giovedì 18 maggio 2017

Mondo
Si moltiplica nel mondo il numero dei migranti minori. Bambini soli vittime dei trafficanti
L'Osservatore Romano
Su scala mondiale aumenta il numero dei bambini soli in fuga sulla via dei migranti e sono minori circa il 28 per cento delle vittime di tratta. È quanto documenta l’Unicef che denuncia proprio il moltiplicarsi di casi di abusi, sfruttamento, schiavitù, prostituzione. Intanto, sul fronte del Mediterraneo centrale è intervenuto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, spiegando che la crisi europea dei migranti «sarebbe stata gestibile fin dall’inizio se il problema fosse stato affrontato con piena solidarietà di tutti i suoi paesi membri».
Secondo l’ultimo rapporto Unicef lanciato oggi, i bambini rifugiati e migranti che si sono spostati da soli in circa 80 paesi hanno raggiunto, l’anno scorso, il numero record di 300.000, tutti non accompagnati o separati dai familiari durante il tragitto. Un numero quattro volte superiore a quello registrato nel 2010. Inoltre, tra il 2015 e il 2016, 100.000 bambini non accompagnati sono stati arrestati al confine tra Stati Uniti e Messico. E guardando all’Europa, risulta che il 92 per cento di tutti i bambini arrivati in Italia via mare nel 2016 e nei primi mesi del 2017 erano non accompagnati. Ben 170.000 bambini non accompagnati hanno fatto richiesta di asilo in Europa.
Di situazione europea ha parlato ieri Guterres, intervenendo a Strasburgo all’Europarlamento. Il segretario generale dell’Onu ha ricordato che in Europa «i rifugiati rappresentano il due per cento della popolazione, a differenza di paesi come il Libano dove sono un terzo». Guterres, interpellato a riguardo, non è voluto entrare nel merito del meccanismo di ridistribuzione delle quote di rifugiati tra i paesi Ue, ma ha invocato maggiore responsabilità da parte di tutti per non lasciare sola l’Italia, di cui ha lodato il grande e importante impegno.
Intanto, l’Austria fa sapere di unirsi a Italia e Germania nel chiedere un impegno dell’Ue al sud della Libia, che consenta di occuparsi dei migranti prima dell’arrivo nel paese afflitto dalla guerra civile.

L'Osservatore Romano, 18-19 maggio 2017