giovedì 11 maggio 2017

Vaticano
Intervista al cardinale segretario di Stato alla vigilia del viaggio a Fátima. Messaggio controcorrente
L'Osservatore Romano
(Barbara Castelli) «Si è tanto speculato, e forse si continua a speculare sui segreti di Fátima, ma sono speculazioni inutili, perché quello che Fátima voleva dirci lo ha detto chiaramente, pubblicamente». Lo sottolinea il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nell’intervista rilasciata alla Segreteria per la comunicazione, alla vigilia della partenza di Francesco per il diciannovesimo viaggio internazionale, che ha per tema: «Con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace». Ne riportiamo di seguito una nostra trascrizione.
Qual è il motivo principale della visita in Portogallo?
Credo che il Santo Padre voglia esprimere il proprio amore e la propria devozione alla Madonna, di cui abbiamo tantissime prove e altrettanti segni: come per esempio il fatto che lui sempre si reca a Santa Maria Maggiore a pregare davanti alla Salus populi Romani prima e dopo ogni viaggio. Ma soprattutto risaltano il rispetto e l’attenzione che egli porta all’esperienza mariana del popolo di Dio. Esperienza che ha saputo riconoscere negli eventi di Fátima ormai lontani un’impronta specifica della Vergine del Magnificat, ovvero la Signora del rosario che non è apparsa ai ricchi o ai potenti, né alle persone influenti, ma a dei bambini. Potremmo considerarli un po’ gli ultimi della società, per usare la terminologia del Papa quasi gli «scarti» della società. E la Madonna ha voluto privilegiare questa categoria di persone, dando ai pastorelli di Fátima un messaggio controcorrente. Eravamo in tempo di guerra, nel 1917, e il discorso era quello dell’odio, della vendetta, dell’ostilità, dello scontro, l’«inutile strage» denunciata da Benedetto XV. La Madonna invece parla di amore, di perdono, di capacità di sacrificarsi e di fare di sé stessi un dono agli altri. Quindi un capovolgimento totale dei valori, o disvalori, che in quel momento stavano prevalendo. Sono due indicazioni di grande attualità anche per il Portogallo e per il mondo: la capacità di partire dagli ultimi, di valorizzarli; e quella di vivere gli autentici valori che possono essere alla base di una convivenza pacifica e solidale all’interno di ogni paese e fra i paesi.
Più volte Papa Francesco ha detto che Maria aiuta a sciogliere i nodi del peccato. Quanto un luogo come Fátima può aiutare l’uomo contemporaneo?
Si dice che i santuari siano le “cliniche dello spirito” e il Papa l’ha messo in luce anche di recente trasferendone le competenze al Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. In essi, infatti, risuona sempre l’annuncio dell’angelo a Maria che niente è impossibile a Dio. Il santuario diventa un luogo di crescita spirituale nel momento in cui aiuta le persone a rispondere come Maria: «Eccomi!». Una realtà in cui nulla è impossibile a Dio: non è impossibile a Dio fidarsi dell’uomo, affidarsi all’uomo e camminare con lui; non è impossibile trasformare la vita e il mondo grazie al suo amore, alla sua tenerezza e alla sua misericordia; ed è possibile a Dio liberarci dai pesi del nostro passato che a volte ci schiavizza, ci blocca, e aprirci a un futuro nuovo, inedito e sorprendente. Maria ha saputo dire “sì” a questa proposta di Dio, a questo progetto. E un santuario può aiutare a crescere in questa consapevolezza che a Dio tutto è possibile e a rispondere generosamente a ciò con l’offerta della vita.
Sono trascorsi cento anni dalle apparizioni della Vergine ai pastorelli: quanto ha ancora da dire Fátima al mondo e alla Chiesa? Vengono in mente le parole di Benedetto XVI che nel 2010 disse: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fátima sia conclusa».
Credo che il messaggio di Fátima è il messaggio centrale del cristianesimo, quello che stiamo vivendo soprattutto in questo periodo pasquale, cioè l’annuncio che Gesù è risorto, è vivo, è il Signore della storia. Si è tanto speculato, e forse si continua a speculare sui segreti di Fátima, ma sono speculazioni inutili, perché quello che Fátima voleva dirci lo ha detto chiaramente, pubblicamente, ed è proprio questo messaggio centrale della fede cristiana, della fede cattolica. Ne nasce anche una diversa visione della vita, che diventa un pellegrinaggio verso il Signore. Un pellegrinaggio sostenuto continuamente dalla forza del Vangelo. Allora la missione profetica di Fátima è di richiamare alla Chiesa ciò che essa è e che deve continuare a essere nel mondo di oggi, e cioè una comunità che proclama i cieli nuovi e la terra nuova e che li attende, e quasi li anticipa, direbbe il concilio, proprio immergendosi nelle pieghe della storia — soprattutto quelle pieghe più oscure e dolorose — con la forza dell’amore, per cambiare questa storia. Questo è il messaggio profetico di Fátima e il messaggio profetico della Chiesa, che, in un certo senso, coincidono.
Durante il pellegrinaggio il Papa canonizzerà Francesco e Giacinta. Quanto sono ancora attuali le figure dei pastorelli?
Dobbiamo distinguere tra i mezzi e i fini. Nel senso che Francesco e Giacinta appartengono a un certo tempo, a una certa epoca, con il suo modo di esprimersi, il suo linguaggio e gli strumenti che allora si utilizzavano. Il fine è proprio la capacità di questi due bambini, nella loro semplicità, di andare al cuore del Vangelo. Ed è questo il messaggio che i due bambini ci portano: capacità di andare al cuore del Vangelo attraverso il cuore immacolato di Maria. Un cuore, immacolato per grazia, ma che ha saputo rispondere accogliendo in pieno l’amore e la misericordia di Dio; che ha saputo vivere ispirandosi alla libertà del crocifisso. I due bambini hanno fatto proprio questo messaggio e adesso ce lo propongono con l’autorevolezza della loro santità che la Chiesa riconosce di fronte al mondo.
L'Osservatore Romano 11-12 maggio 2017