sabato 13 maggio 2017

Portogallo
Alla luce delle candele / Una giornata particolare
L'Osservatore Romano
(dal nostro inviato Gaetano Vallini) Alla luce delle candele. Non era mai stato prima a Fátima, neppure da sacerdote. Ci arriva da Papa. E come nel suo stile, Francesco lo fa come un semplice pellegrino, per unirsi alla preghiera delle centinaia di migliaia di fedeli convenuti da ogni parte del globo per rendere omaggio alla «bianca Signora» che un secolo fa qui, alla Cova da Iria, apparve a tre umili pastorelli.
A loro la Vergine consegnò il suo messaggio di conversione e di pace per un mondo devastato da uno spaventoso conflitto, che avrebbe vissuto di lì a poco la tragedia di un’altra guerra e che oggi ne sta vivendo una terza, «a pezzi» secondo la definizione del Pontefice. Dunque un «viaggio un po’ speciale, un viaggio di preghiera, di incontro con il Signore e con la santa Madre di Dio», come ha spiegato venerdì prima del consueto saluto personale ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo.
La grande spianata del santuario già dalla mattina si riempie di fedeli, nonostante la pioggia cessata solo nel primo pomeriggio lasciando spazio a un timido sole. Ora, con le ombre della sera, quell’immensa distesa di candele accese che illuminano la notte appare il coronamento di una giornata intensa, segnata prima dall’attesa e poi dalla gioia dell’incontro con il Papa. E la cappellina delle apparizioni, dove Francesco recita il rosario dopo la tradizionale benedizione delle candele, sembra una stella polare nel firmamento.
Il Pontefice vi arriva dopo aver percorso a piedi l’ultimo tratto del corridoio centrale della spianata, salutando i fedeli. Nella cappellina sosta per alcuni minuti in preghiera silenziosa davanti alla statua della Vergine, posta su una colonna che indica il luogo esatto delle apparizioni. È l’immagine incoronata il 13 maggio 1946 dal legato di Pio XII, cardinale Gaetano Aloisi Masella, con il diadema offerto dalle donne portoghesi per aver preservato il paese dal secondo conflitto mondiale. E in quella corona è incastonata la pallottola che ferì Giovanni Paolo II in piazza San Pietro il 13 maggio 1981, donata proprio da Papa Wojtyła come ringraziamento alla Vergine per avergli salvato la vita.
Francesco accende la sua candela al cero pasquale e poi porge la fiamma al vescovo di Leiria-Fátima, monsignor António Marto, che la offre agli altri presuli presenti. Prima della recita del Rosario, con i misteri della gioia enunciati in portoghese e le avemaria iniziate in diverse lingue, nell’allocuzione il Papa ringrazia quanti si sono uniti a lui «in questo pellegrinaggio vissuto nella speranza e nella pace», invocando la benedizione di Dio in particolare su diseredati e infelici, esclusi e abbandonati, orfani e vittime di ingiustizia.
Al termine del rosario, mentre il Pontefice si reca nella casa Nossa Senhora do Carmo che lo ospita in questi due giorni, così come in passato aveva accolto Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, la preghiera nella spianata non si ferma. Dopo la suggestiva processione con la statua mariana tra i fedeli, in mezzo a un fiume di fiammelle, il cardinale segretario di Stato, Parolin, presiede sul sagrato la concelebrazione eucaristica della veglia della solennità del 13 maggio, ultimo momento di questa prima giornata di pellegrinaggio iniziata con l’arrivo del Pontefice alla base di Monte Real.
È lì che l’aereo papale è atterrato alle 16.10, ora locale. Dopo il tradizionale benvenuto portogli a bordo dal nunzio apostolico, arcivescovo Passigato, accompagnato dal capo del protocollo, Francesco è stato accolto dal presidente della Repubblica, Marcelo Rebelo de Sousa. Oltre l’ufficialità della cerimonia di benvenuto — con gli inni, gli onori alla bandiera e la presentazione delle delegazioni — il Papa ha ricevuto prima l’omaggio di alcune centinaia di bambini che, bandierine in mano, gli hanno dedicato un canto di benvenuto. Poi quello del coro dei cadetti, che ha intonato un inno mariano. Un gesto di affetto, questo, al terzo Pontefice che ha voluto entrare a Fátima attraverso questa «porta». Prima di lui erano giunti qui Montini nel 1967 e Wojtyła nel 1991, in uno dei suoi tre viaggi in terra portoghese.
