venerdì 12 maggio 2017

Sala stampa della Santa Sede
[Text: Italiano, Français, English, Español, Português]
Conclusa la Benedizione delle candele alla Cappellina delle Apparizioni del Santuario di Nostra Signora di Fátima e dopo la Recita del Rosario guidata dal Santo Padre, alle ore 22.00 circa, il Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, presiede la Santa Messa nella Veglia Mariana per la solennità del 13 maggio.
Riportiamo di seguito l’Omelia che il Cardinale Segretario di Stato pronuncia nel corso della celebrazione:

Traduzione in lingua italiana
Carissimi pellegrini di Fatima,
lieti e riconoscenti, ci siamo radunati in questo Santuario che custodisce la memoria delle Apparizioni della Madonna ai tre Pastorelli, aggiungendoci alla folla di pellegrini che, nel corso di questi cento anni, qui è accorsa per testimoniare la fiducia nella Madre del Cielo. In onore del suo Cuore Immacolato, celebriamo questa Eucaristia.
Nella prima Lettura, abbiamo sentito il popolo esclamare: «Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio» (Gdt 13,20). Sono parole di lode e gratitudine della città di Betùlia a Giuditta, sua eroina, che «il Signore Dio, che ha creato i cieli e la terra, [...] ha guidato a troncare la testa del capo dei nostri nemici» (Gdt 13,18). Tuttavia queste parole acquistano il loro pieno significato nell’Immacolata Vergine Maria, che, grazie alla sua discendenza – Cristo Signore – ha potuto “schiacciare la testa” (cfr Gen 3,15) del «serpente antico, colui che è chiamato diavolo e il Satana e che seduce tutta la terra abitata, il quale [...] si infuriò contro la donna e se ne andò a fare guerra contro il resto della sua
discendenza, contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù» (Ap 12,9.17).
Come mamma preoccupata per le tribolazioni dei figli, Ella è apparsa qui con un messaggio di consolazione e di speranza per l’umanità in guerra e per la Chiesa sofferente: «Finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà» (Apparizione di luglio 1917). E in altre parole: «Abbiate fiducia! Alla fine, vinceranno l’amore e la pace, perché la misericordia di Dio è più forte della potenza del male. Ciò che sembra impossibile agli uomini, è possibile a Dio». E la Madonna ci invita ad arruolarci in questa lotta del suo Figlio divino, in particolare con la recita quotidiana del Rosario per la pace nel mondo. Poiché, anche se tutto dipende da Dio e dalla sua grazia, bisogna agire come se tutto dipendesse da noi, chiedendo alla Vergine Maria che il cuore delle persone, il focolare delle famiglie, il cammino dei popoli e l’anima fraterna dell’intera umanità siano a lei consacrati e posti sotto la sua protezione e guida. Lei vuole gente che le si affidi! «Se faranno quel che io vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace» (Apparizione del luglio 1917). Alla fine, quello che dovrà vincere la guerra è un cuore: il Cuore della Madre otterrà la vittoria, alla testa di milioni di suoi figli e figlie.
Questa sera, rendiamo grazie e lode alla Santissima Trinità per l’adesione di tanti uomini e donne a questa missione di pace affidata alla Vergine Madre. Dall’oriente all’occidente, l’amore del Cuore Immacolato di Maria ha conquistato un posto nel cuore dei popoli come sorgente di speranza e consolazione. Si è radunato il Concilio Ecumenico Vaticano II per rinnovare il volto della Chiesa, presentandosi sostanzialmente come il Concilio dell'amore. La gente, i vescovi, il Papa non rimasero sordi alle richieste della Madre di Dio e degli uomini: a Lei è stato consacrato il mondo intero. Ovunque si formano gruppi e comunità credenti che, risvegliandosi dall’apatia di ieri, si adoperano adesso per manifestare al mondo il vero volto del cristianesimo.
«Se faranno quello che io vi dirò, avranno pace». E’ vero che, cento anni dopo le Apparizioni, «se, per molti – come dice Papa Francesco –, oggi la pace sembra, in qualche modo, un bene scontato, quasi un diritto acquisito a cui non si presta più molta attenzione, per troppi essa è ancora soltanto un lontano miraggio. Milioni di persone vivono tuttora al centro di conflitti insensati. Anche in luoghi un tempo considerati sicuri, si avverte un senso generale di paura. Siamo frequentemente sopraffatti da immagini di morte, dal dolore di innocenti che implorano aiuto e consolazione, dal lutto di chi piange una persona cara a causa dell’odio e della violenza, dal dramma dei profughi che sfuggono alla guerra o dei migranti che periscono tragicamente» (Discorso al Corpo diplomatico, 9 gennaio 2017). In mezzo a tutta questa preoccupazione e incertezza riguardo al futuro, che cosa ci chiede Fatima? La perseveranza nella consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, vissuta ogni giorno con la recita del Rosario. E se, nonostante la preghiera, persisteranno le guerre? Anche se non si vedranno risultati immediati, perseveriamo nella preghiera; questa non è mai inutile. Prima o poi darà i suoi frutti. La preghiera è un capitale che si trova nelle mani di Dio e che Egli fa fruttare secondo i suoi tempi e i suoi disegni, molto diversi dai nostri.
