venerdì 19 maggio 2017

Vaticano
(NdR. Sembrerebbe che su questo testo di Benedetto XVI si sia creato un piccolo equivoco tra "Prefazione e Postfazione". Quanto scritto dal Papa emerito nell'edizione inglese (USA) appare come Postfazione invece nella prossima versione italiana risulterebbe una Prefazione).
(Gian Guido Vecchi) «Dai Vangeli sappiamo che Gesù di continuo ha vissuto le notti da solo "sul monte" a pregare, in dialogo con il Padre. Sappiamo che il suo parlare, la sua parola proviene dal rimanere in silenzio e che solo in esso poteva maturare. È illuminante perciò il fatto che la sua parola possa essere compresa nel modo giusto solo se si entra anche nel suo silenzio; solo se s'impara ad ascoltarla a partire dal suo rimanere in silenzio».
Benedetto XVI scrive dal monastero Mater Ecclesiae, la data che vi appone è «Settimana di Pasqua 2017». Nell' ultimo Angelus, il 24 febbraio 2013, disse: «Il Signore mi chiama a "salire sul monte", a dedicarmi ancora di più alla preghiera». Ora affida alla carta una riflessione vertiginosa sul silenzio come orizzonte e condizione del linguaggio, spazio interiore per accogliere Dio e la sua Parola. 
Il testo è la prefazione all'edizione italiana dell' ultimo libro del cardinale Robert Sarah, "La forza del silenzio. Contro la dittatura del rumore" (con Nicolas Diat, in uscita a giugno per l' editore Cantagalli). Perché «le potenze mondane che cercano di plasmare l' uomo moderno escludono metodologicamente il silenzio», dice Sarah, mentre «Dio è avvolto nel silenzio e si rivela nel silenzio interiore». Il Papa emerito cita Santo Ignazio di Antiochia: «Chi possiede veramente la parola di Gesù può percepire anche il suo silenzio, così da essere perfetto, da operare tramite la sua parola ed essere conosciuto per mezzo del suo rimanere in silenzio». La «competenza storica», scrive Benedetto XVI, è «necessaria per interpretare le parole di Gesù» ma «non basta» a coglierne la profondità: «Chi oggi legge i commenti ai Vangeli, diventati sempre più voluminosi, rimane deluso. Apprende molte cose utili sul passato, e molte ipotesi, che però alla fine non favoriscono per nulla la comprensione del testo. Si ha la sensazione che a quel sovrappiù di parole manchi qualcosa di essenziale: l' entrare nel silenzio di Gesù dal quale nasce la sua parola. Se non riusciremo a entrare in questo silenzio, anche la parola l' ascolteremo sempre solo superficialmente e così non la comprenderemo veramente». Di qui «i pericoli» che «minacciano la vita spirituale di sacerdoti e vescovi» e «la Chiesa stessa», poiché «nient' affatto di rado subentra una verbosità in cui si dissolve la grandezza della Parola». A «ogni vescovo» farà bene un «esame di coscienza» sulle parole di Sarah: «Dobbiamo essere grati a papa Francesco di avere posto un tale maestro dello spirito alla testa della Congregazione della liturgia».