martedì 30 maggio 2017

Mondo
Il Wcc sull’assistenza sanitaria. Diritto irrinunciabile per tutti
L'Osservatore Romano
(Riccardo Burigana) Oggi i cristiani sono chiamati a rilanciare e rinnovare insieme il loro impegno quotidiano a definire una comune strategia per migliorare le condizioni di salute di tanti uomini e donne nel mondo: con questo obiettivo si è svolto in questi giorni il secondo incontro del progetto For the Ecumenical Global Health Strategy, promosso dal World Council of Churches (Wcc). L’appuntamento, che segue quello del 27 febbraio scorso a Maseru, in Lesotho, si è tenuto a Ginevra per proseguire una riflessione su come i cristiani possono intervenire nella formulazione dei programmi sanitari dei singoli paesi, con l’intenzione di ricondurli all’orizzonte globale nel quale si muove il Wcc.
I cristiani possono infatti lavorare insieme per indicare delle priorità con le quali favorire un nuovo approccio al tema dell’assistenza, da ripensare alla luce della testimonianza ecumenica sulla salvaguardia del creato, così come si è sviluppata in questi ultimi anni. Si tratta, come era già stato indicato a Maseru, di rafforzare la rete di collaborazione e di dialogo non solo all’interno della comunità ecumenica, cioè delle organizzazioni ecumeniche locali e internazionali, ma soprattutto con i soggetti impegnati a vario livello per la creazione di un sistema sanitario in grado di raggiungere il maggior numero di persone in tutti i paesi del mondo.
L’incontro di Ginevra, come ha ricordato il pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Wcc, è stato pensato come un’occasione per valutare cosa fare concretamente, in un tempo nel quale, mentre gli scenari internazionali cambiano rapidamente, le differenze nell’assistenza sanitaria da paese a paese e all’interno dei singoli stati sembrano essersi cristallizzate. Per questo il Wcc deve svolgere un ruolo particolare di «facilitatore e catalizzatore» delle tante iniziative in atto per sostenere le riforme sanitarie che appaiano quanto mai necessarie. Il Wcc, sempre secondo le parole di Tveit, si considera insomma impegnato come non mai in questo processo di definizione e di promozione di una riforma sanitaria a livello globale con la quale rimuovere quelle differenze nell’assistenza che portano a discriminazioni e finiscono per generare anche violenze.
A Ginevra si è così lavorato per rafforzare la peculiarità del contributo del movimento ecumenico al dibattito della riforma sanitaria in modo da dar voce a tutti coloro che, soprattutto per ragioni economiche, ne sono esclusi, tanto da essere condannati a una condizione di emarginazione e di povertà.
Proprio la creazione delle condizioni per l’accesso al sistema sanitario e, talvolta, la stessa costruzione di una assistenza per tutti devono essere considerate delle tappe particolarmente significative del pellegrinaggio di giustizia e pace, che è uno dei frutti dell’assemblea generale di Busan (2013). Con l’attivazione di progetti per l’ampliamento del numero delle persone raggiunte dall’assistenza sanitaria il movimento ecumenico mostra quanto determinante sia l’impatto di tale pellegrinaggio nella vita quotidiana, come ha ricordato il vicesegretario generale del Wcc, Isabel Apawo Phiri, che ha sottolineato l’importanza di una collaborazione ecumenica, che su questo tema sappia aprirsi anche alla dimensione interreligiosa. A termine dell’incontro a Ginevra si è ricordato che nell’approssimarsi alla celebrazione del cinquantesimo anniversario della Commissione internazionale cristiana per la sanità e del settantesimo dell’istituzione del Wcc, nel 2018, si ha «un tempo particolarmente favorevole per lanciare e per far crescere una strategia ecumenica, condivisa dal maggior numero di Chiese, per dare a tutti un’assistenza sanitaria che diventi così un diritto fondamentale e irrinunciabile per ogni persona».
L'Osservatore Romano, 30-31 maggio 2017