Come Salmo responsoriale, abbiamo avuto il cantico del Magnificat, dove spicca il contrasto fra la “grande” storia delle nazioni e dei loro conflitti, la storia dei grandi e dei potenti con la sua stessa cronologia e geografia del potere, e la “piccola” storia dei poveri, degli umili e dei deboli. Questi sono chiamati a intervenire a favore della pace con un’altra forza, con altri mezzi apparentemente inutili o inefficaci quali la conversione, la preghiera riparatrice, l’affidamento. È un invito a fermare l’avanzata del male entrando nell’oceano dell’Amore divino come resistenza – e non resa – alla banalità e fatalità del male.
Come dobbiamo fare? Permettetemi di spiegarvelo con un esempio (cfr Eloy Bueno de la Fuente, A Mensagem de Fátima. A misericórdia de Deus: o triunfo do amor nos dramas da história, 2014, pag. 235-237): se riceviamo una banconota falsa, una reazione spontanea, e persino ritenuta logica, sarebbe di passarla a qualcun altro. In questo si vede come siamo tutti inclini a cadere in una logica perversa che ci domina e spinge a propagare il male. Se mi comporto secondo questa logica,
la mia situazione cambia: io ero vittima innocente quando ho ricevuto la banconota contraffatta; il male degli altri è caduto su di me. Nel momento, però, in cui coscientemente passo la banconota falsa a un altro, io non sono più innocente: sono stato vinto dalla forza e dalla seduzione del male, provocando una nuova vittima; mi sono fatto trasmettitore del male, sono diventato responsabile e colpevole. L’alternativa è quella di fermare l’avanzata del male; ma ciò è possibile solo pagando un prezzo, restando cioè io con la banconota falsa e liberando così l’altro dall’avanzata del male.
Questa reazione è l’unica che può fermare il male e vincerlo. Gli esseri umani ottengono questa vittoria quando sono capaci di un sacrificio che diventa riparazione; Cristo la compie, manifestando che il suo modo di amare è misericordia. Un tale eccesso d’amore lo possiamo vedere nella croce di Gesù: Egli si fa carico dell’odio e della violenza che cadono su di Lui, senza insultare né minacciare vendetta, ma perdonando, dimostrando che c’è un amore più grande. Solo Lui può fare questo, caricandosi – per così dire – la “banconota falsa”. La sua morte è stata una vittoria ottenuta sul male scatenato dai suoi aguzzini, che siamo tutti noi: Gesù crocifisso e risorto è la nostra pace e riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18).
«Ti sei opposta alla nostra rovina, comportandoti rettamente davanti al nostro Dio»: preghiamo noi, in questa notte di veglia, come un immenso popolo in marcia sulle orme di Gesù Cristo risorto, illuminandoci a vicenda, l’uno trascinando l’altro, appoggiandoci sulla fede in Cristo Gesù. Riguardo a Maria, hanno scritto i santi Padri che Ella concepì Gesù prima nella fede e dopo nella carne, quando disse “sì” all’invito che Dio Le rivolse mediante l’Angelo. Ma ciò che è avvenuto in modo unico nella Vergine Madre, si verifica spiritualmente in noi ogni volta che ascoltiamo la Parola di Dio e la mettiamo in pratica, come chiedeva il Vangelo (cfr Lc 11,28). Con la generosità e il coraggio di Maria, offriamo a Gesù il nostro corpo affinché Egli possa continuare ad abitare fra gli uomini; offriamogli le nostre mani per accarezzare i piccoli e i poveri; i nostri piedi per andare incontro ai fratelli; le nostre braccia per sostenere coloro che sono deboli e lavorare nella vigna del Signore; la nostra mente per pensare e fare progetti alla luce del Vangelo; e soprattutto il nostro cuore per amare e prendere decisioni secondo la volontà di Dio.
Così ci formi la Vergine Madre, stringendoci al suo Cuore Immacolato, come ha fatto con Lucia e i Beati Francesco e Giacinta Marto. In questo centenario delle apparizioni, riconoscenti per il dono che l’evento, il messaggio e il santuario di Fatima sono stati nel corso di questo secolo, uniamo la nostra voce a quella della Vergine Santa: «L'anima mia magnifica il Signore, [...] perché ha guardato l’umiltà della sua serva [...]; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,46-50).
 Traduzione in lingua portoghese
Queridos peregrinos de Fátima!
Jubilosos e agradecidos, aqui nos congregamos neste Santuário que guarda a memória das Aparições de Nossa Senhora aos três Pastorinhos, juntando-nos à multidão de peregrinos que, ao longo destes cem anos, aqui acorreu a testemunhar a sua confiança na Mãe do Céu. Em honra do seu Imaculado Coração, celebramos esta Eucaristia; na Primeira Leitura, ouvimos o povo exclamar: «Vieste afastar a nossa ruína, procedendo com retidão na presença do nosso Deus» (Jdt 13, 20). São palavras de louvor e gratidão da cidade de Betúlia a Judite, sua heroína, a quem «Deus, criador do céu e da terra, (…) conduziu para esmagar a cabeça do chefe dos nossos inimigos» (Jdt 13, 18). No
entanto estas palavras ganham o seu sentido pleno na Imaculada Virgem Maria, que, graças à sua descendência – Cristo Senhor –, pôde «esmagar a cabeça» (cf. Gen 3, 15) da «Serpente antiga – a que chamam também Diabo e Satanás – o sedutor de toda a humanidade, o qual (…), furioso contra a Mulher, foi fazer guerra contra o resto da sua descendência, isto é, os que observam os mandamentos de Deus e guardam o testemunho de Jesus» (Ap 12, 9.17).
