mercoledì 24 maggio 2017

Italia
In alto a sinistra. Leggere i libri di carta
L'Osservatore Romano
(Lucetta Scaraffia) Per lettura qui intendo la lettura di libri: non la rapida occhiata a messaggi via e-mail, o sul telefonino, e meno ancora per lettura intendo i brevissimi tweet lanciati qua e là che si dimenticano dopo un secondo. Per lettura intendo quella di un oggetto di carta, composto da una quantità variabile di pagine — un libro cioè — che, come ha scritto in un bel racconto Erri de Luca, implica che, a ogni svolta della pagina, spostiamo lo sguardo “in alto a sinistra”. Con l’attesa consapevole, spesso carica di emozione, di cosa incontreremo nelle pagine che il nostro occhio si appresta a leggere. Velocemente, forse perfino voracemente, oppure lentamente, pensosamente: dipende dal nostro grado di dimestichezza con la lettura, dal tenore del testo, dall’emozione che il libro ci ha provocato o dalla curiosità di capire sempre di più, magari anche con fatica.
Perché un libro non somiglia per niente alle letture che si possono fare con un e-book o con testi che si trovano in internet. Il libro è un oggetto che ha vita propria, che ha una personalità rivelata dalla copertina, dalle dimensioni, dall’editore. Certe volte, quando è fresco di stampa o è molto vecchio, perfino dall’odore. Non è solo un susseguirsi di parole stampate che magari si possono evidenziare e copiare, senza capirne bene il peso e la veridicità: perché i testi su internet sembrano tutti eguali, tutti veri in quanto sono in rete. I libri invece rivelano subito, dalla copertina, dall’editore, dall’aspetto esterno, a quale classe appartengono: se sono da maneggiare con reverenza e rispetto, oppure da portare in giro e leggere ovunque, anche facendo orecchie alle pagine, o rivoltandoli per leggerli meglio. E quindi guardando un libro sappiamo intuire — almeno in grandi linee — il peso di cosa troveremo scritto.
La lettura di un libro, che è sempre abbastanza lungo da richiedere un po’ del nostro tempo, implica poi silenzio, raccoglimento, solitudine. Tutte condizioni che sembrano molto difficili da realizzare nelle nostre vite, immerse sempre nel rumore, nell’affanno di mille cose, di mille contatti che magari non leniscono la solitudine, ma riempiono la vita.
Quindi oggi leggere un libro può essere considerato quasi un atto eroico, o almeno straordinario. Proprio per quello farlo è interessante, e importante. Il libro nutre la nostra immaginazione, sia astratta che visiva, come nessun altro strumento può fare, perché crea stimoli che la nostra mente traduce in concetti e immagini, invece di fornire concetti e immagini già fatte, come internet. E in questo sta il suo altissimo valore nell’educazione dell’essere umano, che si abitua così a pensare da solo, a immaginare da solo senza supporti esterni. Leggere è l’unica condizione che può sviluppare quella qualità oggi tanto di moda che viene chiamata creatività. Perché per creare bisogna prima nutrire il nostro cervello, la nostra intuizione, la nostra fantasia. E niente lo sa fare meglio di un libro, cioè di una lettura solitaria e silenziosa che permette di far entrare nel profondo i concetti, le scoperte, le idee, proprio là dove ne nasceranno altre. Leggere un libro non è un atto spontaneo: a leggere bisogna addestrarsi, sempre di più, sempre meglio. All’inizio la concentrazione richiede disciplina, fatica. Come avviene per tutte le attività importanti, l’inizio è faticoso, ma poi se ne viene abbondantemente ripagati perché l’abitudine a leggere diventa parte della vita, e fa compagnia quando si è soli, aiuta quando si è tristi. Un libro è un compagno muto e fedele, sempre disposto a dividere il suo contenuto con noi.
Non bisogna credere — come fanno molti — che la lettura di un libro sia una pratica antiquata, in fase di abbandono per essere sostituita totalmente da tablet e similia. Il libro è un oggetto del futuro per la sua perfezione ineguagliabile: non richiede energia, non si scarica mai, lo si può leggere ovunque e sempre, è sufficiente una fonte di luce, anche fioca come una candela. È un oggetto che si può portare con noi facilmente, che rivela una grande resistenza: se asciugato resiste all’acqua, e comunque sa affrontare il freddo e il caldo eccessivi, la muffa e spesso sopravvive per secoli. Teme solo il fuoco e i roditori. Molto più resistente di un tablet, quindi, non sciupa energia, offre moltissimo chiedendo poco. È veramente difficile immaginare che l’umanità possa fare a meno del libro, e quindi dimenticare la vera lettura. Ci sarà sempre qualcuno curioso di scoprire cosa gli verrà raccontato “in alto a sinistra”, girando ogni pagina.
— Si chiama libro. Si può leggerlo senza bisogno d’uno schermo. Le pagine sono tutte accessibili e non scompaiono in caso di mancanza di corrente. È più leggero d’un portatile. Non sarà obsoleto il mese prossimo. E lei può anche prestarlo a suo padre senza dovergli spiegare come usarlo.
L'Osservatore Romano, 24-25 maggio 2017