lunedì 15 maggio 2017

Italia
Vincono i volantini razzisti, niente profughi
La Stampa
(Matteo Borgetto) Se di vittoria bisogna parlare, hanno vinto «loro». Quelli che alla notizia del probabile arrivo di 24 profughi africani nella Casa delle Opere parrocchiali hanno protestato e alzato la voce. Quelli che si sono ribellati al vescovo, accusandolo di «tramare» alle spalle dei residenti e di volersi intascare una parte dei 35 euro pro-capite quotidiani destinati agli «ospiti sgraditi». E ha vinto il razzismo di chi, un mese fa, sui muri di Roata Canale, frazione di 800 anime alle porte di Cuneo, ha appeso una ventina di volantini: «Noi i negri non li vogliamo. Non è un consiglio, ma una minaccia».
Forse c' erano anche gli autori, ieri mattina, alla messa , quando il parroco don Eraldo Serra si è arreso all' evidenza di una comunità che gli ha voltato le spalle e ha letto un comunicato con la decisione definitiva: «Non ci sono le condizioni ambientali». La palazzina su tre piani, di proprietà della parrocchia, non sarà affittata alla «Ubuntu», associazione no profit intenzionata a risistemare i locali (inutilizzati da decenni, se non al seminterrato dove c' è il circolo Acli) e trasformarli in un centro di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo. Resterà «a disposizione dei parrocchiani» come aveva voluto, nel testamento, un medico benefattore che insieme ad altri abitanti della frazione aveva versato il denaro per costruire l' edificio. «È l' unico luogo di ritrovo della frazione e se arriveranno i migranti, il paese morirà» era stato uno dei punti chiave dei residenti in un' infuocata assemblea di oltre 400 persone con il vescovo di Cuneo e Fossano, monsignor Piero Delbosco. Tutti avevano preso le distanze dai volantini razzisti, non nella sostanza: «Non li vogliamo». Pochissime le voci «fuori dal coro» dei contrari. Dentro la polemica anche il medico chirurgo dell' ospedale di Cuneo, Corrado Lauro, che su Facebook aveva invitato i responsabili dei manifesti a cercarsi altri dottori per curarsi, minacciando di prestare loro servizio «soltanto in caso di pericolo di vita o qualora si configurasse la condizione di una denuncia per omissione di soccorso». 
Ieri il sipario su una vicenda che «ha lasciato strascichi - ha detto Gianni Isoardi, presidente del comitato della frazione-. Spiace che siamo passati come razzisti, ciascuno ha solo espresso la propria opinione». Al vescovo, la notizia del comunicato di don Serra l' ha data La Stampa. «Ne parlerò con il parroco - ha detto al telefono Delbosco -. Preferisco non commentare». L' ha fatto il presidente della Ubuntu, Sandro Bobba: «Una sconfitta per la solidarietà e un triste precedente».