martedì 16 maggio 2017

Marocco
Intellettuali marocchini chiedono una corretta interpretazione dei testi sacri dell’islam. Per sradicare l’estremismo
L'Osservatore Romano
Un’interpretazione corretta e umanistica dei testi sacri dell’islam per sradicare l’estremismo religioso che si sta diffondendo nel paese: è ciò che hanno chiesto diversi intellettuali marocchini durante un convegno tenutosi nei giorni scorsi a Rabat e di cui l’agenzia Efe ha diffuso una breve sintesi. I partecipanti alla conferenza, organizzata dal Coordinamento delle associazioni per i diritti umani nel Maghreb, hanno ribadito che contro il terrorismo non sono sufficienti le operazioni di polizia ma occorre affrontare le cause che sono alla radice dell’estremismo.
Mohamed Sassi, docente e politico, ha ricordato che lo stato stesso ricorse a una rigida interpretazione dell’islam per contrastare, negli anni sessanta e settanta del secolo scorso, l’ascesa dell’opposizione marxista. Per raggiungere questo obiettivo, secondo Sassi, lo stato avrebbe aumentato la “dose” di fanatismo religioso nei programmi educativi e nei mezzi di comunicazione e rafforzato il ruolo sociale e politico delle istituzioni religiose, sia di quelle ufficiali che di quelle non ufficiali. In tal modo, si sarebbe data all’autoritarismo «una legittimità religiosa e sacra», ha affermato l’intellettuale lamentando che, oggi, uno dei motivi principali della crescita dell’estremismo religioso fra i giovani marocchini è proprio l’uso autoritario dell’islam e la mancanza di un’interpretazione obiettiva dei testi sacri musulmani.
Dal canto suo lo scrittore e attivista berbero Ahmed Assid ha osservato che le scuole dovrebbero insegnare i contenuti etici e umanistici dell’islam, e che i bambini marocchini dovrebbero avere accesso alle informazioni riguardanti le altre religioni in modo da acquisire una “fede relativa”, che li allontani dal fanatismo. Assid ha inoltre avvertito che l’estremismo violento basato sulla religione rappresenta la peggiore forma di violenza perché si riveste di sacralità e rischia di godere della tolleranza della società.
Per lo scrittore Ahmed Buachrin l’aumento del fanatismo è dovuto principalmente all’uso politico della religione: poiché la maggior parte dei popoli musulmani sono conservatori — ha affermato — i sistemi hanno utilizzato l’islam come strumento di dominio politico, mentre una parte dell’opposizione, inclusa quella violenta, ha usato la religione come ideologia di resistenza.
Il Marocco, come le altre nazioni della regione, vive con preoccupazione la crescita dell’estremismo religioso tra i giovani, anche se è dal 2011 (ovvero dalla strage nella piazza Jamaa el Fna a Marrakech) che non si verificano rilevanti attacchi terroristici sul suo territorio. Giorni fa il ministro dell’interno, Abdelouafi Laftit, ha rivelato i dati di un rapporto presentato in parlamento a margine della richiesta di finanziamento sul progetto di legge antiterrorismo: un quinto del contingente marocchino finito tra le fila dei jihadisti è rappresentato da minori; su 1631 arruolati per la causa del cosiddetto “stato islamico”, 333 sarebbero infatti poco più che bambini. Numerose anche le donne: in 284 hanno risposto all’appello. Il rapporto è stato pubblicato dal quotidiano arabofono «Hespress». Secondo i dati del ministero, tra i marocchini accolti dall’Is, 558 sarebbero già morti in combattimento e 864 avrebbero raggiunto i luoghi di addestramento o di combattimento fuori dal paese (in Iraq, in Siria e in alcune nazioni del Sahel).
Nel 2016, in Marocco, sono state smantellate sedici cellule di presunti terroristi che progettavano attentati, un numero che corregge al ribasso le cifre del 2015, quando furono ventitré i gruppi di jihadisti assicurati alla giustizia. Circa seicento le persone complessivamente arrestate.

L'Osservatore Romano, 15-16 maggio 2017