martedì 23 maggio 2017

(a cura Redazione "Il sismografo")
(Damiano Serpi - ©copyright) Manchester. Poche ore fa è toccato a questa città inglese subire un vile e crudele attentato terroristico. Più spregevole e feroce perché le vittime prescelte sono state quasi tutte teenagers.  22 innocenti esseri umane, tra cui alcuni bambini, hanno perso la propria vita e oltre 60 sono rimaste ferite a seguito di quello che sembra essere stato, con ogni probabilità, un attentato suicida. In terrorismo non colpisce quasi mai a caso e sceglie sempre  bene sia i tempi che i modi. La visibilità per i terroristi è tutto e il tempo scelto, con il Presidente Usa Trump in giro per il mondo a parlare di lotta al terrorismo, è stato davvero ottimo per averla tutta. Ecco perché questa nuova barbarie ci pone davanti all’esigenza di interrogarci se la concomitanza di certe analogie e di certe coincidenze non siano solo frutto della casualità ma, invece, di qualcosa di più organico e radicato.
Proprio due giorni fa in Arabia Saudita 50 nazioni musulmane si sono trovate riunite con il presidente americano Trump per aborrire ogni forma di terrorismo. In quel consesso si sono dette tante cose giuste e condivisibili. La lotta al terrorismo non è una guerra di religione, di società differenti o di culture. Il terrorismo non può essere motivato da ragioni di fede. Il terrorismo deve essere combattuto da tutti gli stati e da tutti i cittadini perché la violenza non può e non deve prevalere mai. Tuttavia come si vuole combattere il terrorismo mondiale nel concreto ? A giudicare dagli atti tangibili adottati  l’unica risposta che gli Stati sembrano seguire al momento è quella di armarsi sino ai denti e di individuare a priori coloro che devono essere combattuti fino alla “morte”.
Siamo sicuri di aver imboccato la strada giusta ? Bastano le armi, i finanziamenti miliardari per munirsi di missili, navi e carri armati ? Non passiamo oltre, ma interroghiamoci su questo e meditiamo sulle conseguenze che ogni nostra decisione comporta. Proprio 48 ore fa gli USA e l’Arabia Saudita hanno stretto un poderoso accordo militare che prevede la spesa di oltre 110 miliardi di dollari in armi e sistemi di difesa. Gli Usa produrranno (assumeranno tante nuove persone per fare job e business) e consegneranno, l’Arabia Saudita acquisterà e userà le armi per combattere i terroristi in tutto il Medio Oriente e forse pure oltre. La motivazione di questa decisione di spendere così tanti soli in armi è stata individuata nella impellente necessità di combattere tutti assieme il terrorismo mondiale che, in Medio Oriente, ha le sue radici più profonde e le sue menti più occulte.
Davanti a questo nuovo attentato di Manchester, dove forse tra un paio d’ore sapremo che l’attentatore era un giovane con passaporto britannico o comunque un cittadino residente, sarebbe servito a qualcosa essere stati in possesso di armi, missili, sistemi radar ultra moderni, sistemi di difesa balistici satellitari e via dicendo ? Se avessimo speso già quei 110 miliardi di dollari in armi si sarebbero potute evitare queste ulteriori 22 innocenti morti presso l’auditorium della città inglese ? Basta correre al riarmo mondiale per combattere il terrorismo o stiamo solo ripercorrendo vecchie strade che, fa molto male solo ricordarlo, ci hanno portato al punto in cui siamo oggi ?
Davvero il terrorismo, quello che ci coinvolge direttamente a casa nostra, si combatte esclusivamente armando i paesi del Medio Oriente o cercando in ogni modo di far prevalere certe potenze regionali a discapito di altre ? Il presidente Trump ha espressamente additato l’Iran come paese mandante dei terroristi. Nel suo discorso ha citato tante organizzazioni terroriste come Hezbollah o Hamas. Tuttavia chiediamoci chi ha deciso materialmente di uccidere 22 ragazzi innocenti ieri sera a Manchester ? Sono stati gli sciiti dell’Iran, sono stati i seguaci di Hezbollah o quelli di Hamas ? No, come per tutti gli attentati terroristici finora registrati in Europa ci si renderà conto che la minaccia incombente non è arrivata dall’estero ma da dall’interno di un occidente europeo che ha i terroristi in casa propria. Con tutta probabilità chi ieri si è fatto saltare dopo quel concerto tra bambini, ragazzi e genitori spensierati e felici non ha nessun rapporto con chi oggi riteniamo di dover additare come minaccia mondiale, ma è stato un nostro vicino di casa per mesi o anni senza che noi ci accorgessimo di nulla di quel suo odio verso di noi.
Siamo proprio certi che il terrorismo si possa sconfiggere con gli eserciti e con la produzione di armi ? Ci deve rassicurare questa idea ? Oppure non sarà il caso di cominciare a lavorare ad altre soluzioni molto meno spettacolari ma sicuramente molto più incisive, seppur laboriose e faticose  ? A cosa può servire un sofisticatissimo sistema missilistico se nella nostra città un ragazzo decide di farsi esplodere nel campetto di calcio durante una partita ? A cosa ci serve un sistema radar che riesce persino a scovare il movimento di una mosca quando chi semina morte arriva in un auditorium con un semplice zaino sulle spalle o a bordo di un’auto che si intente usare come ariete ? In questi casi non sarebbe più utile impegnare le risorse in altro ?
