martedì 23 maggio 2017

Stati Uniti
Trump dopo l'Arabia Saudita e Israele arriva in Vaticano con brutte "credenziali": politico inaffidabile e inconsistente

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Luis Badilla - Francesco Gagliano - ©copyright) Le tappe compiute dal Presidente degli Stati Uniti d’America, prima di arrivare in queste ore in Italia per incontrare Papa Francesco, non hanno messo in particolare risalto gli aspetti migliori che Donald Trump ha cercato di sfoggiare in questo suo primo tour internazionale. Fin dal suo esordio sulla scena politica è stato evidente che Trump dice tutto e il contrario di tutto e in questo senso la sua discussa campagna elettorale è stata una prova evidente. Nei primi cinque mesi di governo il Presidente ha continuato a comportarsi nella medesima forma: negare il pomeriggio ciò che aveva assicurato il mattino.
Dire che la politica di Trump è altalenante è poco: la sua è in realtà una politica inaffidabile, non si è in grado di afferrare con estrema precisione cosa pensa, cosa vuole fare, dove sta portando il suo paese e cosa propone al resto del mondo.
Alla luce di ciò le due tappe già concluse del suo viaggio sembrano confermare, con preoccupazione, questa impressione: in Arabia Saudita ha detto e ripetuto, con l’aiuto di valenti ghost writers, il contrario di ciò che sull’Islam aveva detto negli infuocati mesi della campagna elettorale per la Casa Bianca e che in qualche modo aveva provato a mettere in atto. In Israele ha semplicemente sorvolato, tacendo, sopra i due temi principali: la questione dei due popoli in due stati e il trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme. Ci si domanda a questo punto, e ormai il dubbio è quasi ossessivo, qual è il vero Donald Trump, a cosa si deve credere di ciò che dice in giro, per quanto tempo sarà capace di mantenere una posizione unica, definita e definitiva?
Il Trump che domani entrerà in Vaticano non appare alla diplomazia d’Oltretevere particolarmente affidabile. Con ogni probabilità quest’ultima farà di tutto per “approfittare” del più piccolo rilassamento o spiraglio che Trump concederà alle sue passate posizioni – ad esempio sul tema, molto caro al Papa e meno al Presidente, della cura di quella casa comune che è il pianeta Terra – per poter aprire prospettive di collaborazione. Ciò potrebbe accadere anche con la questione della persecuzione dei cristiani in diverse aree del mondo, con la pace in quelle aree del globo in crisi da troppo tempo nonché con la lotta alla povertà, allo sfruttamento, alle ingiustizie e sull'emergenza migratoria.
Cresce tuttavia la sensazione che domani si vedrà una sfilata televisiva molto affascinante ma del tutto inconsistente, appariscente ma ancora senza solide fondamenta per il futuro, sempre in attesa di conoscere il volto più o meno vero e definitivo di un'amministrazione che appare non solo debole e sotto assedio ma anche senza una linea e una piattaforma chiara e convincente.
Per il direttore de La Civiltà Cattolica, padre A. Spadaro, quello di domani nel Palazzo Apostolico «sarà certamente un incontro «sincero» in cui il Papa dirà quel che pensa e sarà disposto ad ascoltare quel che il presidente Trump pensa e vorrà comunicargli. E in questo senso sarà un incontro senza "muri"». Molto chiaro quanto dice p. Spadaro, come chiaro è questo altro suo pensiero: «In sostanza, la posizione voluta dal Papa consiste nel non dare torti e ragioni a priori, ma nell’incontrare i maggiori players in campo per ragionare insieme e proporre a tutti il bene maggiore, esercitare il soft power che mi sembra il tratto specifico della politica internazionale di Bergoglio».
Ragionamento perfetto e condivisibile senza alcun dubbio ma adombrato da un'incognita non piccola: Trump è veramente un player capace di giocare in modo univoco, trasparente, lineare e soprattutto docile al soft power?
Sino ad oggi Trump ha dimostrato in ogni momento della sua vita pubblica il contrario.
Al tempo dunque il verdetto finale.