Como mãe preocupada com as tribulações dos filhos, Ela apareceu aqui com uma mensagem de consolação e esperança para a humanidade em guerra e para a Igreja sofredora: «Por fim, o meu Imaculado Coração triunfará» (Aparição de julho de 1917). Por outras palavras: «Tende confiança! No fim, vencerão o amor e a paz, porque a misericórdia de Deus é mais forte que o poder do mal. O que parece impossível aos homens, é possível a Deus». E Nossa Senhora convida a alistarmo-nos nesta luta do seu divino Filho, nomeadamente com a oração diária do terço pela paz no mundo. Porque, embora tudo dependa de Deus e da sua graça, é preciso agir como se tudo dependesse de nós, pedindo a Virgem Maria que o coração dos indivíduos, o lar das famílias, a caminhada dos povos e a alma fraterna da humanidade inteira Lhe sejam consagrados e colocados sob a sua proteção e guia. Ela quer gente entregue! «Se fizerem o que Eu vos disser, salvar-se-ão muitas almas e terão paz» (Aparição de julho de 1917). Enfim, o que deverá vencer a guerra é um coração: o Coração da Mãe alcançará vitória, à frente de milhões dos seus filhos e filhas.
Nesta noite, rendemos graças e louvores à Santíssima Trindade pela adesão de tantos homens e mulheres a esta missão de paz confiada à Virgem Mãe. Do oriente ao ocidente, o amor do Imaculado Coração de Maria conquistou um lugar no coração dos povos como fonte de esperança e consolação. Reuniu-se o II Concílio Ecuménico do Vaticano para renovar a face da Igreja, apresentando-se substancialmente como o Concílio do amor. O povo, os bispos, o Papa não ficaram surdos aos pedidos da Mãe de Deus e dos homens: foi-Lhe consagrado o mundo inteiro. Por toda a parte se formam grupos e comunidades crentes que vão despertando da apatia de ontem e se esforçam, agora, por mostrar ao mundo o verdadeiro rosto do cristianismo.
«Se fizerem o que Eu vos disser, terão paz». O certo é que, cem anos depois das Aparições, «se, para muitos – como diz o Papa Francisco –, a paz aparece de certo modo como um bem indiscutido, quase um direito adquirido a que já não se presta grande atenção, entretanto, para outros, é apenas uma miragem distante. Milhões de pessoas vivem ainda no meio de conflitos insensatos. Mesmo em lugares outrora considerados seguros, nota-se uma sensação geral de medo. Com frequência somos surpreendidos por imagens de morte, pela dor de inocentes que imploram ajuda e consolação, pelo luto de quem chora uma pessoa querida por causa do ódio e da violência, surpreendidos pelo drama dos deslocados que fogem da guerra ou dos migrantes que morrem tragicamente» (Discurso ao Corpo diplomático, 09/I/2017). No meio de toda esta preocupação e incerteza quanto ao futuro, que nos pede Fátima? Perseverança na consagração ao Imaculado Coração de Maria, diariamente vivida com a reza do terço. E se, não obstante a oração, as guerras persistirem? Ainda que não se veja resultados imediatos, perseveremos na oração; esta nunca é inútil. Mais cedo ou mais tarde, frutificará. A oração é um capital que está nas mãos de Deus e que Ele tem a render segundo os seus tempos e os seus desígnios, muito diferentes dos nossos.
Como Salmo Responsorial, tivemos o cântico do Magnificat, onde sobressai o contraste entre a «grande» história das nações e seus conflitos, a história dos grandes e poderosos com a sua própria cronologia e geografia do poder, e a «pequena» história dos pobres, humildes e sem poder. Estes últimos são chamados a intervir a favor da paz com outra força, outros meios aparentemente inúteis ou ineficazes, como a conversão, a oração reparadora, a consagração. É um convite a travar o avanço do mal, entrando no oceano do Amor divino como resistência – e não capitulação – à banalidade e à fatalidade do mal.
Como devemos fazer? Deixai que vo-lo explique com um exemplo (cf. Eloy Bueno de la Fuente, A Mensagem de Fátima. A misericórdia de Deus: o triunfo do amor nos dramas da história, 22014, pg. 235-237): se recebermos uma nota de dinheiro falsa, uma reação espontânea, e até considerada lógica, seria passá-la a outra pessoa. Nisto se vê como todos somos propensos a cair
numa lógica perversa, que nos domina e impele a propagar o mal. Se me comportar segundo esta lógica, a minha situação muda: era vítima inocente quando recebi a nota falsa; o mal dos outros caiu sobre mim. Mas, no momento em que conscientemente passo a nota falsa a outrem, já não sou inocente: fui vencido pela força e a sedução do mal, provocando uma nova vítima; converti-me em transmissor do mal, em responsável e culpado. A alternativa é travar o avanço do mal; mas isto só é possível pagando um preço, ou seja, ficando eu com a nota falsa e, assim, libertando os outros do avanço do mal.
Esta reação é a única que pode travar o mal e vencê-lo. Os seres humanos alcançam esta vitória, quando são capazes de um sacrifício que se faz reparação; Cristo consegue-a, mostrando que o seu modo de amar é misericórdia. Um tal excesso de amor, podemos constatá-lo na cruz de Jesus: carrega o ódio e a violência que caem sobre Ele, sem insultar nem ameaçar vingança, mas perdoando, mostrando que há um amor maior. Só Ele o pode fazer, carregando – por assim dizer – com a «nota falsa». A sua morte foi uma vitória alcançada sobre o mal desencadeado pelos seus algozes, que somos todos nós: Jesus crucificado e ressuscitado é a nossa paz e reconciliação (cf. Ef 2, 14; 2 Cor 5, 18).
