venerdì 12 maggio 2017

Myanmar
Messaggio del cardinale Bo ai leader religiosi del paese. Per il Myanmar la pace è l’unica soluzione
L'Osservatore Romano
«Siamo venuti non a contare le ferite del passato, ma a contare le benedizioni della pace. Siamo venuti non a ricordare gli incubi delle epoche passate, ma a perseguire la promessa di pace per noi e le generazioni future. Il nostro paese è in viaggio verso la pace piena, la giustizia ai deboli, la prosperità di tutti»: è quanto ha detto il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, in un incontro-pellegrinaggio interreligioso a cui hanno partecipato oltre duecento responsabili religiosi buddisti, cristiani, musulmani e indù del Mynamar. Presenti anche i leader politici, istituzionali e membri della società civile del paese.
«In questo viaggio sacro, miei cari fratelli e sorelle, siamo venuti a celebrare la nostra unità nella diversità e per smentire quanti vedono le religioni come causa di conflitto. In una terra che è molto religiosa e spirituale, culla del buddhismo Theravada, la testimonianza dei leader religiosi — ha detto il porporato — ha un impatto duraturo nella vita del nostro popolo». Nel suo intervento, l’arcivescovo di Yangon ha citato il grande contributo del buddismo nel diffondere valori come compassione e misericordia. «In questo paese — ha ricordato — ci sono quasi cinquecentomila monaci che possono diffondere il messaggio di Buddha sulla compassione. Ci sono settantamila suore buddiste. Altre religioni come quella cattolica ha più di duemilacinquecento suore e settecento sacerdoti. Ogni giorno, quanti di noi scelgono la vita religiosa hanno una grande opportunità di diffondere il messaggio di semplicità, servizio e condivisione». L’incontro-pellegrinaggio, ha sottolineato il cardinale, «riunisce leader religiosi diversi che si impegnano nel dialogo e per la pace, persone religiose che cercano il bene di tutti». Il porporato ha evidenziato che non ci si è riuniti «in quanto politici, non come uomini di stato o rappresentanti di gruppi armati. Siamo uomini di fede, alla ricerca del bene comune. Il Myanmar ha intrapreso un viaggio sacro che abbraccia la pace, la giustizia verso i più deboli e la prosperità per tutti. La pace — ha aggiunto — è la strada, la pace è l’unica via. Aiutiamoci gli uni gli altri a curare e guarire le ferite». Inoltre, l’arcivescovo di Yangon ha ricordato che nella tradizione cristiana «la pace nasce dalla giustizia e matura nell’amore. Costruire e promuovere la pace fa parte delle nostre tradizioni di fede. La nascita di Cristo è stata annunciata con il messaggio “Pace a tutti gli uomini” e quando Gesù è risuscitato aveva un solo messaggio per i suoi: “pace!”».
Il cardinale Bo, infine, ripercorre i passaggi dolorosi della storia del Myanmar, segnato da conflitti, rifugiati, schiavitù, oppressione, osservando che il cammino democratico non può prescindere dalla pace e ribadendo che «le religioni in questo paese vogliono la pace e desiderano lavorare con gli attori statali per costruire una pace durevole. Il Myanmar potrà rinascere ancora alla sua gloria, il suo incontro con il destino è arrivato. Nessuno può negare il suo posto nel palcoscenico mondiale. I dividendi della pace saranno di beneficio per tutti. Una nazione con il 40 per cento dei giovani non può sprecare la sua ricchezza in guerre che nessuno può vincere. La pace è la sola soluzione. Questo è il nostro sogno. Facciamo in modo che si trasformi in realtà».
L'Osservatore Romano, 12-13 maggio 2017