lunedì 29 maggio 2017

Italia
Una domenica speciale nelle parrocchie genovesi: si riflette e si discute sui discorsi e i pensieri del Santo Padre
Il Secolo XIX
Ai giovani riuniti alla Guardia, Papa Francesco lo ha detto nel modo più sanguigno. Prima li ha esortati a restate testardi nella speranza, a non accettare risposte prêt-à-porter, ad essere missionari. E poi, prima di salutarli, ha lanciato la sfida. Sapranno trasformare le parole in fatti concreti? «Dipende da voi se volete farlo, non dipende da me - ha scandito Bergoglio - Io questa sera torno e lascio il seme. A voi lascio la sfida, o, come diciamo nella nostra terra: "Vi butto il guanto in faccia". Voi vedrete».
Ecco, il guanto è lanciato e le comunità parrocchiali si stanno attrezzando per raccogliere la sfida. Come colonnelli di un esercito chiamati a rapporto dal loro generale, i parroci genovesi si stanno attrezzando per diffondere i messaggi di pacifica chiamata allearmi. C' è chi diffonde in chiesa i testi integrali scaricati da inter net, chi organizza incontri (i primi tre saranno da domani a mercoledì nella parrocchia del Rimedio affidata all' abate Filippo Monteverde) echi manderà sms. «Il Papa ha insegnato, in questa società dell' immagine, aguardare all' essenziale - racconta Don Mario Leonardi, parroco dei Diecimila Crocifissi di via Canevari e i ragazzi che prenderanno parte ai nostri campi estivi porteranno i discorsi del Papa nelle borse». A Sampierdarena monsignor Carlo Caneapa preannuncia «incontri vicariali di approfondimento e il 9 giugno, in seminario, un primo appuntamento per i giovanipreti».ASestri, don Gianfranco Calabrese parroco di San Giovanni Battista, racconta dei giovani rimasti impressionati dall' invito a non essere «turisti della vita, ma a viverla». Se Bergoglio viene quasi dalla fine del mondo, don Stefano Vassallo viene quasi dalla fine della città: Sant' Eugenio di Crevari, estremo lembo orientale, appena 1.700 anime. Le sferzate del Papa ai preti? «A me piace quando si dicono le cose chiaramente, se a dirle è qualcuno che ti vuole bene». Don Valentino Porcile, che parecchi anni fa aveva lanciato l' idea di distribuire "pillole di Vangelo" nelle discoteche (oggi sostituite da sms) si è già attrezzato per mandare messaggini con estratti dagli interventi di Bergoglio. «Pillole del Papa, tutte le mattine e per tutto agosto. Credo che facciano bene». Diviso tra i cappellani del lavoro e la parrocchia di Santa Zita, don Massimiliano Moretti invita a rilanciare dal basso gli inviti di papa Francesco: «Il Papa ai ragazzi ha detto che non possono restare seduti ma devono trasformare il mondo. E allora è il tempo di scendere in campo, dal basso: nella città, nei quartieri e nelle parrocchie». Dai corsi di formazione socio -politica della Curia, ricorda, sono usciti 12 giovani candidati alle prossime amministrative «divisi tra centrodestra e centrosinistra, perché la Chiesa non dà indicazioni di partito ma invita all' impegno». Anche suo fratello Stefano Moretti, parroco dell' Annunziata di Pedemonte, invita a non fermarsi all' evento mediatico: «Da qui si deve ripartire». Nel cuore della città vecchia, don Carlo Parodi parla di una comunità parrocchiale del centro storico (che comprende sarzano, San Donato, i Santi Cosma e Damiano e San Lorenzo») in festa: «Papa Francesco dice che le esperienze di fede nascono dal territorio. E sull' altare papale a piazzale Kennedy c' erano sia l' immagine della Madonna del Carmine conservata a San Donato che il Cristo del Maragliano dell' oratorio di Sarzano, la parrocchia d' origine del cardinale Bagnasco». Ognuno, anche tra i sacerdoti, ha colto dalle parole del Papa ciò che sente più vicino. E don Albino Giordano, 65 anni, Parroco di San Tommaso sopra Principe, dall' altare ha invitato a prendere in mano l' omelia della Messa finale. Ma lui è rimasto colpito soprattutto dalle parole rivolte ai preti, invitati a una "fraternità sacerdotale" fatta anche di pranzi insieme. «Da un paio d' anni sono presidente della Mutua fraternità sacerdotale, una realtà che esiste a Genova dal 1917 e sta per festeggiare il seco lodi vita; alcuni sacerdoti incaricati visitano periodicamente i confratelli più malandati e bisognosi, portano la loro vicinanza e, in caso di bisogno, autotassandoci, eroghiamo un' una tantum di qualche centinaia di euro per soccorre chi si trova in difficoltà. Ma non penso proprio che Papa Francesco potesse conoscere la nostra piccola realtà: è una cosa tutta genovese». È la genovesità che papa Francesco ha imparato a conoscere nelle parole di Bagnasco: un po' orsi, ma col cuore.