«Vieste afastar a nossa ruína, procedendo com retidão na presença do nosso Deus»: rezamos nós, nesta noite de vigília, como um imenso povo em marcha seguindo Jesus Cristo ressuscitado, iluminando-nos uns aos outros, arrastando-nos uns aos outros, apoiando-nos na fé em Cristo Jesus. De Maria, escreveram os Santos Padres que Ela, primeiro, concebeu Jesus na fé e só depois na carne, quando disse «sim» ao convite que Deus Lhe dirigiu através do Anjo. Mas aquilo que aconteceu de forma única na Virgem Mãe, verifica-se espiritualmente connosco sempre que ouvimos a Palavra de Deus e a pomos em prática, como pedia o Evangelho (cf. Lc 11, 28). Com a generosidade e a coragem de Maria, ofereçamos a Jesus o nosso corpo, para que Ele possa continuar a habitar no meio dos homens; ofereçamos-Lhe as nossas mãos, para acariciar os pequeninos e os pobres; os nossos pés, para ir ao encontro dos irmãos; os nossos braços, para sustentar quem é fraco e trabalhar na vinha do Senhor; a nossa mente, para pensar e fazer projetos à luz do Evangelho; e sobretudo o nosso coração, para amar e tomar decisões de acordo com a vontade de Deus.
Assim nos molde a Virgem Mãe, estreitando-nos ao seu Coração Imaculado, como fez com Lúcia e os Bem-aventurados Francisco e Jacinta Marto. Neste centenário das aparições, agradecidos pelo dom que o acontecimento, a mensagem e o santuário de Fátima têm sido ao longo deste século, unimos a nossa voz à da Virgem Santa: «A minha alma glorifica ao Senhor, (…) porque pôs os olhos na humildade da sua serva. (…) A sua misericórdia estende-se de geração em geração» (Lc 1, 46-50).
Traduzione in lingua francese
Chers pèlerins de Fátima,
Joyeux et reconnaissants, nous sommes rassemblés dans ce Sanctuaire qui garde le souvenir des Apparitions de Notre-Dame aux trois petits pasteurs, en nous joignant à la multitude des pèlerins qui, tout au long de ces cent ans, sont venus ici témoigner leur confiance à la Mère du Ciel. Nous célébrons cette Eucharistie en l’honneur de son Coeur Immaculé. Dans la première lecture, nous avons entendu le peuple s’exclamer: «Tu es sortie pour empêcher notre ruine, marchant avec droiture devant notre Dieu» (Jdt 13, 20). Ce sont des paroles de louange et de gratitude de la ville de Béthulie à Judith, son héroïne, que Dieu «Créateur du ciel et de la terre, (…) a dirigée pour frapper à la tête le chef de nos ennemis» (Jdt 13, 18). Cependant, ces paroles ont atteint leur sens plénier en Marie la Vierge Immaculée, qui, grâce à sa descendance – Christ Seigneur – a pu «frapper à la tête» (cf. Gn 3, 15) le «Serpent des origines, celui qu’on nomme Diable et Satan, le séducteur du monde entier, [qui] en colère contre la Femme, […] partit faire la guerre au reste de sa
descendance, ceux qui observent les commandements de Dieu et gardent le témoignage de Jésus » (Ap 12, 9.17).
En tant que Mère préoccupée par les peines de ses enfants, elle est apparue ici avec un message de consolation et d’espérance pour l’humanité en guerre et pour l’Église qui souffre: «À la fin, triomphera mon Coeur Immaculé» (Apparition de juillet 1917). En d’autres termes: «Ayez confiance, l’amour et la paix vaincront, car la miséricorde de Dieu est plus forte que le pouvoir du mal. Ce qui semble impossible aux hommes, est possible à Dieu». Et Notre-Dame nous invite à nous engager dans ce combat de son divin Fils, notamment par la prière quotidienne du rosaire pour la paix dans le monde. Car, bien que tout dépende de Dieu et de sa grâce, il faut agir comme si tout dépendait de nous, en demandant à la Vierge Marie que le coeur des personnes, le foyer des familles, le cheminement des peuples et l’esprit fraternel de l’humanité tout entière lui soient consacrés et soient placés sous sa protection ainsi que sous sa conduite. Elle veut des gens tout donnés! «Si l’on fait ce que je vous dis, beaucoup d’âmes seront sauvées et il y aura la paix» (Apparition de juillet 1917). Finalement, ce qui vaincra la guerre, c’est un coeur: le Coeur de la Mère obtiendra la victoire, à la tête de millions de ses fils et de ses filles.
Ce soir, rendons grâce et louanges à la Très Sainte Trinité pour l’adhésion de nombreux hommes et femmes à cette mission de paix confiée à la Vierge Mère. De l’Orient à l’Occident, l’amour du Coeur Immaculé de Marie a conquis une place dans le coeur des peuples comme source d’espérance et de consolation. Le Concile OEcuménique Vatican II s’est réuni pour renouveler le visage de l’Église, en se présentant, en substance, comme le concile de l’amour. Le peuple, les Évêques, le Pape ne sont pas restés sourds aux demandes de la Mère de Dieu et des hommes: le monde entier lui a été consacré. Partout se forment des groupes et des communautés de croyants qui se réveillent de l’apathie d’hier et s’efforcent, maintenant, de montrer au monde le vrai visage du christianisme.
