sabato 27 maggio 2017

L'Osservatore Romano
Papa Francesco è «profondamente rattristato nell’apprendere del barbaro attacco nell’Egitto centrale, della tragica perdita di vite e dei feriti causati da questo atto di odio insensato». È quanto si legge in un telegramma a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, inviato al presidente egiziano, Abdel Fattah Al Sisi, a seguito dell’attacco contro i cristiani copti che ha provocato la morte di 29 persone e che oggi è stato rivendicato dal sedicente stato islamico (Is). Il Pontefice ha espresso la propria «solidarietà a tutte le persone colpite dal violento oltraggio, con un pensiero particolare ai bambini che hanno perso la vita».«Molto dolore e tristezza» ha espresso il patriarca copto ortodosso Teodoro II, che appena un mese fa ha accolto Papa Francesco nella cattedrale colpita da un un altro attentato nel dicembre 2016. «Consoliamo tutte le famiglie delle persone coinvolte e condividiamo il dolore con tutta la nazione per questa violenza e questo male che attacca il cuore della patria e la nostra unità nazionale, quella più preziosa che abbiamo e proteggiamo», ha detto Teodoro II, aggiungendo di sperare che «vengano prese le decisioni necessarie per evitare il pericolo del ripetersi di questi attentati che distruggono la figura dell’Egitto e causano il dolore di tanti egiziani».
Anche l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, si è unito alla preghiera per «il popolo e la nazione dell’Egitto, per la pace e per un rifiuto unanime di queste terribili azioni commesse da persone che perpetrano il terrore». Il pensiero del primate della Comunione anglicana è andato proprio a Teodoro II che «guida la Chiesa ortodossa copta, con saggezza e coraggio, fede salda e fermezza». Solo pochi giorni fa, Welby ha ricevuto il patriarca copto ortodosso al Lambeth Palace e assieme a lui ha animato una preghiera ecumenica nell’abbazia di Westminster. «Durante questa visita — ricorda Welby — Teodoro II mi ha regalato un’icona della Sacra Famiglia che trova rifugio in Egitto per sfuggire alla persecuzione del re Erode. Oggi siamo a fianco di tutti coloro che temono per la loro vita a causa della loro fede. Siamo con Papa Teodoro e con tutti i cristiani d’Egitto, nella preghiera e nella solidarietà».
Anche il segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc), reverendo Olav Fykse Tveit, ha condannato l’attentato. «È sconvolgente — ha detto — che questo attacco sia stato diretto contro persone che erano in pellegrinaggio di pace e che sia l’ennesimo atto di violenza e persecuzione contro un popolo». Di fronte a una tale brutalità, ha aggiunto, «la famiglia umana, tutti i popoli di fede e di buona volontà, devono stare insieme e impegnarsi a rispettare e curare gli uni gli altri, a proteggersi e impedire il ripetersi di tale violenza». Il Consiglio mondiale delle Chiese si è appellato al presidente egiziano Al Sisi, ai leader religiosi e ai governi della regione perché agiscano «rapidamente e con coraggio per salvaguardare i diritti religiosi fondamentali di tutte le fedi, per garantire la sicurezza di fronte alle violenze e garantire giustizia a tutte le persone».
Dall’Egitto si apprende intanto che tredici persone ferite nell’attentato sono ricoverate in ospedale, mentre l’esercito afferma di aver colpito alcune basi terroristiche in Libia.
L'Osservatore Romano, 27-28 maggio 2017.