Il presidente ha accompagnato Francesco in una sala della torre di controllo, dove si è svolto l’incontro privato con lo scambio dei doni: un quadro della Madonna di Fátima quello offerto dal Papa, realizzato dallo Studio del mosaico vaticano con smalti policromi. Al termine, il capo dello Stato ha presentato al Papa il presidente del parlamento e il primo ministro con le rispettive consorti. A bordo di una golf car elettrica, insieme all’ordinario militare, il vescovo Manuel da Silva Rodrigues Linda, il Pontefice si è poi recato presso la cappella della base, dove, oltre che da un folto gruppo di fedeli (ma molti di più erano quelli all’esterno), è stato accolto dai due cappellani e da due bambini in abiti tradizionali che gli hanno offerto dei fiori.
All’interno si è soffermato in preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Qui ha lasciato in dono un bassorilievo in marmo bianco raffigurante san Francesco d’Assisi e ha firmato il libro d’onore, sul quale ha lasciato una frase, in portoghese, in ricordo della visita: «Affido il personale della base aerea e i loro familiari a Nostra Signora di Fátima chiedendo che vegli sulla loro incolumità e li conservi fedeli servitori del bene comune e della pace».
Quindi a bordo di un elicottero militare, dopo un volo di circa quindici minuti, è giunto a Fátima. Nello stadio, ad attenderlo il vescovo Marto con il sindaco della città mariana.
Da qui Francesco si è subito recato alla cappellina delle apparizioni per un primo saluto alla Madonna. Acclamato dalla folla festante che sventolava fazzoletti bianchi e cantava il suo benvenuto, accogliendolo come «pellegrino di speranza e di pace», il Pontefice ha percorso sulla papamobile le affollate strade adiacenti e la spianata per salutare i presenti. Tra loro, a ridosso della cappellina, una quarantina di entusiasti bambini di tre scuole cattoliche: Sacro Cuore di Maria, San Michele e Centro di studi di Fátima. Ad attenderlo il rettore del santuario Carlos Manuel Pedrosa Cabecinhas.
Il primo gesto è stato un omaggio floreale, due mazzi di rose bianche offertigli durante il passaggio tra la folla, che Francesco ha deposto ai piedi della Vergine. Un atto che ha voluto compiere accompagnato dal suo medico, Fabrizio Soccorsi, che gli aveva confidato di voler portare alla Madonna un’intenzione personale. Quindi da solo, in piedi, le mani giunte, prima col capo chino, gli occhi chiusi, poi fissando il volto della Vergine, il Pontefice è rimasto a lungo in muto raccoglimento, avvolto nel silenzio dell’immensa assemblea di fedeli. Quindi ha recitato una preghiera, per implorare «la concordia fra tutti i popoli» e invitare ad abbattere tutti muri, superare ogni frontiera e uscire verso tutte le periferie.
Al termine il Papa ha deposto ai piedi della statua una rosa d’oro, il dono esclusivo dei Pontefici alla Madonna. E con il suo omaggio ha ripetuto un gesto compiuto per primo da Paolo VI — che l’aveva annunciato il 21 novembre 1964 durante il concilio Vaticano II e affidato al cardinale legato pontificio Fernando Cento il 13 maggio 1965 — e poi da Papa Ratzinger il 13 maggio 2010. Il dono di Francesco, opera di Claudio e Pietro Savi, è una composizione formata da una base marmorea rosa sormontata da un vaso in argento, con stemma papale dorato, da cui partono i rami con quattro rose, anch’essi d’argento dorato. Un omaggio solenne come si addice a un Papa, ma che Francesco — come confidato nel videomessaggio al popolo portoghese alla vigilia del viaggio — ha voluto fosse ancora più speciale: «Vorrei comparire davanti alla Madonna, offrendogli il bouquet dei più bei “fiori” che Gesù ha affidato alle mie cure, ossia i fratelli e le sorelle di tutto il mondo redenti dal sangue di lui, senza escludere nessuno».

