mercoledì 24 maggio 2017

Regno Unito
Reazioni di esponenti religiosi alla strage di Manchester. Il male non ha mai l’ultima parola
L'Osservatore Romano
La veglia di preghiera in Albert Square, davanti alla sede del Comune, ha concluso ieri sera a Manchester una giornata scandita dal dolore e dal raccoglimento dopo l’orribile strage che ha provocato ventidue morti e cinquantanove feriti. Alla cerimonia hanno partecipato rappresentanti delle comunità cristiana, musulmana, ebraica e sikh per ribadire, assieme alle autorità civili, l’unione e la forza di una delle città-simbolo della rivoluzione industriale del diciannovesimo secolo. «Questa è Manchester» ha twittato il sindaco Andy Burnham, mostrando una foto della folla riunita, mentre, da parte cattolica, monsignor John Stanley Kenneth Arnold, vescovo di Salford (nel cui territorio ricade la città), ha acceso una candela «in segno di speranza».
Nei messaggi diffusi dai leader religiosi, oltre alla condanna del vile attentato e all’invito a stringersi con la preghiera accanto ai familiari delle vittime, c’è l’unanime esortazione a non cedere alla paura e allo sconforto. «Eroica Manchester, l’oscurità del male non ti travolgerà. Preghiamo per coloro che sono nel dolore e nella dura prova della perdita e per coloro che ci proteggono», ha scritto su Twitter l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Comunione anglicana. Sempre su Twitter, il vescovo anglicano di Manchester, David Walker, ricorda che «abbiamo già affrontato attacchi terroristici e quest’ultimo non ci sconfiggerà» e lancia un appello «a tutte le chiese della città affinché dedichino un giorno per piangere i morti, pregare con le loro famiglie e con i feriti e per riaffermare la nostra determinazione» contro i terroristi. «La rabbia provata quando capitano fatti così tragici va trasformata in una forza per il bene. Ripareremo il danno procurato alla nostra città come non abbiamo mai fatto prima», conclude Walker.
Il cardinale arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, in una lettera esprime il suo «sgomento, condiviso da tutte le persone di buona volontà. So che cattolici e molti altri pregheranno per coloro che sono stati uccisi, per quelli che hanno perso i propri cari e stanno soffrendo. Preghiamo anche per tutti coloro che stanno lavorando così duramente in questa tragedia: la polizia, le forze di sicurezza, il personale ospedaliero». Anche monsignor Arnold — oltre a sottolineare che questo attentato «non ha alcuna giustificazione» — chiede un impegno a pregare e lavorare insieme «per costruire e rafforzare la solidarietà della nostra comunità».
Il segretario generale del Consiglio musulmano di Gran Bretagna, Harun Khan, parla di attacco ancora più «orribile e criminale» perché teso a colpire soprattutto degli adolescenti: «Possano i responsabili affrontare il peso delle loro azioni dinanzi alla giustizia sia in questa vita che nella prossima», scrive in un comunicato. E il gran rabbino di Gran Bretagna, Ephraim Mirvis, ricorda che si è trattato del «peggiore attacco terroristico subito dal Paese da dodici anni a questa parte» (ovvero dagli attentati del 2005 a Londra), definendolo opera del «male allo stato puro».
In una nota congiunta, Conferenza delle Chiese europee e Consiglio ecumenico delle Chiese mettono in evidenza come l’attentato sia particolarmente scioccante perché diretto a colpire dei giovani e segua altri attacchi condotti in Europa (Bruxelles, Berlino, Parigi, Stoccolma, San Pietroburgo, Istanbul, Nizza). Le due organizzazioni affermano che, «qualunque siano le ragioni di queste azioni, non esiste giustificazione a tale violenza. Onoriamo un Dio che dà la vita, che sostiene e redime. Questi orrori ci incoraggiano a ribadire tale verità con ancora più forza». Il cardinale arcivescovo di München und Freising, Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea, ha detto che «l’attacco colpisce il Regno Unito e l’Europa», esortando a «stare insieme per la pace, l’umanità e la solidarietà». E dagli Stati Uniti il cardinale presidente della Conferenza episcopale, Daniel N. DiNardo, in una lettera scrive: «Il male, per quanto denso e oscuro possa essere, non ha mai l’ultima parola».
L'Osservatore Romano, 24-25 maggio 2017