venerdì 26 maggio 2017

Italia
Prima conferenza stampa del nuovo presidente della Cei. Le ragioni del cuore
L'Osservatore Romano
(Giovanni Zavatta) Spinto «più dalle ragioni del cuore che da quelle dell’intelletto», per dare voce a priorità assolute quali «il lavoro per i giovani, l’attenzione alle famiglie, la vicinanza agli ultimi», per guidare una Chiesa come la vuole Papa Francesco, impegnata in una «conversione pastorale», una Chiesa che accoglie tutti e non fa distinzioni, «in grado di andare nelle periferie ed essere ospedale da campo». Ieri, nel suo primo incontro con la stampa, Gualtiero Bassetti, cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve e nuovo presidente della Conferenza episcopale italiana, ha parlato innanzitutto di sé, presentandosi umilmente, spiegando per esempio come nelle cose si senta spinto più dall’istinto del cuore che dall’intuito della ragione: «Se ne vedo la necessità, sento il bisogno di buttarmi, anche alla scuola del Vangelo. Il Signore, infatti, raccomanda di cogliere i segni dei tempi.
Dio non ci parla sempre con una rivelazione diretta, parla attraverso il sole e la tempesta, il prato fiorito e la terra. Basta saperli cogliere, questi segni, e di conseguenza intervenire e agire». E ai giornalisti che gli chiedevano perché, nella prima dichiarazione da presidente, si fosse definito «un improvvisatore», il porporato ha precisato, conseguentemente, che per lui «essere un improvvisatore significa essere il contrario di un calcolatore», e che, comunque, ciò «non vuol dire che io faccia cose senza pensare».
Quindi, scherzando, una “confessione” sulla sua elezione: «Ero partito confidando sulla mia giovane età» (Bassetti ha 75 anni), ma una volta nominato presidente «da principio ero come sgomento, poi ho visto l’affetto dei vescovi e altrettanto affetto da parte del Santo Padre, e allora mi sono sentito incoraggiato dai miei fratelli, e mi sono detto: insieme potremo ancora fare qualcosa di bello».
Dalla politica ai migranti, dalla piaga della pedofilia al dramma del terremoto («occorre accelerare il più possibile gli interventi per garantire alle persone un’abitazione dignitosa»): il cardinale ha risposto alle domande e per prima cosa ha lanciato «un grido forte» per i giovani ovvero «nessuno rubi la speranza ai giovani, quando manca il lavoro si toglie la dignità». In politica «la Chiesa post-conciliare dialoga con tutti ma vorrei fare una distinzione tra la politica con la “p” minuscola — la politica dei partiti, di tutti i partiti, che io rispetto — e la politica con la “p” maiuscola, che riguarda il bene comune e il bene di tutti. La Chiesa vuole impegnarsi fino in fondo su questo secondo aspetto». Il Papa, rammenta, «ci chiede di stare attenti a cos’è che produce gli ingranaggi che danno vita alla “cultura dello scarto”». Questa «è una società che emargina e produce gli scarti, e la parola “scarto” significa spazzatura», ha ammonito Bassetti.
Al centro resta la famiglia. Al riguardo il presidente della Cei ha ricordato l’importanza dell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia: «È un capolavoro, la sintesi di tutta la dottrina della Chiesa sul matrimonio e la famiglia». Del documento di Francesco «c’è un passaggio che va capito: non bisogna fare l’omologazione che ogni situazione irregolare sia peccato mortale». Il Papa «non parla di ammissione o no al sacramento, parla di discernimento», e discernimento significa «verificare qual è la reale situazione di una persona e di una coppia, iniziare un cammino anche penitenziale se necessario e poi vedere come stanno le cose». L’Amoris laetitia va presentata come il Papa l’ha scritta, ha detto Bassetti: «Chi fa osservazioni sbaglia, perché non è un documento qualsiasi, e dunque opinabile, ma un documento del magistero. Il Papa dice: “Leggete e capite, il mio è magistero, come quelli di Pio XII, Paolo VI e degli altri p0ntefici”».
Poi i migranti: «Chi è profugo va accolto», ha ribadito, anche se il discorso «è molto complesso», all’interno del quale è da sempre presente, nel magistero della Chiesa, «l’impegno dell’accoglienza dello straniero, dell’orfano, della vedova». Impegno però che si estende anche alle regole necessarie per l’accoglienza. Al riguardo il cardinale ha elogiato l’iniziativa «Liberi di partire, liberi di restare», campagna promossa dalla Cei e per la quale sono già stati predisposti 30 milioni di euro. «Abbiamo assistito anche in questi giorni a cose che i nostri occhi non avrebbero voluto vedere. Il Mediterraneo continua a essere una tomba per tanti nostri fratelli», ha aggiunto, osservando tuttavia che «la gente non dovrebbe essere costretta a partire», obiettivo per il quale occorre «promuovere una mentalità affinché si creino le condizioni che permettano ai migranti di poter restare a casa loro». Proprio uno degli obiettivi che si prefigge l’iniziativa dei vescovi italiani.
«I bambini non si toccano, sono sacri»: il presidente non poteva poi non ribadire la condanna della pedofilia, «un crimine grande», rispetto al quale «la Chiesa ha fatto e sta facendo tutto il possibile».
Non è mancato un ricordo personale, risalente al novembre 1966, quando Bassetti, allora ventiquattrenne, era vice parroco a San Salvi, quartiere di Firenze, appena devastata dall’alluvione. Fu in quell’occasione che lui, uno dei tanti “angeli del fango”, conobbe il rabbino capo Fernando Belgrado, storica figura dell’ebraismo fiorentino, che ebbe un ruolo di primo piano nel salvataggio del patrimonio documentale e liturgico della sua comunità. L’incontro avvenne davanti alla lapide che ricorda gli ebrei fiorentini morti nella Shoah, nel giardino della sinagoga di via Farini. «Non dimenticherò mai la testimonianza di quest’uomo di eccezionale spiritualità», ha concluso il neo presidente della Cei.
L'Osservatore Romano, 26-27 maggio 2017