sabato 13 maggio 2017

Regno Unito
Newman e la provvidenza del Padre.  Guardiano e amico oltre che creatore
L'Osservatore Romano
(Hermann Geissler) In alcuni sermoni John Henry Newman, da predicatore anglicano, dipinge una bella immagine del Padre misericordioso. Per esempio nell’omelia su «La provvidenza individuale come ci è rivelata nel vangelo», predicata il 5 aprile 1835 nella chiesa di Santa Maria Vergine a Oxford, Newman inizia dicendo che prima della venuta di Cristo gli uomini conoscevano «qualche preannuncio occasionale che rivelava la sollecitudine di Dio per i singoli individui», ma nella maggior parte dei casi furono istruiti «solamente nel disegno della sua provvidenza generale, come si vede nel corso delle vicende umane». Il vangelo però ci rivela chiaramente «questo distinto riguardo, accordato da Dio a ognuno di noi».Occorre comunque considerare che questa rivelazione della provvidenza individuale appare legata a non poche difficoltà per il nostro intelletto. Newman ricorda innanzitutto che noi cristiani siamo spesso come gli altri che si lasciano trascinare dalle onde che scorrono nelle correnti del mondo: «Noi concepiamo che Dio operi solo su un vasto piano, ma non possiamo renderci conto della meravigliosa verità che egli vede e pensa anche ai singoli individui. Non riusciamo a credere che egli è dovunque, realmente presente, che egli è in ogni luogo dove siamo noi. Sappiamo che egli è in cielo e dimentichiamo che è anche in terra». Questa mancanza di fede è «la ragione per cui una moltitudine di gente è così profana. Si permettono di essere tiepidi e indifferenti perché non riescono ad afferrare che Dio li vede».
Newman continua spiegando come queste difficoltà aumentano quando gli uomini sono provati dalla miseria di questo mondo. In queste situazioni capita spesso che gli altri non si interessano più di loro ed essi «si disperano perché non riescono a rendersi conto dell’amorevolezza che si trova nella presenza di Dio. Non trovano conforto in una verità che per loro non è sostanza, ma semplicemente un’opinione». La fede nella provvidenza non è una realtà nella loro vita, «non allenta il loro dolore, perché la loro mente non è abituata a sentire che egli è un Dio misericordioso, che li segue individualmente». Partendo dal vangelo, Newman evidenzia poi come «il carattere peculiare della bontà di nostro Signore» sia «la sua tenerezza e la sua sollecitudine per noi». Gesù «ha preso su di sé i pensieri e i sentimenti della nostra stessa natura che, come noi tutti comprendiamo, è capace di simili attaccamenti personali». Dio si è avvicinato a noi, in Gesù brilla la sua misericordia e la sua cura amorosa verso ogni persona. «Questo fatto può essere bene illustrato con il modo tenero di comportarsi di nostro Signore verso Lazzaro e le sue sorelle; o con le sue lacrime sopra Gerusalemme; o con la sua condotta verso san Pietro, prima e dopo che lo aveva rinnegato; oppure verso san Tommaso quando manifestò il suo dubbio; o con il suo amore verso sua madre o san Giovanni».
Questi pensieri possono essere ancora approfonditi se consideriamo il comportamento del Signore verso gli sconosciuti che vennero da lui: «Tutto santo, onnipotente com’era, egli poté manifestare un tenero interesse verso tutti quelli che lo avvicinarono; come se non potesse posare i suoi occhi su nessuna delle sue creature senza quell’affetto traboccante che un genitore dimostra per suo figlio; osservandolo con piena soddisfazione, senza desiderare altro che la sua felicità». Newman accenna in questo contesto, per esempio, all’amore di Gesù verso il giovane ricco (cfr. Marco, 10, 21) e alla sua compassione con il lebbroso che guarì (cfr. Marco, 1, 41). In questi e simili racconti il vangelo non ci parla solo di un creatore immutabile, ma di un guardiano pieno di compassione, di un amico che si interessa di ciascuno di noi. A questo punto Newman si rivolge direttamente ai suoi ascoltatori: «Dio ti osserva individualmente. Egli ti chiama con il tuo nome. Egli ti vede, ti comprende, così come egli ti ha creato. Egli sa quello che c’è dentro di te, tutti i tuoi sentimenti e pensieri, quelli che ti sono propri, le tue inclinazioni e le cose che ti piacciono, la tua forza e la tua debolezza. Egli ti osserva nei giorni della tua gioia come pure nel giorno del dolore. Egli ti è vicino nelle tue speranze come nelle tue tentazioni. Egli mette il suo interesse in tutte le tue preoccupazioni, in tutti i tuoi tristi o lieti ricordi. Egli ha contato tutti i capelli della tua testa e i millimetri della tua statura. Egli ti abbraccia tutt’intorno e ti porta sulle sue braccia; egli ti raccoglie da terra e ti depone giù. Egli nota il tuo stesso volto, sia quando sorride che quando è in lacrime, sia quando è in piena salute, che quando è malaticcio. Egli guarda con tenerezza le tue mani e i tuoi piedi; egli ode la tua voce, il battito del tuo cuore, e il tuo stesso respiro. Tu non ami te stesso meglio di quanto egli ti ami. Tu sei non solo la sua creatura, sei l’uomo redento e santificato, il suo figlio adottivo, che gode del favore di una parte di quella gloria e beatitudine che fluisce da lui eternamente nell’unigenito. Tu sei scelto per essere suo. Tu fosti uno di quelli per i quali Cristo offrì la sua ultima preghiera, e la suggellò con il suo sangue prezioso. Che immane pensiero è questo, un pensiero quasi troppo grande per la nostra fede!».
Newman conclude con un pressante invito: «Facciamo dunque ogni sforzo per comprendere giustamente, con la sua grazia, quale posto occupiamo sulla terra e quello che egli è verso di noi; infinitamente tenero e misericordioso e, tuttavia, non disposto a lasciar passare per lo spessore di un solo capello, i confini eterni della verità, della santità e della giustizia». La fede nella provvidenza, radicata in una profonda fiducia nell’amore del Padre, può suscitare in noi quello spirito di pentimento che ha spinto il figlio prodigo a tornare a casa ed è anche capace di preservarci dalla durezza di cuore del figlio maggiore. Fiducia, pentimento, gratitudine e gioia con gli altri caratterizzano la vita di quei cristiani che non solo conoscono la parabola dei due fratelli e del buon padre, ma la mettono anche in pratica.

L'Osservatore Romano, 12-13 maggio 2017