mercoledì 17 maggio 2017

Italia
La Chiesa e i preti collusi: «Tra mafia e Vangelo nessuna convivenza»
Il Messaggero 
(Franca Giansoldati) Poche essenziali righe. Un provvedimento dall' effetto immediato. Don Edoardo Scordio è stato sospeso da ogni incarico. Perchè non si possono fare affari sulla pelle dei profughi. Lo scandalo del Cara di Sant' Anna, a Isola Capo Rizzuto, è uno schiaffo per tutti. Soprattutto per la Chiesa. E quel parroco un po' chiacchierato finito in carcere con l' accusa di associazione mafiosa, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, impone una seria riflessione. «Scandali di questo tipo rischiano di gettare un' ombra su tutta l' attività del mondo cattolico, del volontariato. Anche se penso che la gente retta e onesta saprà distinguere il bene dal male. Personalmente ho fiducia sul fatto che si faranno serie indagini, e che la verità verrà a galla».
Per il presidente della Conferenza episcopale della Calabria, monsignor Vincenzo Bertolone, è stata una giornata di lavoro pesante. Raggiunto al telefono non nasconde il suo stato d' animo. «Sono tanto addolorato. E preoccupato». Racconta di non conoscere personalmente don Edoardo Scordio, («fa parte di un' altra diocesi»). Se lo ha incontrato è stato per caso, una volta, o due. In ogni caso precisa che gli «pare doveroso, prima di esprimere un giudizio, attendere ogni approfondimento da parte della magistratura. Ho appreso questi fatti leggendo i giornali». Non deve essere stata una lettura facile dal quadro che ne veniva fuori. «Non si può speculare sugli immigrati, su persone che non hanno nulla e nella loro debolezza sono alla totale mercé di chi li accoglie».
Nelle sue visite monsignor Bertolone non ha mai avuto occasione di recarsi al Cara di Isola di Capo Rizzuto anche se si era interessato a quella realtà dopo avere letto una inchiesta sull' Espresso. «Avevo letto un articolo. Ne usciva un quadro brutto. Veniva descritta una realtà opaca e oggetto di inchieste. Prima di quell' articolo nessuno mi aveva mai riferito nulla e non ne avevo mai sentito parlare». Scusi ma i vescovi calabresi si sono mossi per raccogliere ulteriori particolari, anche in merito all' attività di don Scordio? «E' naturale che ho scambiato qualche considerazione con il vescovo di Crotone, dove è situato il Cara, ma noi vescovi che strumenti possiamo avere per portare avanti una indagine? E' chiaro che chi svolge un servizio là dentro, soprattutto se si tratta di sacerdoti, deve compierlo nel modo più onesto, trasparente, coerente. Noi vescovi calabresi abbiamo rivolto diversi inviti e fatto appelli in questa direzione». 
Il vescovo ribadisce più volte di riporre totale fiducia nella magistratura. «Abbiamo una collaborazione molto stretta con le forze dell' ordine. Da parte mia è totale. Ho grande stima del Procuratore Gratteri, con il quale mi è capitato di andare a parlare ai ragazzi di legalità, di crescita delle coscienze. E' un cammino importante. Ndrangheta e Vangelo non possono stare assieme. E questo deve essere messo in chiaro a tutti i livelli, iniziando dalle scuole elementari. Dai bambini. La Chiesa fa la sua parte, glielo assicuro, si tratta di cambiare una certa cultura». Poco tempo fa i vescovi calabresi hanno pubblicato un documento in cui si fa esplicito riferimento alla purificazione della pietà popolare da certi retaggi che trovano radici nella ndrangheta. «Il nostro compito è di formare coscienze rette. Dire di No al male».