mercoledì 17 maggio 2017

Namibia
Conclusa l’assemblea della Federazione luterana mondiale. Doni da condividere
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) «Una straordinaria opportunità per affermare che la comunione luterana è un dono condiviso da tanti e che ha il compito di testimoniare Cristo nel mondo, con gioia, per rendere grazie al Signore»: così è stata definita la dodicesima assemblea generale della Federazione luterana mondiale (Flm), tenutasi a Windhoek, capitale della Namibia, dal 10 al 16 maggio.
Dedicata al tema «Liberati dalla grazia di Dio» la riunione ha visto la partecipazione di trecentoventiquattro delegati, provenienti da novantotto paesi, in rappresentanza dei centoquarantacinque membri della Flm, oltre a tanti ospiti che, con la loro presenza, hanno riaffermato ancora una volta quanto i luterani siano impegnati nella costruzione dell’unità visibile della Chiesa.
Sono stati giorni nei quali i delegati hanno pregato, discusso, votato, condiviso esperienze locali di dialogo, martirio, accoglienza, hanno ringraziato il Signore per i doni nelle rispettive comunità cercando di delineare dei percorsi di comunione con i quali vivere la tradizione luterana nel ventunesimo secolo e promuovere una missione sempre più condivisa tra i cristiani. Giorni che hanno portato all’elezione del nuovo presidente, l’arcivescovo nigeriano Musa Panti Filibus.
Il tema della riconciliazione delle memorie è stato uno dei più discussi, anche perché la riunione della Federazione luterana mondiale si è tenuta in Namibia, nazione dove viva è la memoria delle violenze compiute dai tedeschi al tempo dell’occupazione coloniale (per questo è in corso tra Germania e Namibia uno specifico cammino di riconciliazione). L’impegno al dialogo è stato riaffermato anche nella prospettiva di costruire sempre nuovi ponti con il mondo islamico; da questo punto di vista, con grande favore, è stato commentato il recente accordo di collaborazione con l’Islamic Relief Worldwide che segna l’apertura di una nuova stagione nei rapporti tra luterani e musulmani per la cultura dell’accoglienza. Le tre articolazioni — salvezza, essere umani, creazione «non in vendita» — attraverso le quali è stato approfondito il tema dell’assemblea hanno portato alla riscoperta, nella centralità della vita e nella missione della Chiesa, dell’idea della gratuità della salvezza, così come lo stesso Lutero aveva indicato con parole che non solo rimangono di grande attualità, ma favoriscono la crescita della comunione nella Flm e, più in generale, nell’ecumene cristiana.
Proprio in nome di questa tradizione, il vertice della Flm ha ribadito che vanno rifiutate tutte le forme di «commercializzazione» della fede e condannate la violenza e l’emarginazione, tanto più quando esse concernono le donne. Al riguardo si è chiesto alle Chiese membro che ancora non procedono all’ordinazione di ripensare questa decisione alla luce di quanto viene fatto nelle centodiciannove comunità luterane dove operano donne pastore. L’attenzione nei confronti di una sempre più attiva presenza delle donne nella vita della Chiesa si è manifestata anche nella scelta di affidare il sermone di apertura alla pastora Elena Bondarenko, della Chiesa evangelica luterana della Russia europea, e quello di chiusura alla pastora Lydia Posselt, della Chiesa luterana in America. Ampio spazio è stato dato alla custodia del creato che chiama i luterani a sconfiggere la tentazione, spesso fondata su interpretazioni fuorvianti delle sacre Scritture, di agire come signori della creazione ai quali tutto è permesso, mentre il rapporto con il mondo andrebbe vissuto da «umili servi» che si muovono con responsabilità pensando al domani e al bene comune. La riflessione sulla custodia del creato aiuta anche a combattere le tante ineguaglianze delle quali in molti hanno parlato chiedendo un maggiore impegno a livello globale, oltre a quello che già viene fatto dalle comunità locali.
Da Windhoek, come si può leggere nel messaggio finale, i luterani rilanciano così l’idea che, proprio perché liberati dalla grazia di Dio, i cristiani sono chiamati ad annunciare «l’amore ricolmo di gioia» e a servire il prossimo, facendo l’esperienza quotidiana dell’accoglienza dell’altro. 

L'Osservatore Romano, 17-18 maggio 2017