sabato 20 maggio 2017

Italia
Periferia sud. Domenica pomeriggio ad Acilia
L'Osservatore Romano
(Maurizio Fontana) Per la quindicesima visita alle parrocchie della sua diocesi, Papa Francesco torna nella periferia meridionale di Roma: nel pomeriggio di domenica 21 maggio il Pontefice si reca a San Pier Damiani ai Monti di San Paolo, nel quartiere di Casal Bernocchi ad Acilia. È la chiesa titolare del cardinale vicario Agostino Vallini, il quale, come sempre accompagna il Pontefice nell’incontro con i parrocchiani. Si tratta di una delle tante periferie che, sorte alla metà del secolo scorso, sono cresciute sotto la spinta dell’edilizia popolare, e spesso anche abusiva, con scarsa attenzione alla dimensione sociale e umana. «Ci troviamo proprio nel mezzo tra Vitinia e Acilia — spiega il parroco, don Lucio Coppa — e non abbiamo tanti servizi sociali. È, di fatto, un quartiere dormitorio: i residenti vanno a lavorare altrove e se occorrono negozi, la posta o una banca ci dobbiamo spostare».
Una realtà dove la parrocchia è un importante punto di riferimento e di aggregazione: «Oltre a noi, ci sono solo un centro anziani gestito dal Comune e un campo sportivo realizzato pochi anni fa da volontari dell’associazione Vita nuova che prima operava in parrocchia». Il campo è la prima tappa della visita del vescovo di Roma che qui incontra i bambini e i ragazzi prima di raggiungere la vicina chiesa. «Ho chiesto che il Pontefice andasse al campo sportivo anche per dare il segno tangibile che la visita riguarda non solo la parrocchia ma l’intero quartiere, tutta la gente. Lui è il nostro vescovo, il buon pastore che va da tutti, nessuno escluso».
È un particolare questo al quale il parroco tiene moltissimo: tra le tredicimila persone che conta il territorio parrocchiale, la percentuale dei frequentanti non è molto alta: le dinamiche sociali del quartiere, l’esodo e il controesodo quotidiano per il lavoro, non facilitano una partecipazione più alta, ma, ci dice, «Io sento comunque tutti molto vicini. È una bella comunità e sono felice che tutti possano sentire e vivere la gioia di questa visita del Papa». E la comunità regalerà a Francesco una statua del Buon pastore come ricordo dell’incontro.
Don Lucio — cinquantaduenne, abruzzese, formatosi al Redemptoris Mater — è arrivato a San Pier Damiani dodici anni fa con il suo primo incarico da parroco. In precedenza aveva servito altre tre comunità come viceparroco. «Ho voluto continuare sul terreno ben seminato da chi mi aveva preceduto e ho puntato sulla famiglia appoggiandomi soprattutto sulle comunità neocatecumenali già presenti». La parrocchia è cresciuta in consapevolezza e impegno: «Quando c’è stato il convegno diocesano dedicato al tema “Eucaristia e testimonianza della carità” — racconta — uno dei frutti spontanei nato proprio dal confronto è stato, ad esempio, la nascita della mensa per i poveri. Oggi, in collaborazione con le altre parrocchie della zona, con le quali cerchiamo di coprire i vari giorni della settimana, circa cinquanta persone vengono a mangiare da noi. È gente che gravita da Ostia fino a qui. Per ora ogni due sabati, ma presto arriveremo a un turno settimanale. Cuciniamo tutto noi. Niente di precotto». Accanto a questa iniziativa c’è poi quella, sempre seguita dal gruppo Caritas, del banco alimentare che serve un’altra cinquantina di famiglie. «All’inizio — spiega don Lucio — la gente aveva un po’ di titubanza e di timore nei riguardi della mensa. Si aveva paura di raccogliere gente estranea. Poi, invece, nel tempo, si è sviluppato il senso dell’accoglienza».
Accoglienza è infatti la parola chiave che si accosta a quello che il parroco definisce il «cuore della pastorale parrocchiale»: la famiglia. «La parrocchia — afferma — oggi è relativa, non è più come una volta. Bisogna uscire, non possiamo aspettare che la gente arrivi. Ogni settimana mandiamo delle persone a visitare le famiglie nelle loro case. Anche gli oratori, oramai, sono marginali, perché i bambini durante la settimana hanno mille altre cose da fare. Per questo noi lo abbiamo messo la domenica dopo la messa. Ciò che più conta sono le famiglie». Che sono l’obiettivo, ma anche le protagoniste della pastorale. «Abbiamo iniziato con fatica, però ora sono le famiglie stesse a seguire i gruppi del postcresima — spiega — con questi criteri: ogni famiglia si occupa di una decina di ragazzi, li accoglie a casa, li va a visitare, li incontra in chiesa. Famiglie solide nella fede, che si nutrono e poi donano agli altri. E i ragazzi così non si sentono soli. Il risultato è che almeno da cinque anni la quasi totalità dei ragazzi del catechismo continua a frequentare dopo la cresima».

L'Osservatore Romano, 20-21 maggio 2017