venerdì 12 maggio 2017

Stati Uniti
Incontro dell’Ecumenical Advocacy Days. Come Martin Luther King
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) Cristiani di diversa tradizione hanno pregato insieme per la pace nel mondo e hanno chiesto ai deputati e ai senatori degli Stati Uniti di non mettere a rischio la vita di migliaia di uomini e donne approvando tagli al bilancio federale che riducono le spese sociali: si è concluso così, con un momento di raccoglimento e impegno sociale, l’incontro annuale dell’Ecumenical Advocacy Days (Ead) for global peace with justice. L’evento, al quale hanno preso parte oltre mille cristiani, in gran parte statunitensi, si è tenuto anche quest’anno a Washington. Il tema scelto dall’Ead, movimento ecumenico sostenuto da più di cinquanta membri tra Chiese e altre organizzazioni, era «Confronting chaos, forging community. Challenging racism, materialism and militarism».
Come è stato ricordato più volte nel corso della riunione la scelta del tema è nata, da una parte, dal desiderio di ricordare la figura di Martin Luther King e il suo impegno per la pace, dall’altra dalla volontà di favorire una riflessione ecumenica sulla situazione politica, nazionale e internazionale. Situazione in cui, nonostante i continui appelli dei cristiani a costruire ponti di dialogo, il ricorso alle armi viene spesso proposto come unica soluzione per risolvere i conflitti e per portare sicurezza.
I partecipanti hanno cercato di trovare soluzioni concrete in riferimento ai provvedimenti programmati e annunciati dall’amministrazione Trump. Fra gli interventi, particolarmente significativo è stato quello del reverendo Leslie Copeland-Tune, responsabile di programmi ecumenici contro la povertà, secondo il quale i tagli del bilancio federale «sono destinati a colpire i programmi che aiutano i fanciulli, gli anziani, i disabili». Per questo, come ha sostenuto Douglas Grace, direttore di Ecumenical Advocacy Days, appare fondamentale una testimonianza ecumenica contro tale politica: i cristiani non possono «rimanere in silenzio e osservare quanto accade ai più deboli della società».
I cristiani non devono mai far venire meno la loro voce nell’affermare che materialismo e razzismo possono e devono essere combattuti proprio in nome di Cristo con una testimonianza ecumenica nella quotidianità, a partire dalle comunità locali.
In tale prospettiva diventa fondamentale la preghiera, con la quale tutti i cristiani possono scoprire cosa devono fare insieme per la società contemporanea, favorendo un cambio di rotta nella politica nazionale e internazionale dei paesi.
Aver inoltre ricordato la figura di Martin Luther King — che pose la questione «Dove stiamo andando: verso il caos o verso una più forte comunione?» durante la guerra del Vietnam, non pensando solo agli Stati Uniti ma al mondo intero — significa, è stato ricordato a Washington, comprendere quanto sia attuale ancora il messaggio del pastore protestante assassinato quasi cinquant’anni fa per una conversione ecumenica dei cuori che aiuti tutti i cristiani a testimoniare, con coraggio, la luce di Gesù Cristo, aprendo così nuove, concrete prospettive di pace.
L'Osservatore Romano, 11-12 maggio 2017