«Si l’on fait ce que je vous dis, il y aura la paix». Ce qui est sûr, c’est que cent ans après les Apparitions, «si, pour beaucoup […], dit le Pape François, la paix semble, de quelque manière, un bien établi, presqu’un droit acquis auquel on ne fait plus très attention, pour trop elle est encore seulement un lointain mirage. Des millions de personnes vivent encore au centre de conflits insensés. Même dans des lieux un temps considérés comme sûrs, on perçoit un sentiment général de peur. Nous sommes fréquemment accablés par des images de mort, de douleur d’innocents qui implorent aide et consolation, de deuil de qui pleure un être cher à cause de la haine et de la violence, du drame des réfugiés qui fuient la guerre ou des migrants qui périssent tragiquement» (Discours au Corps diplomatique, 09 janvier 2017). Au sein de toute cette préoccupation et de cette incertitude quant à l’avenir, que nous demande Fatima? La persévérance dans la consécration au Coeur Immaculé de Marie, vécue chaque jour par la récitation du Rosaire. Et si, malgré la prière, les guerres persistent? Même si l’on ne voit pas des résultats immédiats, persévérons dans la prière; celle-ci n’est jamais inutile. Tôt ou tard, elle portera du fruit. La prière est un capital qui est dans les mains de Dieu et qu’il fera fructifier selon ses temps et ses desseins, qui sont très différents des nôtres.
Comme psaume responsorial, nous avons eu le cantique du Magnificat, où ressort le contraste entre la ‘‘grande’’ histoire des nations et de leurs conflits, l’histoire des grands et des puissants avec sa propre chronologie et géographie du pouvoir, et la ‘‘petite’’ histoire des pauvres, des humbles et des sans-pouvoir. Ces derniers sont appelés à intervenir en faveur de la paix grâce à une autre force, avec d’autres moyens apparemment inutiles ou inefficaces, comme la conversion, la prière réparatrice, la consécration. C’est une invitation à arrêter la progression du mal en entrant dans l’océan de l’Amour divin en tant que résistance – et non capitulation – à la banalité et à la fatalité du mal.
Comment devons-nous procéder? Permettez-moi de vous l’expliquer par un exemple (cf. Eloy Bueno de la Fuente, A Mensagem de Fátima. A misericórdia de Deus: o triunfo do amor nos dramas da história, 2 2014, pg. 235-237): si nous recevons un faux billet de banque, une réaction
spontanée, voire considérée comme logique, serait de le remettre à une autre personne. En cela, on voit combien nous sommes tous enclins à tomber dans une logique perverse qui nous domine et nous pousse à propager le mal. Si je me comporte suivant cette logique, ma situation change: j’étais une victime innocente lorsque j’ai reçu le faux billet; le mal des autres est tombé sur moi. Mais à partir du moment où je remets consciemment le faux billet à une autre personne, je ne suis plus innocent: j’ai été vaincu par la force et la séduction du mal, en créant une nouvelle victime; je suis devenu un propagateur du mal, je suis devenu responsable et coupable. L’alternative est de bloquer la progression du mal; mais cela n’est possible qu’en payant un prix, c’est-à-dire, en gardant le faux billet, et ainsi, en libérant les autres de la progression du mal.
Cette réaction est l’unique qui peut stopper le mal et le vaincre. Les êtres humains remportent cette victoire, lorsqu’ils sont capables d’un sacrifice qui se fait réparation; le Christ l’a accompli, en montrant que sa manière d’aimer est la miséricorde. Un tel excès d’amour, nous pouvons le constater dans la croix de Jésus: il prend sur lui la haine et la violence qui tombent sur lui, sans insulter ni menacer de vengeance, mais en pardonnant, en montrant qu’il y a un amour plus grand. Lui seul peut le faire, en prenant sur lui – pour ainsi dire – le ‘‘faux billet’’. Sa mort a été une victoire remportée sur le mal déchaîné par ses bourreaux, que nous sommes tous: Jésus crucifié et ressuscité est notre paix et notre réconciliation (cf. Ep 2, 17; 2 Co 5, 18).
« Tu es sortie pour empêcher notre ruine, marchant avec droiture devant notre Dieu», prions-nous, en cette nuit de veillée, comme un peuple immense en marche sur les pas de Jésus ressuscité, en nous éclairant les uns les autres, en nous entraînant les uns les autres, en nous soutenant les uns les autres dans la foi en Jésus-Christ. Les Pères de l’Église ont écrit de Marie, qu’elle a conçu Jésus d’abord dans la foi et seulement après dans la chair, lorsqu’elle a dit ‘‘oui’’ à l’invitation que Dieu lui a adressée à travers l’Ange. Mais ce qui est arrivé de manière unique avec la Vierge Mère, se réalise spirituellement avec nous chaque fois que nous écoutons la Parole de Dieu et la mettons en pratique, comme le demandait l’Évangile (cf. Lc 11, 28). Avec la générosité et le courage de Marie, offrons à Jésus notre corps, pour qu’il puisse continuer à habiter au milieu des hommes; offrons-lui nos mains pour caresser les tout-petits et les pauvres; nos pieds, pour aller à la rencontre des frères; nos bras, pour soutenir ceux qui sont faibles et pour travailler dans la vigne du Seigneur ; notre esprit, pour penser et faire des projets à la lumière de l’Évangile; et surtout notre coeur, pour aimer et pour prendre des décisions selon la volonté de Dieu.
