mercoledì 17 maggio 2017

Mondo
Ben 122 omicidi soltanto in America latina. Nel 2015 assassinati 185 ecologisti
L'Osservatore Romano
Di clima si può morire, e non solo a causa dell’inquinamento. Gli attivisti che difendono l’ambiente, spesso impegnati a contrastare interessi che li sovrastano, rischiano la vita. Nel 2015 ne sono stati assassinati 185 nel mondo, 122 dei quali in America latina. A diffondere il dato è stata l’organizzazione internazionale Global Witness che in dieci anni ha documentato 1176 assassinii di militanti ecologisti in tutto il mondo.
Coloro che si battono per il rispetto del nostro pianeta — denuncia Global Witness — spesso non godono di protezione di alcun tipo, né mediatica né di sicurezza, e inoltre vanno a intaccare interessi di gruppi molto potenti, lobby e multinazionali, o della criminalità organizzata. In America latina è il Brasile il paese più pericoloso per gli attivisti. A essere colpiti sono i militanti impegnati nelle negoziazioni nei grandi progetti infrastrutturali e gli indios che si battono per il rispetto della loro terra. Gli autori del rapporto sottolineano che spesso le indagini sugli omicidi sono molto superficiali e arrivano soltanto a colpire, nel migliore dei casi, l’esecutore materiale dell’assassinio, non chi sta dietro, i mandanti.
L'Osservatore Romano, 17-18 maggio 2017