giovedì 25 maggio 2017

Italia
Nei testi liturgici della tradizione bizantina. In cielo la natura umana smarrita
L'Osservatore Romano
(Manuel Nin) L’Ascensione del Signore, è celebrata il quarantesimo giorno dopo la Risurrezione, ed è una delle grandi feste nel calendario liturgico di tutte le Chiese cristiane. In alcuni testi dell’ufficiatura mattutina della festa nella tradizione bizantina, attribuiti a Giovanni Damasceno e Giuseppe di Tessalonica, emergono tre aspetti che si intrecciano l’uno con l’altro: la carne di Cristo, glorificata nella sua risurrezione, è ascesa ai cieli; il Signore Gesù che sale al Padre nella gloria; e infine con la sua ascensione il Signore rinnova, restaura la natura umana caduta in Adamo.
Sono aspetti che si affiancano al versetto del salmo 23 cantato ripetutamente dagli angeli: «Levate le porte davanti al Cristo, nostro Re!». Diversi tropari del canone sottolineano l’ascensione in cielo della carne glorificata di Cristo Signore, quindi il vincolo tra l’incarnazione del Verbo di Dio e l’ascensione nella carne gloriosa del Signore risorto: «Sbigottivano i cori degli angeli, vedendo nell’alto dei cieli, con la carne, il Cristo mediatore tra Dio e gli uomini, e concordi cantavano un canto di vittoria. Al Dio che è apparso sul monte Sinai e ha dato la Legge al veggente Mosè, e che dal Monte degli Ulivi ascende nella carne, a lui cantiamo tutti, perché si è reso glorioso».
Nell’ascensione, alla presenza degli angeli, il Signore innalza la natura umana prima mortale poi diventata immortale: «Sei asceso al Padre, o Cristo datore di vita, e hai esaltato la nostra stirpe, o amico degli uomini, nella tua ineffabile compassione. Le schiere degli angeli, o Salvatore, vedendo la natura mortale ascendere unita a te, incessantemente ti celebravano, piene di stupore». La carne glorificata di Cristo sarà quindi quella con cui apparirà anche alla fine dei secoli: «Gli angeli si accostarono ai tuoi discepoli, o Cristo, gridando: Nel modo in cui avete visto ascendere il Cristo, così nella carne verrà, giusto Giudice di tutti».
In alcuni tropari poi viene messa in parallelo, quasi ne fosse prefigurazione, l’ascensione di Elia e l’ascensione di Cristo: «Straordinaria la tua nascita, straordinaria la tua risurrezione, straordinaria e tremenda, o datore di vita, la tua divina ascensione dal monte: prefigurandola, Elia saliva in alto con un carro a quattro cavalli, celebrando te, o amico degli uomini».
L’ascensione di Cristo al Padre nella gloria è il rinnovamento, la ricreazione della natura umana caduta in Adamo: «Sei risorto il terzo giorno, tu che per natura sei immortale, quindi sei asceso al Padre, o Cristo, portato da una nube, o Creatore dell’universo. Davide l’ispirato grida con tutta chiarezza nei suoi salmi: È asceso il Signore ai cieli tra acclamazioni e ha raggiunto il Padre, fonte della luce. O Signore, dopo aver rinnovato con la tua passione e risurrezione il mondo invecchiato per i tanti peccati, sei asceso ai cieli, portato da una nube: gloria alla tua gloria».
Il parallelo tra l’incarnazione di Cristo e la sua ascensione viene corroborato anche con delle immagini prese dalle parabole evangeliche come quella del buon pastore e della pecora smarrita: «Dopo aver cercato Adamo che si era smarrito per l’inganno del serpente, o Cristo, di lui rivestito sei asceso al cielo e ti sei assiso alla destra del Padre, partecipe del suo trono, mentre a te inneggiavano gli angeli. Prendendoti sulle spalle, o Cristo, la natura che si era smarrita, sei asceso al cielo e l’hai presentata a Dio Padre».
Uno dei tropari dedicati alla Madre di Dio con una bella immagine mette in parallelo il grembo pieno di Maria e l’ade svuotata da tutti coloro che aveva contenuto: «Beato il tuo ventre, o tutta immacolata, perché inesplicabilmente è stato degno di contenere colui che prodigiosamente ha svuotato il ventre dell’ade: supplicalo di salvare noi che a te inneggiamo».
Infine i testi della tradizione bizantina sottolineano la presenza degli apostoli all’ascensione del Signore, diventandone testimoni: «Gesù il datore di vita, presi con sé coloro che amava. O Gesù onnipotente, sei asceso nella gloria sotto gli occhi dei tuoi venerabili discepoli che tripudiarono vedendo oggi il Creatore levarsi nell’aria». Uno dei tropari, di Romano il Melodo, mette in evidenza l’ascensione del Signore in cielo e il suo rimanere presente nella vita della Chiesa: «Compiuta l’economia a nostro favore, e congiunte a quelle celesti le realtà terrestri, sei asceso nella gloria, o Cristo Dio nostro, senza tuttavia separarti in alcun modo da quelli che ti amano; ma rimanendo inseparabile da loro, dichiari: Io sono con voi, e nessuno è contro di voi».
La festa dell’Ascensione sottolinea come la natura umana caduta in Adamo viene oggi rinnovata in Cristo. Uno dei tropari lo canta in un modo molto bello: «Rinnovando, o Dio, la natura di Adamo, discesa nelle parti inferiori della terra, oggi l’hai fatta ascendere con te. Avendola amata, l’hai fatta sedere insieme a te, poiché ne hai avuto compassione, a te l’hai unita; avendola unita a te, con essa hai patito: ma avendo patito pur essendo tu impassibile, l’hai glorificata con te. Gli angeli dicevano: Chi è costui, quest’uomo bello? Non solo uomo però, ma Dio e uomo. Perciò angeli, avvolti in tuniche, volarono ai discepoli, dicendo: Uomini galilei, colui che di tra voi se n’è andato, questo Gesú, uomo e Dio, di nuovo come uomo Dio verrà».
L'Osservatore Romano, 24-25 maggio 2017