martedì 9 maggio 2017

Italia
La Chiesa per l' educazione sull' esempio di don Lorenzo Milani
Avvenire
(Enrico Lenzi) « Professore, ma perché perdiamo tanto tempo per fare l' appello?". E io le ho risposto: "Perchè è più importante della lezione stessa". E poi nel silenzio generale ho spiegato che il primo compito è entrare in relazione con l' altro. E per me docente sono gli studenti che ho davanti». Si può racchiudere in questo aneddoto la sintesi della lunga e coinvolgente relazione che lo scrittore e docente Alessandro D' Avenia ha offerto alla platea dei partecipanti al Convegno nazionale promosso congiuntamente dall' Ufficio nazionale Cei per l' educazione, la scuola e l' università (diretto da Ernesto Diaco) e dal Servizio nazionale per l' insegnamento della religione cattolica (guidato da don Davide Saottini), che si è aperto ieri pomeriggio a Milano.
E il termine «relazione» è riemerso più volte nell' intervento iniziale dei lavori. Compito tutt' altro che facile, riconosce D' Avenia, perché «siamo schiacciati dalla necessità di rispettare il programma, di centrare obiettivi e risultati. Il dramma di oggi è proprio questo: aver messo al posto della persona il raggiungimento di un risultato». Parole che scuotono l' assemblea, ma che si ritrova in molti di questi esempi. «La relazione umana - prosegue il docente scrittore - viene prima della conoscenza che la scuola deve comunque offrire». Ecco allora l' importanza dell' appello: «Essere guardato negli occhi alle 8.30 del mattino è forse l' ultima delle cose che uno studente vuole o si aspetta. Ma il porsi in relazione con l' altro non è una missione, bensì un aspetto della nostro professionalità docente». Una relazione, quella di D' Avenia che è partita dalla frase «provocazione» - "Il maestro dà al ragazzo tutto quello che crede, ama, spera" - di don Lorenzo Milani, sacerdote ed educatore «con il quale vorremmo svolgere questo Convegno», spiega il direttore dell' Ufficio scuola della Cei, Diaco. Figura che proprio l' altra settimana lo stesso papa Francesco ha parlato n un videomessaggio al Salone del libro di Milano, definendo il prete toscano «un educatore appassionato» e «un testimone di Cristo e del Vangelo». Figura di cui ha parlato anche il vescovo di Latina- Terracina-Sezze-Priverno e presidente della Commissione episcopale per la scuola, Mariano Crociata, nell' omelia della Messa. «Mosso da un senso acuto del suo compito di uomo e di prete, il suo sguardo attento ai bisogni della persona finiva col generare una formula che faceva compiere ai ragazzi della sua scuola un salto di qualità che i loro coetanei più attrezzati e favoriti si sognavano di poter eguagliare». E oggi i lavori saranno incentrati sulla frase di don Milani che dà il titolo del Convegno: "Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi".