domenica 14 maggio 2017

(Damiano Serpi - ©copyright) Cosa mi resterà stampato nel cuore di questo viaggio di Papa Francesco a Fatima conclusosi solo qualche ora fa ? La commozione nell’incontrare la Madre di noi tutti di chi si è voluto fare umile pellegrino pur essendo anche Papa. Tante volte abbiamo avuto modo di raccontare i gesti di un pontefice che vuole fare dell’umiltà quella virtù che questa società ritiene essere solo mancanza di ambizione o, peggio, assenza di virilità.Il Papa che stringe le mani a tutti quelli che incontra, che raccoglie da terra il foulard di una anziana signora disabile, che esce per comprarsi le scarpe o gli occhiali, che fa gli auguri di Natale ai non udenti usando il loro linguaggio ci hanno di fatto conquistato sin da subito, ma forse, prima di questo pellegrinaggio a Fatima, ci stavano facendo dimenticare ciò che dovevano realmente essere per noi tutti. Gesti di testimonianze da accompagnare e non esclusivamente comportamenti da ammirare fanaticamente senza però sporcarsi mai le mani sul serio. 
    Questa volta, invece, Papa Francesco non ci ha dato nuovi segni, ma ci ha indicato con chiarezza ciò che significa davvero essere pellegrino di fede. Non gioiosi e curiosi turisti, non conviviali gitanti, non momentanei uomini e donne di fede in ferie dal proprio ruolo quotidiano pregno di tutte le nostre abituali convenzioni umane, ma semplici figli di una Madre che non ci ha chiuso mai la porta di casa nonostante il nostro allontanamento volontario. Una Madre che ci cerca, che ci aspetta quando ci attardiamo, che si preoccupa e piange per noi, che ci consiglia quando non sappiamo più che sentiero prendere, che ci ascolta quando nessun altro è disposto a farlo, che ci ama sempre, anche quando noi ci siamo scordati da un pezzo di farlo e di andarla a trovare. Il Papa ci ha dimostrato cosa significa essere pellegrino, quanto è importante tacere davanti a ciò che si visita, come il silenzio possa rumoreggiare più del frastuono di mille parole. La Santa Vergine, la madre di tutti noi, non ha bisogno di tante formalità, non si aspetta dialoghi da grandi oratori, non vuole sentire bei compiti recitati a memoria con dovizia di vocaboli ricercati. No, lei ci parla anche senza proferire verbo, ci ascolta anche se nessuna sillaba esce dalla nostra bocca di gran chiacchieroni.
    Essere pellegrino significa più di tutto essere se stessi, ritornare a quel rapporto intimo, personale e privilegiato con le proprie origini e con quella propria anima che nella vita di ogni giorno siamo costretti ad agghindare sempre più  in modo diverso per non far vedere agli altri ciò che è realmente. Quando siamo veramente pellegrini siamo come nudi di fronte alle nostre manchevolezze, ai nostri limiti e ai nostri fratelli che ci accompagnano. Chissà quante volte al giorno ognuno di noi deve travestirsi da qualcun altro. Quante facce mostriamo, quanti cuori facciamo finta di avere, quanti abiti dobbiamo cambiare per poter guadagnare la stima degli altri o per mantenere salde certe posizioni sociali che crediamo troppo importanti da non assecondare o  per perdere. Tuttavia davanti alla nostra Madre noi non possiamo che essere noi stessi e ogni bugia, ogni illusione, ogni ipocrisia crolla perché lei ci conosce bene e ci perdona sempre, anche quando a non farlo siamo proprio noi stessi. Non possiamo mentire davanti alla nostra Madre, non possiamo farlo.
Quanta gente lì a Fatima piangeva mentre il Papa guardava in assoluto silenzio il volto della Santa Vergine che, apparendo 100 anni fa a tre pastorelli, ci ha voluto regalare ciò che nessuno di noi può fabbricarsi o comprare con tutto l’oro del mondo: l’amore della Madre per i suoi figli. Le telecamere hanno ripreso tanti uomini, tante donne, tanti malati singhiozzare davanti a quel silenzio interminabile, a quelle centinaia di migliaia di candele accese e a quei fazzoletti bianchi che ognuno faceva sventolare come poteva al passaggio di quella Madre che non ci dimentica mai. Anche il Papa si è commosso, i suoi occhi sono diventati lucidi e la sua voce flebile. Non è un vergogna, tutt’altro. Non si è davvero pellegrini se non succede, se il nostro animo non prova quei sentimenti e se non si sente dentro di se il bisogno di amare perché ci si sente amati.
    Ognuno piangeva non tanto per gli altri ma per se stesso. Perché quando si è in pellegrinaggio davanti alla Santa Vergine si scava dentro il più profondo dell’animo e non si può fuggire dall’obbligo di chiedersi chi si è diventati, dove si sta andando e cosa si deve fare. Il vero pellegrino è colui che sa di essere peccatore ma non vuole essere corrotto nel suo cuore, che non affronta quel viaggio solo per rendere omaggio alla Madonna o ai Santi, ma per mettere a nudo le sue fragilità, i suoi errori e per ritrovare quella capacità di amare Dio, Gesù, la Chiesa e la Santa Vergine. Un amore che è dentro di noi dal primo momento della nostra vita e che facciamo tutto il possibile per soffocare in questa società che ci costringe a dare valore a tante altre cose più superflue e passeggere. Ecco perché quel voler sedere semplicemente a fianco all’autista e non sulla poltrona ben visibile della Papa mobile, che ha fatto tanto discutere gli opinionisti sul perché di un così chiaro gesto del Pontefice, era forse un semplice segno di rispetto per non urtare in quel preciso momento il bisogno di preghiera che ognuno aveva dentro di se.
    Il pellegrino, quello vero, è colui che sente di dover riscoprire se stesso, che ha bisogno di pregare con intimità, di aprire il suo cuore alla Santa Vergine e chiedersi con grande umiltà “Madre, eccomi, cosa vuoi da me, cosa devo fare in questo sentiero tortuoso che si chiama vita ?”. Non ci sono segreti da nascondere, verità da non divulgare, certezze da tenere ben chiuse in casseforti o cassettiere blindate. La Madre di tutti noi, Chiesa di Gesù, ci parla ogni giorno, ci è vicino ogni giorno, ci consiglia ogni giorno. Soltanto che noi non ce ne rendiamo sempre conto perché presi da altro o troppo occupati a seguire altre effimere sirene ammalianti. Nei pellegrinaggi ci sembra che questo suo parlarci ci sia più semplice, più facile. È vero, lo è. Non perché la Santa Vergine sia più vicina a noi lì dove è apparsa a coloro che ha scelto come messaggeri, ma semplicemente perché in quei luoghi il nostro cuore si apre di più, si spoglia di ciò che è superfluo e diventa più docile al richiamo di chi ci ha dato la vita. Il nostro cuore di adulti diventa come il cuore di un bambino che, non ancora corrotto da vanità ed egoismo, sa molto bene cosa seguire e ciò di cui fidarsi.
    Ecco, questo è stato per me il pellegrinaggio di Papa Francesco a Fatima. Un semplice, ma nello stesso modo enormemente autentico pellegrinaggio, di chi vuole fermarsi a “chiacchierare” un po’ non con le comari e gli amici nella mondanità quotidiana, ma con la Madre che non si dimentica mai di noi e ci aiuta sempre a ritornare sulla retta via senza mai chiudere quella porta che noi spesso spranghiamo dall’esterno per poi pentircene solo quando è troppo tardi.