martedì 23 maggio 2017

Il Sole 24 Ore
(Carlo Marroni) Dialoga (a porte chiuse) con i vescovi italiani. È il primo giorno dell' assemblea annuale della Cei e il Papa non pronuncia il suo discorso - che pure consegna e invita a leggere con attenzione - ma chiede a tutti di parlare con franchezza. Lo fa lui per primo: «Non è facile lavorare con questo Papa!» dice scherzando e ringrazia il cardinale Angelo Bagnasco, che termina il suo mandato decennale. Oggi i vescovi delle 226 diocesi italiane votano la "terna" di nomi all' interno della quale Francesco sceglierà - se ne sarà soddisfatto, altrimenti chiederà una nuova votazione - il nome del nuovo presidente Cei per il prossimo quinquennio, forse già oggi.
I nomi più ricorrenti sono diversi: il cardinale Gualtiero Bassetti di Perugia, il cardinale Giuseppe Betori di Firenze, e i monsignori Franco Brambilla di Novara, Matteo Zuppi di Bologna e Mario Meini di Fiesole, Filippo Santori di Taranto, ma nessuno o quasi fa previsioni. È la prima volta che la Conferenza italiana vota il suo presidente: da sempre la nomina spettava al Papa, ma è stato Bergoglio a sollecitare una modifica dello statuto. Nel discorso consegnato rivolge un invito chiaro affinchè tra i presuli vi sia un confronto senza timore di contrasti. «Vi auguro che queste giornate siano attraversate dal confronto aperto, umile e franco. Non temete i momenti di contrasto: affidatevi allo Spirito, che apre alla diversità e riconcilia il distinto nella carità fraterna. Vivete la collegialità episcopale, arricchita dall' esperienza di cui ciascuno è portatore e che attinge alle lacrime e alle gioie delle vostre Chiese particolari». E ricorda che il cammino pastorale «è segnato anche da chiusure e resistenze: le nostre infedeltà sono una pesante ipoteca posta sulla credibilità della testimonianza del depositum fidei, una minaccia ben peggiore di quella che proviene dal mondo con le sue persecuzioni». E forse «anche noi talvolta cerchiamo di far convivere la fede con la mondanità spirituale, la vita del Vangelo con logiche di potere e di successo, forzatamente presentate come funzionali all' immagine sociale della Chiesa. Il tentativo di servire due padroni è, piuttosto, indice della mancanza di convinzioni interiori. Impariamo a rinunciare a inutili ambizioni e all' ossessione di noi stessi per vivere costantemente sotto lo sguardo del Signore, presente in tanti fratelli umiliati: incontreremo la Verità che rende liberi davvero».