mercoledì 24 maggio 2017

Stati Uniti
Repubblica.it
(Federico Rampini) Cambio di prospettiva per il presidente Usa che si dice onorato dell'invito di Bergoglio. In campagna elettorale non erano mancate le occasioni di scontro come quella sul muro con il Messico.  Contrordine, papa Francesco ora gli piace. Dopo gli scambi non proprio amichevoli che c’erano stati in campagna elettorale, Donald Trump cambia musica. Mentre era ancora in volo da Tel Aviv a Roma martedì pomeriggio, sull’Air Force è arrivato il segnale di pacificazione. Meglio ancora: di ossequio e omaggio.
“Sono onorato che papa Francesco mi abbia invitato, ho molto rispetto per lui” fa sapere il presidente americano quando è ancora sui cieli del Mediterraneo. Ecco, il copione dell’incontro di stamattina è preannunciato. Come in tanti altri casi – dal presidente cinese Xi Jinping ai leader del Messico e del Giappone – Trump si prepara all’ennesima giravolta. Fa parte del suo stile, lo fa spesso e la cosa gli riesce con disinvoltura.
L’antefatto: in campagna elettorale fu papa Francesco ad aprire le ostilità, criticò l’idea del Muro col Messico, definì l’ostilità agli immigrati come un messaggio contrario ai valori cristiani. Trump gli rispose per le rime, rifiutando al papa il diritto di assegnare patenti di cristianità. C’erano quindi le premesse per un incontro teso in Vaticano. Con ogni probabilità non lo sarà. Per lo meno, non è nelle intenzioni di Trump. Che per offrire il suo ramoscello di ulivo ha mobilitato anche due donne della famiglia. La First Lady Melania oggi andrà a visitare il Bambin Gesù, un’istituzione della Chiesa. Ancora più importante, la First Daughter Ivanka si reca alla Comunità di Sant’Egidio per un incontro sulla condizione femminile nei paesi poveri. Gesto denso di significato politico. La Comunità di Sant’Egidio è stimata da papa Francesco, e ha contribuito tra l’altro ai negoziati sul disgelo tra gli Stati Uniti e Cuba, all’epoca di Barack Obama ovviamente. Insomma la Casa Bianca dispiega tutte le risorse che ha a disposizione per un “de-conflicting”, come si direbbe nel gergo militare.
Resta da vedere se sarà papa Francesco a mantenere un tono critico. Il pontefice rappresenta valori agli antiipodi rispetto a quelli di Trump, che peraltro non è mai stato religioso e quando cita la Bibbia spesso offre materiale alla satira dei talkshow serali. Nonostante questo però Trump non dispiace alle gerarchie ecclesiastiche più conservatrici negli Stati Uniti. Dopotutto questo presidente ha appena nominato alla Corte suprema un giudice anti-abortista. Di recente ha regalato a tutte le organizzazioni collaterali delle chiese il privilegio di poter fare propaganda politica mantenendo le detrazioni fiscali sulle donazioni ricevute.
L’8 novembre per portare Trump alla Casa Bianca sono stati essenziali i voti della destra protestante evangelica, che gli perdona tre matrimoni e tanti altri dettagli scabrosi della sua vita personale. Anche tra gli italo-americani cattolici c’è una componente di destra che ha votato Trump. Papa Francesco vorrà tener conto di questi equilibri? Di certo si troverà di fronte un presidente mansueto e rispettoso. Non si aspetti però delle autocritiche: quelle, Trump non le fa mai.
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