestazioni di lunedì scorso, giorno in cui l’opposizione aveva convocato un nuovo sit-in nazionale contro il governo del presidente Nicolás Maduro, confermano l’esistenza di una spirale di scontri e di violenza che sembra sfuggire di mano ai principali protagonisti della contesa. Le manifestazioni convocate dal Tavolo dell’unità democratica, la coalizione antichavista, sono state bloccate e disperse dalle forze dell’ordine con lacrimogeni e cariche, che hanno provocato diversi feriti. A margine dei cortei si sono verificati i casi più gravi di violenza.
La procura generale di Caracas ha ammesso ieri che uno dei manifestanti morti negli ultimi giorni a Táchira è stato ucciso da un agente della polizia dello stato. Finora ufficialmente non c’è stato un solo caso di omicidio nel quale siano stati identificati come responsabili i colectivos, gruppi vicini al governo.
I manifestanti hanno pubblicato sui social network foto e video che ritraggono civili incappucciati e armati che pattugliano le strade in gruppo, utilizzando motociclette. L’ex candidato presidenziale dell’opposizione, Henrique Capriles, ha pubblicato immagini di militanti armati, chiedendo ai venezuelani di aiutare a identificarli.
La radicalizzazione della protesta avviene mentre si aggrava la crisi economica e sociale. I dipendenti di quattro ospedali sono scesi in sciopero per reclamare condizioni migliori di lavoro, e un commerciante è stato ucciso a Mérida, mentre tentava di impedire il saccheggio del suo negozio.
La comunità internazionale teme un ulteriore peggioramento della situazione. Il consiglio dei ministri degli esteri europei ha auspicato «un dialogo urgente, costruttivo ed efficace tra il governo e la maggioranza parlamentare» sottolineando che «la violenza e l’uso della forza non risolveranno la crisi».
Da parte sua il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida, ha ricordato che il 21 maggio la Conferenza episcopale venezuelana ha promosso una giornata di preghiera «affinché si ponga fine alla violenza e all’oppressione da parte dello stato e si promuova il dialogo e la riconciliazione». Sullo sfondo dello scontro politico, ha aggiunto, «vi è una popolazione privata di cibo, medicine, libertà, sicurezza personale e tutela giuridica».
L'Osservatore Romano, 17-18 maggio 2017.