martedì 16 maggio 2017

«Preghiamo affinché possiate trovare compassione nel vostro discernimento e fermiate qualsiasi legge che colpisca i migranti e riduca la sicurezza comune»: è quanto si legge nella lettera-appello che duecento leader religiosi texani, uomini e donne di diverse confessioni e denominazioni (cattolici, metodisti, presbiteriani, episcopaliani, battisti, luterani, assemblee di Dio, pentecostali), ma anche ebrei e musulmani, hanno inviato nei giorni scorsi al governatore dello stato del Texas, Gregg Abbott.I responsabili religiosi, nel condannare con fermezza i contenuti della legge SB4, il provvedimento anti-immigrazione forse più severo mai approvato da uno stato americano, esortano il governatore texano a «considerare l’imperativo morale di amare il prossimo, accogliere il migrante e prendersi cura dei più vulnerabili fra noi». Il contestato provvedimento, sottolineano i firmatari, obbligherà le forze di polizia a comportarsi come agenti di controllo dell’immigrazione, dando loro mandato di trattenere in custodia gli immigrati per conto dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice), la sezione del Dipartimento di sicurezza che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione.
Il provvedimento, nella sostanza, finisce per togliere ai dipartimenti di polizia locali il diritto di definire le loro priorità riguardo alla sicurezza pubblica e di impegnarsi nell’opera di protezione degli immigrati che sono vittime o testimoni di crimini. La nuova legislazione, insomma, va ben oltre le ordinanze che attaccano le cosiddette «città rifugio» ed è molto simile alla SB1070 dell’Arizona, conosciuta come legge “Show me your papers” (Mostrami i tuoi documenti), che istituzionalizza la schedatura secondo un profilo razziale. In tal senso — mettono in guardia i leader religiosi — anche la legge SB4 incoraggerà la discriminazione contro le persone di colore, trasmettendo nei fatti il messaggio che gli immigrati non sono benvenuti e che bambini, famiglie e intere comunità straniere devono stare in guardia.
Il Texas diventa ora il primo stato americano a prevedere la conformità con le richieste di detenzione dell’Ice e a costringere la polizia locale ad applicare le leggi sull’immigrazione. Questo apre i dipartimenti di polizia anche al moltiplicarsi dei processi, dal momento che onorare le richieste di detenzione senza ricorrere al magistrato è stato ritenuto incostituzionale. «Il piano anti-immigrati — ha dichiarato uno dei firmatari della lettera-appello, il reverendo Charles Andrew Doyle, vescovo episcopaliano della diocesi del Texas — è nato dalla paura ed è stato promosso per difendere un privilegio, compromettendo la giustizia per tutti. Abbiamo visto il danno causato da leggi discriminatorie e incostituzionali, come la cosiddetta “Mostrami i tuoi documenti”, alla nostra economia e alle nostre comunità». Per questo, ha aggiunto, «continueremo a costruire comunità accoglienti in Texas. I texani sono un popolo ospitale, cordiale e lamentiamo il fatto che questa legge sta cercando di diffondere la paura fra di noi». Doyle cita la Bibbia: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso, perché anche voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Io sono il Signore, vostro Dio (Levitico, 19, 33-34)».
L'Osservatore Romano, 15-16 maggio 2017.