mercoledì 31 maggio 2017

Sudan
A partire dallo scorso febbraio in Sudan demolite venticinque chiese
L'Osservatore Romano
Cresce la preoccupazione e il senso di insicurezza nelle comunità cristiane in Sudan a seguito della costante politica di demolizione di chiese e luoghi di culto condotta nel paese. Solo a partire dallo scorso febbraio, le autorità competenti dello stato di Khartoum hanno deciso di abbattere venticinque edifici. Nei giorni scorsi, due pastori, Paul Salah e Naji Abdullah, sono stati arrestati e trattenuti per diverse ore dopo che la chiesa del quartiere di Soba al-Aradi di Khartoum è stata distrutta. I funzionari giunti per demolire la chiesa, che si trova alla periferia della capitale, hanno riferito che la motivazione dell’abbattimento sta nel fatto che il luogo di culto era sprovvisto di alcuni permessi di edificazione.
Ma il pastore Elias Abdelrahim ha dichiarato che la chiesa era stata edificata molti anni prima, grazie all’autorizzazione di organismi locali non ufficiali. «Adesso, una parte dell’edificio è ancora in piedi — ha dichiarato il pastore — ma non è adatta per svolgerci la preghiera».
Dopo l’indipendenza del Sud Sudan, il governo di Khartoum aveva deliberato che non avrebbe più autorizzato la costruzione di chiese, dal momento che i cristiani erano molto diminuiti di numero, essendosi trasferiti nel nuovo stato. Tuttavia, i cristiani, secondo dati sia pure raccolti con difficoltà, sarebbero ancora una consistente minoranza (circa il 26 per cento della popolazione). In numerose occasioni, i leader cristiani hanno protestato contro la mancata autorizzazione per la costruzione di nuove chiese, dal momento che lo stesso non accade per i fedeli di altre religioni Il pastore Yahya Abdurrahman, della chiesa evangelica sudanese, ha detto che la decisione delle autorità di demolire le chiese vìola gravemente la libertà di religione, garantita dalla costituzione.
Anche la Sudanese Organization for Defending Rights and Freedoms è intervenuta, definendo come estremamente «spiacevole», la situazione che si è creata in Sudan e chiedendo dunque che vengano rispettati i diritti della comunità cristiana, osservando come negli ultimi venti anni non le siano stati destinati spazi per i luoghi di culto, nonostante le numerose richieste avanzate per le vie burocratiche previste. Secondo i leader religiosi cristiani, le autorità non rispettano abbastanza le minoranze religiose: «Le autorità sostengono che ci sia coesistenza pacifica tra le religioni, ma lo dicono solo a scopo politico. Nei fatti non c’è alcuna convivenza». 
L'Osservatore Romano, 30-31 maggio 2017