mercoledì 31 maggio 2017

Arrivano soli sulle nostre coste e poi spariscono. Sono i minori irreperibili, o “invisibili” come li definisce l’Unicef. Piccoli migranti non accompagnati che finiscono nelle mani della criminalità e del traffico degli esseri umani. Arrivano in Italia o in Grecia, vengono registrati, ma poi non se ne sa più nulla. In tutto sono 6561 bambini e ragazzi nel 2016. Un dato in aumento e allarmante. Basti pensare che dal 2012, quando erano 1754, si sono quintuplicati. In termini percentuali, hanno raggiunto la massima incidenza nel 2015, quando erano il 34 per cento del totale dei minori migranti non accompagnati; nel 2016 un piccolo calo, si sono attestati circa al 27 per cento. A raccontare le storie di questi invisibili è il rapporto intitolato “Sperduti” di Unicef e Cnr-Irpps (Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali), presentato ieri a Roma. Il 79 per cento dei minori irreperibili — non registrati, scomparsi — proviene da Egitto (1513), Eritrea (1326), Somalia (1242), Afghanistan (639), Nigeria (225) e Gambia (195). La fuga coincide anche con «una precisa strategia volta a proseguire il viaggio verso altri paesi europei». Tuttavia molti — denuncia il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini — «finiscono nelle maglie dello sfruttamento sessuale, della droga, della prostituzione e del caporalato». Bisogna intervenire e «informare questi ragazzi fin dalla prima accoglienza». Secondo dati Unhcr, su un totale di 181.436 persone sbarcate in Italia nel 2016, i minorenni sono 28.223. Di questi 25.846, il 92 per cento, non sono accompagnati. Erano 12.630 nel 2015. A ottobre 2016 gli under 18 non accompagnati che hanno presentato domanda d’asilo erano 4168, il 48,3 per cento dei minorenni (accompagnati e non). A novembre 2016 i non accompagnati e non richiedenti asilo presenti nelle strutture di accoglienza erano 17.245; 6508 invece gli irreperibili.
L'Osservatore Romano, 31 maggio 2017.