lunedì 22 maggio 2017

Italia
Uno di famiglia
L'Osservatore Romano
(Maurizio Fontana) Mio fratello sta male e non è potuto venire: mi ha detto di salutarti», «Mia figlia ha appena fatto la prima comunione, Papa Francesco posso lasciarle un sacchetto di confetti?», «Santo Padre, posso abbracciarti?». Il pomeriggio di domenica 21 maggio nella parrocchia romana di San Pier Damiani a Casal Bernocchi è corso via così, come se fosse arrivato uno di casa, uno di famiglia. Addirittura Maria Grazia, una signora originaria della provincia di Alessandria, ha raccontato in dialetto piemontese che la sua anziana mamma, malata, vive in un paesino a una ventina di chilometri da quello dei bisnonni del Pontefice. E lui, con estrema naturalezza, sempre in piemontese, le ha chiesto notizie più precise.
Gioia ed entusiasmo hanno animato questo lembo dell’estrema periferia meridionale di Roma, a un passo dal mare, vincendo anche le difficoltà di un caldo molto più simile all’estate che non a una primavera inoltrata. Sin dalle prime ore del pomeriggio la gente del quartiere aveva occupato i posti dietro le transenne nel piazzale antistante la chiesa e lungo la strada, un centinaio di metri, che porta al campo sportivo dove era previsto l’arrivo del Papa. Qui, ad attenderlo c’erano i giovani atleti dell’associazione sportiva Vita Nuova Casal Bernocchi e i bambini e i ragazzi di San Pier Damiani insieme a quelli della confinante parrocchia di San Pio da Pietrelcina.
Canti a squarciagola e gran roteare di fazzolettoni da parte degli scout quando, alle 15.35, è apparsa l’automobile con a bordo il Pontefice. Ad accogliere Francesco c’erano il cardinale vicario Agostino Vallini, il vescovo Paolo Lojudice, ausiliare per il settore sud, il parroco don Lucio Coppa e uno dei sacerdoti collaboratori della parrocchia, don Filippo Celona. Con loro anche monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia.
Dopo il primo abbraccio ai fedeli, con il consueto rituale di selfie, abbracci, baci e carezze ai più piccoli, il Papa ha raggiunto il palchetto dove ad attenderlo c’era anche il viceparroco don Eduardo Andrés Contreras Valladares. Di fronte al Pontefice, alcuni bambini hanno dato il via a un fuoco di fila di domande: «Cosa possiamo fare noi per salvare il mondo?», «Come ha fatto a capire la sua vocazione sacerdotale?», «Come possiamo fare per seguire meglio Gesù?», «Che sport praticavi quando avevi la mia età, e, se giocavi a calcio, in che ruolo?».
Le curiosità dei più piccoli hanno dato il “la” a un divertente botta e risposta, sollecitato dallo stesso Pontefice che ha anche stuzzicato i più timidi: «Cosa succede? Siete tutti addormentati?». Per salvare il mondo, per «aiutare Gesù a salvare il mondo», ha detto il Papa raccogliendo i suggerimenti dei ragazzi, si possono fare molte cose: pregare, rispettare le persone, anche quelle che non ci vogliono bene («Ripetiamo insieme: tutte le persone vanno rispettate!»), e seminare gioia, «perché la gioia aiuta a salvare il mondo».
Riguardo al gioco, Francesco ha confidato che non era bravo a calcio: «Ero un pata dura (gamba dura) e per questo di solito facevo il portiere...». Più a lungo si è soffermato sul tema della vocazione spiegando, innanzitutto, come quella della famiglia sia una «bella vocazione». Dopo aver ricordato gli anni dell’infanzia — «in famiglia noi eravamo cinque fratelli, eravamo felici» — ha raccontato il momento decisivo della sua storia personale. Tutti i bambini, accovacciati a terra, erano con il naso all’insù ad ascoltarlo: «Io un giorno ho sentito — ma di colpo — avevo 16 anni e ho sentito che il Signore voleva che io fossi prete. Eccomi! Sono prete! Questa è la risposta. Si sente nel cuore».
Per terminare l’incontro, il Papa ha quindi fatto prendere tutti per mano, ha recitato con loro un’avemaria e li ha benedetti. Poi ha salutato i piccoli che lo avevano interpellato all’inizio e ha ricevuto un libro in cui tutti i ragazzi hanno raccolto disegni e domande: «Così quando avrai un po’ di tempo potrai ricordarti di noi».
Risalito in macchina, il Pontefice ha raggiunto lentamente la vicina chiesa, sorridendo dal finestrino ai tanti fedeli ai bordi della strada. Qui ha innanzitutto salutato una settantina di malati, soffermandosi soprattutto con i bambini, regalando loro un’attenzione e una carezza in più. «Non è bello portare la croce della malattia» ha detto; ma «siete compagni di Gesù e lui vi comprende». E ha raccomandato loro di rivolgersi a Maria come a una mamma chiedendole: «Fammi una carezza!».
E proprio undici mamme il Papa ha incontrato subito dopo, riunite con le loro famiglie in una saletta che accoglieva i bambini battezzati durante l’anno. Veri e propri «gioielli», le ha definite, pregando per loro la Madonna prima di impartire la benedizione.
Quindi Francesco ha salutato nel piccolo teatro parrocchiale la comunità del Cammino neocatecumenale. Il parroco ne ha brevemente presentato la storia e le attività, grato per l’aiuto ricevuto nell’evangelizzazione e anche nei personali momenti di difficoltà. E di evangelizzazione e testimonianza ha parlato il Pontefice, sottolineando l’importanza dell’impegno dei laici e due aspetti fondamentali dell’annuncio: quello dell’ascolto («La gente ha bisogno di essere ascoltata») e quello del servizio («Siate servitori di tutti e così le cose sono belle»).
Quello del servizio agli ultimi è stato anche il tema dell’ultimo appuntamento prima della liturgia eucaristica: quello con una quarantina di poveri che usufruiscono della mensa del gruppo Caritas e con una quindicina di volontari impegnati nell’assistenza. Quindi, dopo aver salutato le famiglie del clero parrocchiale e i sacerdoti della prefettura, che poi hanno concelebrato con lui, il Papa ha confessato quattro fedeli: una bambina, un ragazzo e due adulti.
Grande partecipazione anche alla messa — diretta dal maestro delle celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice, Guido Marini, coadiuvato dal cerimoniere pontificio Ján Dubina — durante la quale il parroco ha donato al Pontefice una piccola statua del Buon pastore.
Al termine, il Papa, dal sagrato della chiesa, ha nuovamente salutato tutti i fedeli radunati nel piazzale e ha impartito loro la benedizione.
L'Osservatore Romano, 22-23 maggio 2017