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Una giornata particolare
In migliaia hanno dormito in tenda, nei sacchi a pelo, nonostante la pioggia dei giorni precedenti e il freddo delle notti. Sono giunti da ogni angolo del Portogallo, ma anche dall’estero, alcuni da molto lontano, persino da Corea, Cina, Vietnam, Argentina e Australia, come testimoniano bandiere e stendardi. Sono arrivati in aereo, in pullman, in automobile, affollando alberghi, pensioni e case di accoglienza. In tanti — oltre quarantamila — non hanno rinunciato a percorrere a piedi, zaino in spalla, i lunghi cammini dei pellegrini del passato. Tra loro duemila giovani giunti da Lisbona e altri cinquecento da Porto, le maggiori città del paese. L’importante è esserci. Perché quello di oggi, 13 maggio, è un giorno speciale qui a Fátima: ricorrono i cento anni dalla prima apparizione della Vergine del Rosario alla Cova da Iria. E perché oggi Papa Francesco canonizza i pastorinhos Francesco e Giacinta Marto, i due fratellini che con la cugina Lucia dos Santos furono prescelti per quella rivelazione destinata a lasciare un segno indelebile nella storia della Chiesa e non solo.
E così quando dal palco allestito sul sagrato della basilica santuario, sotto un cielo azzurro, appena velato da qualche nuvola, accogliendo la richiesta di monsignor António Marto, Vescovo di Leiria-Fátima, il Pontefice legge la formula con la quale iscrive i nomi dei due bambini nell’elenco dei santi, il lungo applauso che riempie la grande spianata e le strade adiacenti si leva da una folla immensa, almeno mezzo milione di persone. È il grazie sincero e commosso del popolo che con gioia accoglie l’ufficializzazione di una santità già riconosciuta dalla fede semplice della moltitudine di persone che da un secolo ininterrottamente vengono da ogni dove per venerare la Madonna e rendere omaggio ai suoi testimoni e messaggeri. Un atto arrivato 17 anni dopo la beatificazione celebrata sempre qui e nello stesso giorno da Giovanni Paolo II durante il giubileo del 2000.
La seconda giornata del Pontefice a Fátima, sabato mattina, è iniziata con un breve incontro con il primo ministro portoghese, António Luís Santos da Costa, ricevuto nella casa Nossa Senhora do Carmo, e con il saluto a una famiglia di profughi di origine palestinese composta da nove persone, di cui tre bambini, il più piccolo di appena cinque mesi. Quattro generazioni; la prima si era trasferita in Iraq nel 1948, ma per la guerra nel 2003 la famiglia fu costretta a rifugiarsi in Siria, e poi, per un altro conflitto, nel 2012, in Libia. Da lì è giunta, nel novembre 2015, a Lampedusa. Dopo una sosta al Cara di Castelnuovo di Porto — dove aveva incontrato il Papa il giovedì santo del 2016 — ora, grazie ai ricollocamenti, abita poco distante da qui, a Batalha. «È la seconda volta che ci incontriamo, vorrei vederla la terza volta a Gerusalemme» ha confidato la più anziana, la nonna, a Francesco, che l’ha abbracciata chiedendo di pregare per la città santa.
Prima di lasciare la casa, il ringraziamento al personale e la consegna di un dono: un quadro in madreperla dell’Ultima cena, riproduzione di un’opera del 1652 dell’artista di origine belga Philippe de Champaigne conservata al Louvre.
All’arrivo al santuario — sulla cui facciata campeggiano i due drappi con le gigantografie di Francesco e Giacinta — il Papa è stato accolto dal sacerdote più anziano del Portogallo, padre Joaquim Pereira da Cunha, nato l’8 luglio del 1912, cinque anni prima delle apparizioni. Quindi ha reso omaggio alle tombe dei pastorelli, sostando in preghiera silenziosa, prima di entrare in sagrestia.
Suggestiva la processione con la statua della Madonna, salutata dallo sventolio di una miriade di fazzoletti bianchi, portata sul nuovo palco permanente e posta accanto all’altare, dove era collocato il crocifisso donato da padre Pio da Pietrelcina nel 1959, come ringraziamento per la guarigione da una grave malattia. Prima della celebrazione sono state poste sul presbiterio anche le reliquie dei due nuovi santi. Le hanno portate venti bambini con la postulatrice della causa, suor Ângela de Fátima Coelho, l’assessore della postulazione, Pedro Valinho, e la famiglia del custode-sagrista del santuario, l’argentino Jorge Hernán Sosa, sposato con una donna portoghese, i cui figli portano i nomi di Francesco e Giacinta.