Non sarà forse il caso di destinare risorse per capire dove sta il reale malessere, per scovare i centri nevralgici di questa ideologia del male, per promuovere una vera integrazione che si basi sulla solidarietà e sulla fermezza ? La lotta al terrorismo non è una semplice guerra tra eserciti o, come piace tanto ripetere il presidente Trump, tra il bene e il male. È troppo facile, oserei dire persino puerile, cercare risposte partendo da assiomi così semplicistici. Il mondo, la società, gli uomini non sono mai stati semplici. Il terrorismo si combatte soprattutto con la cultura, con il rispetto, con l’integrazione di chi può essere facile preda di teorie folli. Il terrorismo si combatte difendendo i diritti umani, valorizzando la vita e non la morte, diffondendo l’esigenza di rispettare ogni vita umana senza se o ma. Il terrorismo si combatte convincendo tutti a rigettare ogni forma di violenza e a privilegiare il dialogo e l’incontro che mirino alla giustizia e all’equità.
Ciò che è successo a Manchester ieri ci dimostra, ancora una volta, che nessuna guerra al terrorismo in Medio Oriente ci renderà più sicuri a casa nostra semplicemente perché i terroristi che ci vogliono fare del male vivono in mezzo a noi ogni giorno. Questi terroristi condividono il nostro suolo, la nostra aria, i nostri servizi. Questi terroristi frequentano le nostre scuole, i nostri uffici, i nostri centri commerciali, le nostre strade.  L’idea che radendo al suolo Racca, Mosul o altre roccaforti dell’Isis, o di qualsiasi altra sigla sia diventata famosa nella cronaca contemporanea dei conflitti mediorientali, con una pioggia micidiale di armi non ci aiuterà a debellare l’origine dell’odio che sta alla base delle azioni violente anche in Europa. Il terrorismo delle nostre città si deve affrontare rimboccandoci le maniche ogni giorno e capendo che l’integrazione non può essere più qualcosa di cui avere paura perché la società contemporanea ne sarà sempre più stravolta. Non si può più ritardare ciò che è già presente nella nostra vita.
Proprio oggi negli Stati Uniti è stato presentato ufficialmente il bilancio dell’amministrazione Trump per il prossimo anno.  Il testo prevede di aumentare le spese militari del 10% e di diminuire quelle per il sociale, aiuti ai poveri compresi, per oltre mille miliardi di dollari. Questa stessa idea albergherà dopodomani a Bruxelles durante il summit della Nato dove gli USA chiederanno ai paesi europei della Nato di fare lo stesso sia per impegnarsi direttamente nella lotta al terrorismo che per mantenere i patti già sottoscritti. Bisogna colpire al cuore il terrorismo e far vincere le forze del bene su quelle del male. La ricetta, in concreto, per fare questo è aumentare le spese militari e di sicurezza e diminuire quelle del Welfare e della solidarietà. Questa è l’idea che ci  stanno proponendo. Non si è in disaccordo sulla necessità di combattere il terrorismo, ma sui modi con cui farlo. Siamo sicuri che aumentando i finanziamenti per le armi e diminuendo le risorse per il sociale si raggiunga l’esito che ci proponiamo di raggiungere, ossia far sparire dalle nostre città, paesi e villaggi ogni minaccia di terrorismo ?
In Italia il terrorismo delle Brigate Rosse non si è sconfitto solo con l’uso della forza, anzi tutto il contrario. L’impeto terrorista e l’odio trasformatosi in violenza è scemato quando la gente comune ha iniziato ad isolare i violenti, a non fornire più appoggio logistico ai facinorosi, a non farsi affascinare dalle promesse di un nuovo mondo senza più diseguaglianza sociale raggiunto a suo di attentati ed esecuzioni. In altre parole, le Brigate Rosse hanno fallito quando l’odio non ha vinto. Le Brigate Rosse non sono state sconfitte dai missili, dalle armi, dai sistemi radar o dai carri armati, ma semplicemente dal propagarsi di una volontà popolare che ha isolato e marginalizzato i violenti fino a farli persino desistere, se non pentirsi, di ciò che avevano fatto. Tutto questo non si è realizzato, certo, senza un’azione di polizia e di intelligence dello stato, ma in simbiosi con la percezione del popolo che le diseguaglianze sociali, la povertà, l’indifferenza dei potenti non si sarebbero potute superare con la cieca violenza e l’uso delle armi.
Non si hanno ancora elementi per poter affermare che l’attentato terroristico di ieri a Manchester sia stato pensato come risposta diretta a quanto avvenuto durante la visita in Arabia Saudita e in Israele del Presidente Trump. Tuttavia il sospetto e il dubbio che sia proprio così restano. Ciò che appare evidente, comunque siano andate le cose, è che ieri siamo stati nuovamente colpiti da un violento attentato che ha provocato solo vittime inermi e spezzato vite giovanissime. Ieri ha nuovamente vinto l’odio cieco di chi ha deciso materialmente di porre fine alla sua vita facendosi saltare in area tra innocenti bambini e ragazzi. Mentre da un lato si magnificavano gli accordi mondiali tra i potenti per combattere il terrorismo a suon di miliardi di dollari, in Inghilterra qualcuno ordiva indisturbatamente di colpire ragazzi e bambini ad un concerto pop di una nota cantante in voga tra i più giovani.
Non ci possono non ritornare in mente le parole che Papa Francesco e la Chiesa ci stanno ricordando sempre più spesso. Il terrorismo va combattuto cercando in ogni modo di limitare al massimo ogni forma di scarto, di indifferenza e di diseguaglianza. Solo così si riesce a togliere al terrorismo il combustibile di cui ha bisogno per portare avanti la sua terrificante campagna d’odio basata sulla cieca e barbara violenza.