domenica 21 maggio 2017

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.
Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore
Commento di mons. Pierbattista Pizzaballa
Continuiamo l’ascolto del capitolo XIV del Vangelo di Giovanni. Non sono brani semplici da spiegare. Parlano di una realtà che ci sembra apparentemente lontana e poco comprensibile. Siamo durante l’ultima cena e Gesù, prima di lasciare i discepoli, svela loro qual è il cuore della vita che li attende dopo la Sua Pasqua.
La vita di cui Gesù parla, innanzitutto, sarà una sola vita: la vita stessa del Padre sarà in Gesù, e quella stessa vita sarà in noi. Gesù non ha dubbi, e lo dice chiaramente: “Io vivo e voi vivrete… Io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (Gv 14,19-20).
Questa è la vera, prima, grande, bella notizia che la Parola ci dona: la morte non porrà fine a quell’esistenza buona di Gesù, che i discepoli avevano potuto vedere stando con Lui: “Io vivo”, dice il Signore. Ma accadrà qualcosa di ancora più grande: “Voi vivrete”, cioè sarete vivi della mia stessa vita.
Forse, noi non abbiamo ancora ben capito la grandezza di questo dono: ci capita di pensare che Gesù, al massimo, può rendere un po’ più bella e dignitosa la vita che già abbiamo, può risolvere qualche problema, farci qualche grazia.
Non è così: Gesù fa molto di più e ci dona una vita completamente nuova, una vita che ha attraversato la morte ed ora è eterna: la Sua. Quindi non esistono due “vite”, quella di Dio e la nostra. Esiste solo la vita di Cristo, la vita che è Cristo (cfr il Vangelo di domenica scorsa), una vita che Gesù sceglie di condividere con noi: siamo partecipi della Sua vita.
Gesù va ancora oltre, e ci dice anche come sarà questa vita.
Cioè dice che finirà il mondo in cui la vita è fatta di solitudine, di lontananza e di separazione, e inizierà un mondo in cui “il Consolatore sarà con noi per sempre” (Gv 14,16). Allora sarà una vita di relazione e di comunione, come quella che Gesù condivide con il Padre: una vita di amore tra Persone.
Lo Spirito, che unisce il Padre e il Figlio, ci farà entrare in questa relazione d’amore
E sarà una vita in cui la relazione non verrà meno, per cui neppure il nostro peccato, neppure la nostra morte basterà ad interromperla: saremo sempre nuovamente riaccolti, sempre nuovamente consolati.
I pochi versetti di questo Vangelo non fanno che ripetere lo stile di intimità che caratterizza la nostra nuova vita: Lui sarà “con noi, presso di noi, in noi” (cfr Gv 14,16.17.20).
Questa sarà la vera novità.
Non cambierà il mondo, non cambieranno le cose che passano, ma dentro ad esse, nel profondo, sarà innestato un nuovo principio vitale, che ci terrà profondamente uniti alla vita di Dio.
Ma quando accadrà questo?
“Ancora un poco” (Gv 14,19).
Il riferimento di Gesù è evidentemente all’ora della sua Passione, che sta per compiersi. L’accesso a questa vita nuova, che noi potremo finalmente vedere dal di dentro, sarà la morte di Gesù e la sua risurrezione.
Lì finirà il mondo vecchio, e dalle sue rovine ne nascerà un altro.
Non potremo che passare da lì se vorremo vivere: tutto ciò che non passerà da questa porta resterà prigioniero della morte, al di qua della vita. Ma ciò che sarà battezzato nella Passione di Cristo, ciò che accetterà di vivere solo per grazia, questo apparterrà alla Vita di Dio e vi apparterrà fin d’ora.
Ma chi vedrà tutto questo?
Non certo il mondo: non bastano gli occhi della carne. Questa vita è così nuova, così diversa, che il mondo non la può vedere: Gesù ripete ben due volte che il mondo non può vedere né conoscere questa novità (Gv 14, 17.19).
Ed è logico, questo. Il mondo riconosce ciò che è suo, ciò che gli appartiene. Ma non ha occhi per vedere ciò che appartiene ad un’altra creazione, ciò che appartiene all’ordine della grazia, dello Spirito.
Il mondo ha occhi per vedere ciò che ha fatto da sé, ciò che finisce e muore. Ciò che vive per sempre, invece, ciò che rimane, ciò che è vero, lo si può vedere solo con occhi rinati dallo Spirito.
C’è un passaggio “ontologico” da fare, un lasciarsi innestare in una vita nuova: è il Battesimo, ed è una vita  che costantemente ritorna alle proprie origini, alla propria verità. Una vita che rinasce dall’alto (Gv 3,3).
Allora lo vedrà chi oserà entrare nella vita di Dio, chi si lascerà prendere in essa: ovvero chi ama e osserverà i suoi comandamenti: “Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv 14,21).
Giovanni, insomma, ci dice che la Pasqua ha fatto di noi una nuova creatura, perché ci ha uniti intimamente alla vita di Dio. E questa novità di vita, questo amore straordinario, diventa visibile nell’osservanza dei comandamenti, cioè in una vita che manifesta al mondo l’amore che ci unisce a Cristo.
L’Evangelista ci invita a guardare la vita non con gli occhi del mondo, ma con gli occhi di chi ha la vita di Dio in sé. La testimonianza cristiana è tutta qui. Essere capaci di questo sguardo nuovo, libero e salvato sulla nostra vita e quella del mondo; saper vedere la salvezza che ci ha toccato il cuore, essere capaci di amore, sempre. È la testimonianza di tanti cristiani di allora e di oggi.
+Pierbattista