giovedì 18 maggio 2017

La Stampa
(Andrea Tornielli) Il capo della chiesa ortodossa dopo l' incontro a Cuba con Bergoglio. "Per cercare la pace è impossibile un futuro senza Cristianesimo" - «Fino al nostro incontro la condizione "mostruosa" dei cristiani in Medio Oriente e nel Nord Africa era quasi invisibile. Dopo, la situazione è cambiata». Sua Santità Kyrill, Patriarca di Mosca, parla lentamente. Rievoca lo storico summit con Francesco all' aeroporto dell' Avana nel febbraio 2016. E in questa intervista con La Stampa spiega che oggi bisogna «narrare la Chiesa non come un museo di idee medioevali, o una riserva di falliti incapaci di inserirsi nella vita moderna».
Santità, è trascorso poco più di un anno dall' incontro di Cuba. Che cosa resta?
«L' argomento principale della discussione è stata la condizione "mostruosa" dei cristiani in Medio Oriente e nel Nord Africa, un tema molto più vasto di un' agenda bilaterale. È incredibile che un vero genocidio di cristiani possa accadere adesso, nel "civilizzato" XXI secolo. Ai nostri fratelli vengono tolti non solo il tetto, i beni e i mezzi di sussistenza, ma la vita stessa, solo perché credono in Cristo. Il risultato più importante del nostro incontro è stato il riconoscimento, da parte di tutto il mondo, di questa sfida lanciata a tutta l' umanità, il cui passato, presente e futuro è impossibile senza il cristianesimo».
Nel mondo, secondo lei, c' è coscienza di quanto sta accadendo ai cristiani?
«Fino al nostro incontro con Papa Francesco l' argomento era quasi invisibile nei media. Abbiamo riscontrato l' indifferenza anche di molte organizzazioni internazionali. Dopo, la situazione è cambiata. Spero che al riconoscimento della gravità del problema seguiranno anche passi concreti per risolverlo. Per ora i progressi non sono rapidi: basta pensare ai fatti recenti avvenuti in Egitto e in Siria. Ma io non perdo la speranza. Continueremo ad alzare la nostra voce e ad aiutare concretamente i cristiani perseguitati. Oggi noi cristiani siamo di fronte a una grave sfida. Non si tratta soltanto della violenza esplicita di cui ho appena parlato, ma anche di problemi come la distruzione della famiglia. Riuscire insieme a rendere attuale il Vangelo è un compito di estrema attualità. Questo è stato un altro argomento affrontato all' Avana».
Qual è oggi lo stato dei rapporti tra le due Chiese? Quali i risultati dell' incontro?
«Spero che avrà un seguito nello scambio di esperienze, nell' individuazione di nuovi punti di interazione, nel dibattito sulle forme che la testimonianza cristiana deve assumere in questo nuovo contesto. C' è una prospettiva di sviluppo nelle nostre relazioni. L' incontro all' Avana è stato un evento di grande importanza, nonostante le divergenze teologiche che persistono. L' incontro con il Papa testimonia la nostra disponibilità a difendere insieme il futuro delle comunità cristiane, e a contribuire a instaurare una pace solida e giusta nei luoghi dove oggi vediamo spargersi il sangue».
Oggi il mondo vive quella che Francesco chiama la «Terza guerra mondiale a pezzi». Come si contrasta?
«L' arma principale del cristiano è la preghiera, il Signore compie miracoli che superano la logica comune e le leggi della politica. Ogni preghiera deve essere supportata dall' azione. Non dobbiamo prendere parte a quella che viene definita "guerra a pezzi", che ha inizio dall' odio e dall' egoismo che si impadroniscono di noi. Cacciamoli dal nostro cuore, dalla nostra famiglia, dalla nostra comunità». In che cosa consiste, secondo lei, il principale contributo dei cristiani alla pace? «Il compito principale dei cristiani è quello di rimanere fedeli a Cristo, di conservare la pace come uno stato particolare dello spirito. Le parole di Serafino di Sarov, santo russo onorato in tutto il mondo cristiano, sono una massima geniale della vita cristiana: "Conquista lo spirito della pace e intorno a te si salveranno in migliaia". Questa è la nostra risposta».
Per il cammino ecumenico si può guardare all' epoca in cui le due Chiese erano unite?
«Non è possibile andare avanti con la testa girata all' indietro. Qualunque tentativo di trasporre meccanicamente qualcosa dai secoli passati alla modernità è condannata al fallimento. Ma questo non significa che possiamo dimenticare le lezioni della storia e l' esperienza della Chiesa indivisa del primo millennio».
Che cosa si impara da questo passato?
«Che la divisione dei cristiani è stata dettata in buona parte dallo spostamento delle priorità spirituali: dall' osservazione rigorosa del Vangelo al tentativo di tracciare e fissare i confini terreni dell' influenza e del potere della Chiesa. Anche il miglioramento delle nostre relazioni deve basarsi non sulla cancellazione o l' occultamento delle differenze formatesi nei secoli, ma sull' aspirazione unanime a vivere secondo il Vangelo nel mondo contemporaneo».
Qual è oggi, secondo lei, il compito dei cristiani delle diverse confessioni?
«Oggi, come mai prima, è importante trovare un linguaggio per dare una testimonianza viva di Cristo, narrare la Chiesa non come un museo di idee medioevali, o una riserva di falliti incapaci di inserirsi nella vita moderna, ma come "fonte di acqua viva", intorno alla quale passano folle tormentate dalla sete. In questo senso la situazione della Chiesa non si distingue molto dal cristianesimo dei primi secoli. Che cosa hanno in comune la Chiesa antica e quella attuale, che cosa non è cambiato nei millenni trascorsi? Non è un "cosa", è un "Chi": il Fondatore e Guida della Chiesa, Cristo. È in Lui che siamo chiamati a cercare l'esempio in ogni momento della nostra vita».
Versione integrale su Vatican Insider fra poco.