martedì 23 maggio 2017

Vaticano
La Stampa
(Andrea Tornielli) Ma sarà Francesco a scegliere il nuovo presidente Cei. Oggi i vescovi italiani riuniti in assemblea per la prima volta, da quando nacque, negli anni Cinquanta, la Conferenza episcopale italiana, si esprimeranno per designare il successore del cardinale Angelo Bagnasco dopo il decennio della sua presidenza. Quella italiana è una conferenza sui generis, con un presidente nominato direttamente dal Pontefice visto lo speciale legame che unisce la Chiesa del Belpaese con il Vescovo di Roma.
Francesco avrebbe voluto che i vescovi eleggessero la loro guida come accade altrove nel mondo, ma nel 2014, dopo lunghe discussioni, la Cei ha scelto una via mediana: far esprimere tutti attraverso l' individuazione di tre nomi, ma salvaguardare l' intervento ultimo del Papa, lasciando a lui la decisione su quale dei candidati scegliere. Da questa mattina si vota, inizialmente in ordine sparso. Le votazioni per individuare i tre nomi si terranno separatamente e ciascuno di essi deve ottenere la maggioranza assoluta. Non sono state avanzate candidature ufficiali, non si è parlato di programmi. Quello che si sa è che esiste un candidato portato da molti pastori del Nord, il vescovo-teologo di Novara, Franco Giulio Brambilla. Un candidato per il Centro è il vescovo di Fiesole, Mario Meini, anche se c' è chi fa il nome del cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, già segretario della Cei dal 2001 al 2008. Il Sud, che di per sé esprime la metà dei voti visto l' alto numero di piccole diocesi, non appare unito e si fanno diversi nomi. Un possibile outsider che gode di molta stima e consensi trasversali è il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia, nominato cardinale da Francesco nel febbraio 2014. È stato vicepresidente della Cei è stimato ed è ben conosciuto nelle diocesi per aver fatto il visitatore apostolico dei seminari. Ha 75 anni, l' età in cui i vescovi presentano la rinuncia, ma Francesco lo ha prorogato nell' incarico fino ad ottant' anni. Dialogando a porte chiuse con i vescovi, dopo aver ringraziato Bagnasco «per la pazienza» perché «non è facile lavorare con un Papa come me», Francesco ha detto con il sorriso sulle labbra: «Io posso anche rimandare indietro la terna». Come dire: avete voluto mantenere le prerogative del Papa e le intendo esercitare. All' inizio dell' incontro Bergoglio aveva chiesto di essere franchi e di porre domande anche spiacevoli. Il clima però è stato sereno. E Francesco ha parlato a lungo della figura del prete tracciandone un identikit piuttosto tradizionale: a disposizione della sua gente, senza orari, disposto a visitare le famiglie, proprio come ha fatto lui venerdì scorso recandosi a visitare un condominio popolare di Ostia proprio per dare l' esempio. Nel dialogo a porte chiuse il Papa ha anche elogiato la fedeltà dei vescovi italiani, affermando di non aver incontrato resistenze. Nella meditazione che aveva preparato ma che non ha pronunciato, consegnando il testo a ciascun vescovo al termine dell' incontro, Bergoglio ha tracciato la via per la Cei dei prossimi anni. Ha ricordato che «le nostre infedeltà sono una pesante ipoteca posta sulla credibilità della testimonianza» e «una minaccia ben peggiore di quella che proviene dal mondo con le sue persecuzioni». Ha invitato a non far convivere «la fede con la mondanità spirituale, la vita del Vangelo con logiche di potere e di successo, forzatamente presentate come funzionali all' immagine sociale della Chiesa». A «rinunciare a inutili ambizioni e all' ossessione di noi stessi per vivere costantemente sotto lo sguardo del Signore, presente in tanti fratelli umiliati». Ha chiesto di non ridurre il cristianesimo «a una serie di principi privi di concretezza» e a non «essere sedotti dell' apparenza, dall' esteriorità e dall' opportunismo». Ha invitato a favorire l' inclusione dei poveri approfittando «di ogni occasione per farci prossimo: mescoliamoci alla città degli uomini, collaboriamo fattivamente per l' incontro con le diverse ricchezze culturali».