C’est ainsi que nous façonne la Vierge Mère, en nous serrant contre son Coeur Immaculé, comme elle l’a fait avec Lucie et les bienheureux François et Jacinthe Marto. En ce centenaire des apparitions, reconnaissants pour le don que l’événement, le message et le sanctuaire de Fatima ont été tout au long de ce siècle, joignons notre voix à celle de la Vierge Sainte: «Mon âme exalte le Seigneur, (…) car il a jeté les yeux sur son humble servante. (…) Sa miséricorde s’étend d’âge en âge sur ceux qui le craignent» (Lc 1, 46-50).
Traduzione in lingua inglese
Dear Pilgrims to Fatima,
With joy and gratitude, we have gathered at this Shrine that commemorates the apparitions of Our Lady to the three shepherd children. We join the throngs of pilgrims who in these hundred years have come here to show their trust in the Mother of Heaven. We are celebrating this Eucharist in honour of her Immaculate Heart. In the first reading, we heard the people exclaim: “You averted our ruin, walking in the straight path before our God” (Jdt 13:20). These words of praise and gratitude were addressed by the city of Bethulia to Judith, their champion, whom “the Lord God, who created the heavens and the earth… guided to cut off the head of the leader of our enemies” (Jdt 13:18). But they take on their full meaning in the Immaculate Virgin Mary. Thanks to her
offspring – Christ the Lord – she was able to “crush the head” (cf. Gen 3:15) of the “ancient serpent, who is called the devil and Satan, the deceiver of the whole world”. He, in turn, “was angry with the woman, and went off to make war on the rest of her children, those who keep the commandments of God and hold the testimony of Jesus” (Rev 12:9.17).
As a Mother concerned for the trials of her children, Mary appeared here with a message of consolation and hope for a world at war and for the Church in travail: “In the end, my Immaculate Heart will triumph” (Apparition of July, 1917). In other words: “Trust! In the end, love and peace will triumph, because God’s mercy is stronger than the power of evil. What seems impossible to men is possible to God”. Our Lady also asks us to join in this battle of her divine Son, particularly by the daily recitation of the Rosary for peace in the world. Even though everything depends on God and his grace, we still need to act as if everything depended on us, by asking the Virgin Mary that the hearts of individuals, the homes of families, the history of peoples and the fraternal soul of all humanity be consecrated to her and placed under her protection and guidance. She wants people who entrust themselves to her! “If they do what I tell you, many souls will be saved and have peace” (Apparition of July, 1917). In the end, what will win the war is a heart: the Heart of the Mother will obtain the victory, at the head of millions of her sons and daughters.
This evening, we offer thanks and praise to the Most Holy Trinity for the commitment of so many men and women to this mission of peace entrusted to the Virgin Mother. From East to West, the love of the Immaculate Heart of Mary has won a place in the heart of peoples as a source of hope and consolation. The Second Vatican Ecumenical Council met in order to renew the face of the Church, and presented itself essentially as the Council of love. The faithful, the bishops, the Pope did not fail to heed the requests of the Mother of God and of man: the whole world was consecrated to her. Everywhere groups and communities of believers continue to grow. Awakening from yesterday’s apathy, they now work to show to the world the true face of Christianity.
“If they do what I tell you, they will have peace”. A hundred years after the apparitions, it is true that, as Pope Francis has observed, “for many people today, peace appears as a blessing to be taken for granted, for all intents an acquired right to which not much thought is given, yet for all too many others, peace remains merely a distant dream. Millions of people still live in the midst of senseless conflicts. Even in places once considered safe, a general sense of fear is felt. We are frequently overwhelmed by images of death, by the pain of innocent men, women and children who plead for help and consolation, by the grief of those mourning the loss of a dear one due to hatred and violence, and by the drama of refugees fleeing war and migrants meeting tragic deaths” (Address to the Diplomatic Corps, 9 January 2017). In the midst of great concern and uncertainty about the future, what does Fatima ask of us? Perseverance in the consecration to the Immaculate Heart of Mary, shown daily by the recitation of the Rosary. And what if, despite our prayers, wars continue? Even though immediate results may not be evident, let us persevere in prayer. Prayer is never useless. Sooner or later, it will bear fruit. Prayer is capital in the hands of God; he turns it to good account in his own times and ways, which are very different from our own.
Our responsorial psalm was the Canticle of the Magnificat, with its sharp contrast between the “great” story of the nations and their conflicts, the story of the great and powerful with its own chronology and geography of power, and the “little” history of the poor, the humble and the powerless. The latter are called to work for peace with another force, with other seemingly useless or ineffective means, such as conversion, reparation, and trust. They are asked to halt the advance of evil by plunging into the ocean of divine Love as resistance – not surrender – to the banality and the inevitability of evil.
What must we do? Let me explain with an example (cf. Eloy Bueno de la Fuente, A Mensagem de Fátima. A misericórdia de Deus: o triunfo do amor nos dramas da história, 2 2014, 235-237). If someone passes us a counterfeit banknote, a spontaneous and even logical reaction could be to pass it on to somebody else. This shows us how ready we are to fall into a perverse logic that takes over and makes us spread evil. If I act according to this logic, my situation changes. I was
an innocent victim when I received the counterfeit banknote, a victim of the evil of others. But once I decide to pass the counterfeit notes to someone else, I am innocent no longer. I have been won over by the seductive power of evil, creating a new victim. I have become an agent of evil, now responsible and guilty. The alternative is to halt the advance of evil, but that happens only by paying a price, by keeping the counterfeit banknote and thus freeing others from the advance of evil.