Con il Pontefice hanno concelebrato i vescovi del Portogallo, il nunzio apostolico, oltre cento presuli, migliaia di sacerdoti giunti da diversi paesi e continenti, e i cardinali Parolin, Saraiva Martins, Monteiro de Castro, gli arcivescovi Becciu e Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (cui Francesco ha affidato le competenze sulla pastorale relativa ai santuari) e monsignor Viganò. Sul sagrato anche una delegazione anglicana di una ventina di persone guidata da quattro vescovi. La messa — durante la quale è stato usato il calice donato al santuario nel 1968 dai malati del Portogallo — è stata diretta dal maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie, monsignor Marini, coadiuvato dai cerimonieri Peroni e Boiardi. Era presente Lucas, il bimbo brasiliano la cui inspiegabile guarigione per intercessione dei pastorelli Francesco e Giacinta ha consentito la loro canonizzazione. All’epoca del miracolo, nel marzo 2013, aveva sei anni. Con i genitori e la sorella ha aperto la processione offertoriale. E il Papa ha voluto salutarlo stringendolo in un forte abbraccio.
Monsignor Marto ha ripercorso la vita dei due fratellini santi: esistenze brevi, come aveva predetto loro la Vergine, quelle di Francesco e Giacinta (il primo morto nel 1919 all’età di undici anni, la seconda nel 1920 a dieci) ma segnate dalla grazia oltre che dalla sofferenza. Una sofferenza offerta per la salvezza delle anime bisognose del perdono divino. Con la cugina Lucia — divenuta suora di clausura, morta nel 2005 e per la quale a febbraio si è chiuso il processo diocesano — raccolsero le rivelazioni della “bianca Signora”, quei segreti oggi tutti pubblicati che hanno dato nuova luce agli eventi di un secolo tormentato, ricordando a un mondo sempre più secolarizzato la necessità della preghiera, della penitenza e della riconciliazione con Dio, per ottenere la conversione dei peccatori e dei lontani, e il dono della pace.
Nell’omelia Francesco ha riproposto alcuni tratti della vita dei due nuovi santi, ha reso grazie per le «innumerevoli benedizioni che il cielo ha concesso lungo questi cento anni» e ha pregato per gli ultimi, i dimenticati, perché non perdano la speranza e abbiano il dono della pace. Invocazioni che hanno avuto un’eco anche nelle preghiere dei fedeli — lette, come in ogni messa qui, in portoghese, italiano, inglese, francese, polacco e arabo — e che si sono aggiunte alle infinite orazioni che da questo luogo in cento anni si sono levate a Dio per intercessione della Vergine. Preghiere spesso recitate da o in favore di persone malate.
E proprio ai malati, tantissimi, è stato dedicato come da tradizione l’ultimo momento della messa: l’adorazione eucaristica e la successiva benedizione; un gesto che Papa Francesco, dopo aver rivolto loro un particolare saluto, ha compiuto utilizzando l’ostensorio donato dal movimento dell’Adorazione notturna spagnola nel 2011, per il venticinquesimo dei pellegrinaggi a Fátima.
Al termine il vescovo diocesano ha ringraziato il Pontefice per essere venuto qui «con Maria, pellegrino nella speranza e nella pace», come recita il motto della visita.
Prima di lasciare il sagrato, il Papa ha salutato il presidente portoghese Marcelo Rebelo de Sousa, e i presidenti del Paraguay, Horacio Cartes, e di São Tomé e Príncipe, Manuel Pinto da Costa. Quindi ha fatto ritorno alla casa Nossa Senhora do Carmo, dove ha pranzato con i vescovi del Portogallo, ricevendo a loro nome il saluto del cardinale Manuel Clemente, patriarca di Lisboa e presidente della conferenza episcopale.
Nel primo pomeriggio il trasferimento in elicottero da Fátima alla base aerea di Monte Real, da dove, dopo una breve cerimonia informale di congedo con il saluto del capo dello stato, Papa Francesco è ripartito per Roma. L’atterraggio all’aeroporto di Ciampino è previsto attorno alle 19.
L'Osservatore Romano, 13-14 maggio 2017