venerdì 12 maggio 2017

Italia
La paura che fa dire davanti ai cadaveri. «Però loro rubano»
Corriere della Sera
(Goffredo Buccini) La paura ci cambia, ci deforma, Centocelle ce lo insegna. Se c' era un tratto proverbiale nel «genius loci» romano era la bonomia, perfino abusata, messa in caricatura, talvolta tendente al sentimentalismo di grana un po' grossa. Un carattere che con tinte diverse colora la storia dell' Urbe, tempera la sferza delle pasquinate, intride i sonetti del Belli, si spande dal neorealismo alle maschere da commedia dell' arte di Fabrizi e Sordi. Fino a ieri o ieri l' altro, finché Roma ha mantenuto il suo tratto di ciabattante federazione di paesini, finché non è diventata ciò che è: una metropoli deforme e terrorizzata che serra la porta se qualcuno sul pianerottolo implora aiuto.
L' umanità, come il coraggio di don Abbondio, uno non se la può dare. E se serviva un caso eclatante per dimostrare quanto, senza sicurezza, non esista più neppure l' ombra della solidarietà, ecco la tragedia di Angelica e delle sue sorelle, le piccole rom arse vive nel rogo del loro camper. Ci vuole tutta la mistificazione ideologica del nostro tempo per aggrapparsi a qualche mazzo di rose deposto sul luogo della strage da anime pie e raccontare così quel brandello di quartiere, devastato dalla microcriminalità e assediato dai campi nomadi, come una enclave di paziente empatia e civica moderazione. 
La verità di Centocelle sta nel «d' altra parte rubano» pronunciato a mezza bocca ma cento e cento volte davanti ai cadaveri carbonizzati delle piccole Halilovic: una frase più agghiacciante di tutte le infamie tracimate dal web, perché proviene dalla carne viva dei residenti, perché non si può liquidare come delirio dei leoni di tastiera, perché ci interpella. La bonomia è stata sostituita da una ferocia che spiana il passo a qualsiasi eccesso. «D' altra parte», ci raccontano, non c' è casa attorno al campo di via Gordiani che non sia stata visitata due o tre volte dai ladri. Non esistono buoni o cattivi a prescindere, se non vogliamo trasformarci in un popolo di idioti razzisti dobbiamo risolvere alcuni problemi. 
A Roma quello dei nomadi è numericamente poco significativo ma ha un impatto potente sulla percezione dei romani. I campi vanno chiusi, ma non con le ruspe come dice Salvini: aprendo vie d' uscita dignitose, concordate con le comunità, ciò che chiedono molti rom talvolta integrati tra noi un po' in segreto, nascondendo l' etnia per proteggersi dai pregiudizi. Il milione e mezzo che la giunta Raggi pare pronta a spendere per un nuovo campo a Roma nord potrebbe essere meglio impegnato nell' inclusione di chi è in regola. A chi non lo è, a chi delinque, pensi la legge. Girarsi dall' altra parte di fronte ai furtarelli, all' abuso di minori nell' accattonaggio, alla filiera gestita dai rom nei cassonetti, lascia spazio all' esasperazione dei residenti e alle belve del web: e non rende giustizia alle bambine morte a Centocelle. Angelica non doveva dormire in un camper con dodici familiari. Qualcuno doveva salvarla prima: se la paura non l' avesse resa invisibile agli occhi di mamma Roma.