This is the only reaction that can stop evil and prevail over it. Human beings win this victory when they are capable of a sacrifice that becomes reparation. Christ carries it out, thus showing that his way of loving is mercy. This excess of love can be seen in the cross of Jesus. He takes on the full weight of the hatred and violence that rain down on him, without responding with insults or threatening revenge. Instead, he forgives, and thus shows that there is a greater love. Only he can do this, taking on – as it were – the “counterfeit banknote”. His death was a victory over the evil unleashed by his tormentors, which all of us are. Jesus, crucified and risen, is our peace and reconciliation (cf. Eph 2:14; 2 Cor 5:18).
“You averted our ruin, walking in the straight path before our God”. Let us pray at this evening vigil as a great pilgrim people, following in the footsteps of the risen Jesus, enlightening one another and helping one another to advance, based on our faith in Christ Jesus. The Fathers of the Church tell us that Mary conceived Jesus first in faith and then in the flesh, when she said “Yes” to God’s call to her through the angel. But what took place in a singular way in the Virgin Mother takes place spiritually in us whenever we hear the word of God and put it into practice, as the Gospel says (cf. Lk 11:28). Imitating Mary’s generosity and courage, let us present our bodies to Jesus so that he can continue to dwell in our midst. Let us offer him our hands to caress the little ones and the poor, our feet to draw near to our brothers and sisters, our arms to shore up the weak and to work in the Lord’s vineyard, our minds to think and plan in the light of the Gospel, and above all, our hearts to love and make decisions in accordance with God’s will.
In this way, may the Virgin Mother shape us, pressing us to her Immaculate Heart, as she did with Lucia, Blessed Francisco and Blessed Jacinta. On this centenary of the apparitions, with gratitude for the gift which the event, the message and the shrine of Fatima have been throughout the past century, let us join our voices to that of the Virgin Mary: “My soul magnifies the Lord… for he has looked with favour on the lowliness of his servant… his mercy is for those who fear him from generation to generation” (Lk 1:46-50).
Traduzione in lingua spagnola
Queridos peregrinos de Fátima:
Llenos de alegría y gratitud, nos hemos reunido en este Santuario que conserva la memoria de las apariciones de la Virgen a los tres pastorcillos, uniéndonos a la multitud de peregrinos que durante estos cien años ha llegado hasta aquí para manifestar su confianza en la Madre del Cielo. Esta Eucaristía la celebramos en honor a su Corazón Inmaculado. En la primera lectura, hemos oído cómo el pueblo exclamaba: «Has evitado nuestra ruina y te has portado rectamente ante nuestro Dios» (Jdt 13,20). Son palabras de elogio y agradecimiento que la ciudad de Betulia dirige a Judit, su heroína, porque «el Señor, el Dios que creó el cielo y la tierra [...] te ha guiado hasta cortar la cabeza al jefe de nuestros enemigos» (Jdt 13,18). Sin embargo, estas palabras encuentran su plena realización en la Inmaculada Virgen María, que, gracias a su descendencia ―Cristo el Señor― ha sido capaz de «aplastarle la cabeza» (cf. Gn 3,15) a «la serpiente antigua, el llamado Diablo y Satanás, el que engaña al mundo entero; […] se llenó de ira […] contra la mujer, y se fue a hacer la guerra al resto de su descendencia, los que guardan los mandamientos de Dios y mantienen el testimonio de Jesús» (Ap 12,9.17).
Como una madre que se preocupa por las tribulaciones de sus hijos, ella se apareció aquí con un mensaje de consuelo y de esperanza para la humanidad en guerra y para la Iglesia que sufre: «Al final, mi Corazón Inmaculado triunfará» (Aparición, julio de 1917). En otras palabras: «Tened confianza. Al final, el amor y la paz vencerán, porque la misericordia de Dios es más fuerte que el poder del mal. Lo que parece imposible para los hombres es posible para Dios». Y la Virgen nos invita a alistarnos en esta lucha de su divino Hijo, especialmente rezando cada día el Rosario por la paz en el mundo. Pues, aunque todo depende de Dios y de su gracia, tenemos que actuar como si todo dependiera de nosotros, pidiendo a la Virgen María que el corazón de las personas, el hogar de las familias, el camino de los pueblos y el alma fraterna de toda la humanidad estén consagrados a ella y puestos bajo su protección y guía. Ella quiere que la gente se le entregue. «Si hacéis lo que yo os digo se salvarán muchas almas y tendrán paz» (Aparición, julio de 1917). Al final, quien vencerá a la guerra es un corazón: el Corazón de la Madre obtendrá la victoria al frente de millones de hijos e hijas suyas.
Esta noche damos gracias y alabanzas a la Santísima Trinidad porque muchos hombres y mujeres se han adherido a esta misión de paz que se le ha confiado a la Virgen Madre. De Oriente a Occidente, el amor del Corazón Inmaculado de María se ha ganado un lugar en el corazón de los pueblos como fuente de esperanza y de consuelo. Se convocó el Concilio Vaticano II para renovar la faz de la Iglesia, mostrándose sustancialmente como el Concilio del amor. Los pueblos, los obispos, el Papa escucharon los ruegos de la Madre de Dios y de los hombres: el mundo entero fue consagrado a ella. Por todas partes se crean grupos y comunidades de creyentes que, despertando de la apatía del pasado, se esfuerzan ahora en mostrar al mundo el verdadero rostro del cristianismo.
