mercoledì 31 maggio 2017

Repubblica Centrafricana
Si sono intensificati gli scontri nella Repubblica Centrafricana. Aumenta la violenza a sfondo religioso ed etnico
L'Osservatore Romano
Sono sempre più numerosi nella Repubblica Centrafricana gli episodi di violenza a sfondo religioso. Nelle ultime settimane gli scontri tra le milizie rivali hanno preso il sopravvento e più di cento persone hanno perso la vita nel corso di un triplice attacco avvenuto ad Alindao, a Bengassou e a Bria, nel sud-est del paese. «Duemila musulmani sono ancora ospitati nella missione cattolica. Una parte nel Seminario minore, un’altra nella cattedrale e da me, nella casa episcopale», ha raccontato all’agenzia Fides Juan José Aguirre Muñoz, vescovo di Bangassou, la città nel sud-est della Repubblica Centrafricana assalita nei giorni scorsi da un gruppo di miliziani anti-balaka.
«Queste persone — ha continuato il presule — sono minacciate dagli anti-balaka che erano entrati in città nei giorni scorsi, attaccando il quartiere musulmano di Bangassou, uccidendo, depredando e cacciando i suoi abitanti, le cui case sono state date alle fiamme. Sono due le emergenze che dobbiamo affrontare: la sicurezza e l’aiuto umanitario, ma quello che preoccupa di più è la mancanza di sicurezza. Siamo esposti ad attacchi improvvisi».
A Bangassou è presente un contingente di caschi blu marocchini della Minusca (Missione Onu in Centrafrica) ma non riesce a fare molto. L’ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari ha espresso preoccupazione per il clima di instabilità e per le violenze che hanno senza alcun dubbio una connotazione religiosa ed etnica. Nonostante le difficoltà da parte delle agenzie umanitarie nel prestare soccorso, i gesti di solidarietà della Chiesa cattolica nei confronti delle popolazioni civili di fede musulmana, come confermato da monsignor Aguirre Muñoz, continuano senza sosta.
«La popolazione musulmana — ha spiegato Najat Rochdi, coordinatrice umanitaria dell’Onu nella Repubblica Centrafricana — non è la sola a essere stata presa di mira, anche i cristiani subiscono violenze e persecuzioni. Gran parte della popolazione sta pagando il prezzo di questa strumentalizzazione della religione. Le ultime due settimane sono state orribili. Decine di donne e bambini sono stati uccisi per motivi religiosi o perché appartenenti a una particolare etnia».
L’aumento della violenza nel corso degli ultimi mesi è legata all’escalation del conflitto iniziato nel 2013 quando i militanti della fazione seleka, di religione musulmana, hanno conquistato il potere spodestando il presidente François Bozizé. Da allora, sono scoppiati i conflitti tra questa fazione e gli anti-balaka, milizie cristiane formatesi dopo il colpo di stato del 2013.
L'Osservatore Romano, 30-31 maggio 2017