«Si hacéis lo que yo os digo tendréis paz». Es cierto que, cien años después de las apariciones, «si hoy a muchos ―como dice el Papa Francisco― la paz les parece de alguna manera un bien que se da por descontado, casi un derecho adquirido al que no se le presta demasiada atención, para demasiadas personas esa paz es todavía una simple ilusión lejana. Millones de personas viven hoy en medio de conflictos sin sentido. Incluso en aquellos lugares que en otro tiempo se consideraban seguros se advierte un sentimiento general de miedo. Con frecuencia nos sentimos abrumados por las imágenes de muerte, por el dolor de los inocentes que imploran ayuda y consuelo, por el luto del que llora a un ser querido a causa del odio y de la violencia, por el drama de los refugiados que escapan de la guerra o de los emigrantes que perecen trágicamente» (Discurso al Cuerpo diplomático, 9 enero 2017). En medio de toda esta preocupación e incertidumbre sobre el futuro, ¿qué es lo que nos pide Fátima? Perseverar en la consagración al Corazón Inmaculado de María, rezando cada día el Rosario. ¿Y si, a pesar de la oración, las guerras persisten? Aunque no se
vean inmediatamente los resultados, perseveremos en la oración; nunca es inútil. Tarde o temprano dará fruto. La oración es un tesoro que está en las manos de Dios y que él hace que se multiplique según sus tiempos y sus planes, muy distintos a los nuestros.
En el salmo responsorial hemos recitado el cántico del Magnificat, en el que destaca el contraste entre la «gran» historia de las naciones y sus conflictos: la historia de los grandes y poderosos con su propia cronología y geografía del poder, y la «pequeña» historia de los pobres, los humildes y los débiles. Estos están llamados a luchar en favor de la paz con otra fuerza, con otros medios, aparentemente inútiles o ineficaces, como son la conversión, la oración reparadora, la consagración. Es una llamada para que detengamos el avance del mal entrando en el océano del Amor divino como resistencia ―y no rendición― frente a la banalidad y fatalidad del mal.
¿Qué tenemos que hacer? Permitidme que os lo explique con un ejemplo (cf. Eloy Bueno de la Fuente, A Mensagem de Fátima. A misericórdia de Deus: o triunfo do amor nos dramas da história, 2 2014, 235-237): cuando recibimos un billete falso, una reacción espontánea, e incluso se podría considerar lógica, sería la de dárselo a otra persona. Esto nos enseña cómo todos estamos propensos a caer en una lógica perversa que nos domina y empuja a propagar el mal. Si actúo de acuerdo con esta lógica, mi situación cambia: cuando me dieron el billete falso, yo era una víctima inocente; el mal de los demás cayó sobre mí. En cambio, desde el momento en que yo paso conscientemente el billete falso a otro, ya no soy inocente: me he dejado vencer por la fuerza y la seducción del mal, provocando una nueva víctima; me he convertido en transmisor del mal, me he hecho responsable y culpable. La alternativa consiste en detener el avance del mal; pero eso sólo se puede hacer si se paga un precio, es decir, quedándome yo con el billete falso y librando así a la otra persona de la propagación del mal.
Esta reacción es la única que puede frenar y vencer el mal. Los seres humanos consiguen esta victoria cuando son capaces de realizar un sacrificio que se convierte en una reparación; Cristo la lleva a cabo, mostrando que su forma de amar es la misericordia. Ese exceso de amor lo vemos en la cruz de Jesús: carga con el odio y la violencia que caen sobre él, sin insultar ni amenazar con la venganza, sino perdonando, mostrando que existe un amor más grande. Sólo él puede hacer esto, cargando sobre él ―por así decirlo― el «billete falso». Su muerte es la victoria sobre el mal desatado por sus verdugos, que somos todos nosotros: Jesús crucificado y resucitado es nuestra paz y nuestra reconciliación (cf. Ef 2,14; 2 Co 5,18).
«Has evitado nuestra ruina y te has portado rectamente ante nuestro Dios»: rezamos así, en esta noche de vigilia, como un inmenso pueblo en marcha siguiendo los pasos de Jesucristo resucitado, iluminándonos mutuamente, tirando unos de otros, apoyándonos en la fe en Cristo Jesús. De María han escrito los santos Padres que concibió a Jesús primero en la fe y después en la carne, cuando dijo «sí» a la llamada que Dios le dirigió a través del Ángel. Pero, lo que ocurrió de una manera única en la Virgen Madre se realiza espiritualmente en nosotros cada vez que escuchamos la Palabra de Dios y la ponemos en práctica, según nos pide el Evangelio (cf. Lc 11,28). Con la generosidad y la fortaleza de María, ofrezcamos nuestro cuerpo a Jesús para que siga viviendo entre los hombres; ofrezcámosle nuestras manos para acariciar a los pequeños y pobres; nuestros pies para ir al encuentro de los hermanos; nuestros brazos para sostener a los que son débiles y trabajar en la viña del Señor; nuestra mente para pensar y realizar proyectos iluminados por el Evangelio; y sobre todo nuestro corazón para amar y tomar decisiones de acuerdo con la voluntad de Dios.
Que así nos modele la Virgen Madre, estrechándonos en su Corazón Inmaculado, como hizo con Lucía y los beatos Francisco y Jacinta Marto. En este centenario de las apariciones, agradecidos por el regalo que el acontecimiento, el mensaje y el santuario de Fátima han representado para este siglo, unimos nuestras voces a la de la Virgen Santa: «Proclama mi alma la grandeza del Señor, [...] porque ha mirado la humildad de su esclava [...]; y su misericordia llega a sus fieles de generación en generación» (Lc 1,46-50).